Una scelta unanime quella espressa dalla giuria di Cannes 2008 di assegnare la Palma d’oro al film di Laurent Cantet Entre les murs, ambientato “tra le mura” di una seconda superiore in un sobborgo qualunque di una città francese. Il fuoco si stringe da subito sul professor Bègaudeau che, a differenza di molti insegnanti remissivi e distanti, stimola e incoraggia i suoi studenti al dialogo, senza mai sottrarsi al confronto, con tutto quello che ciò comporta. «Cercavamo in primis», ha dichiarato il presidente della Giuria Sean Penn, «un film in cui l’;artisticità espressiva facesse la differenza. Ma in questo film abbiamo trovato anche la magia della provocazione intelligente, della generosità, della qualità di scrittura e di interpretazione. In una parola, qualcosa di davvero magico». «è un film che ci ha letteralmente invaso con la sua generosità », ha commentato il giurato Sergio Castellitto , «e che anche gli adolescenti di cui parla possono vedere senza sentirsi estranei a quel che racconta. Mi sono trovato a pensare che come padre sarei orgoglioso di mostrarlo a mio figlio. è un film socialmente universale che, senza perdere per un istante la poesia, sa entrare nel vivo della realtà». Protagonista e cosceneggiatore del film insieme a Cantet e a Robin Campillo è lo stesso Francois Bègaudeau, insegnante di liceo anche nella vita nonché autore del romanzo autobiografico da cui è tratto il film. Nelle intenzioni di Cantet (autore di Verso il Sud, sul fenomeno del turismo sessuale al femminile) c’;era un’analisi culturale e universale della realtà scolastica, intesa come microcosmo rappresentativo della società: «Sempre più persone parlano di “santuarizzare” la scuola», ha spiegato il regista riferendosi alla tendenza a voler fare dell’istituzione una sorta di isola felice da tener separata dal resto. «Io volevo mostrarla al contrario come una cassa di risonanza, un luogo attraversato dalle turbolenze del mondo, un microcosmo dove sono messi concretamente in gioco i temi dell’uguaglianza e della disuguaglianza delle opportunità, del lavoro e del potere, dell’integrazione culturale e sociale, dell’esclusione». A rendere più universale lo spaccato si è scelto di rappresentare una classe non border line, ma multietnica: ci sono il ragazzo cinese diligente che vuole imparare in fretta il francese, il giovane africano di seconda generazione che si sente francese, quello invece con una sura del Corano tatuata sul braccio e profondamente legato alle sue origini marocchine. Non è mancato chi nel film ha trovato la pecca di aver glissato su temi scottanti e attuali come l’;uso di droga e il bullismo. A chiarire i motivi di tale scelta sono stati sia Cantet che Bègaudeau: «Si tratta di situazioni presenti nella realtà ma anche eccessive, questa classe è assolutamente il riflesso di una normale aula scolastica».

Al.Za.

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