Hunger, il film diretto dall’;artista di colore britannico Steve McQueen (omonimo del celebre attore statunitense) presentato ieri sera nella sezione Un certain regard, si è conquistato dieci minuti di applausi e una generale standing ovation. Storia cruda della tragica vicenda di Bobby Sands, incarcerato nei disumani H-Blocks del penitenziario di Long Kesh dove venivano tenuti i prigionieri “non ordinari”, ossia gli irlandesi dell’;Ira che per protesta rinunciavano a vestirsi con le divise da carcerati inglesi e a lavarsi. Rinchiusi in celle microscopiche le cui pareti erano imbrattate di escrementi e avanzi di cibo, vivevano in condizioni igieniche impossibili e rivendicavano lo status di prigionieri politici. Per questo Bobby iniziò uno sciopero della fame che lo condusse alla morte dopo 66 giorni di agonia nel maggio del 1981. Ispirato ai diari scritti da Sands durante la sua prigionia, il film di McQueen (che concorre alla Camera d’;or) è un vero pugno nello stomaco che non mancherà di far discutere. Soprattutto per la crudezza delle immagini, così forti da costringere spesso a voltare lo sguardo. Bravissimi gli attori, a partire da Michael Fassbender e Liam Cunningham, sui cui volti il regista tiene fissa la cinepresa durante un serratissimo dialogo della durata di 20 minuti. Parole e sguardi si fondono per mostrarci un mondo fatto di odio e violenza e allo stesso tempo di orgoglio e amore. E questa è la magia del cinema. Nelle foto sotto: il protagonista Michael Fassbender (già visto in Angel di Francois Ozon e in 300 accanto a Gerard Butler) in una scena del film; McQueen riceve gli applausi della sala e bacia per la gioia l’attore Liam Cunningham; il cast sul palco (al centro McQueen seguito a destra da Fassbender e Cunningham).

Ka.Eb.

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