Pubblichiamo l’intervista a Carlo Verdone realizzata da Trade Home Entertainment (THE), mensile dedicato al mercato dell’Home Video, pubblicato nel numero doppio di luglio/agosto da Editoriale Duesse:

È scontato dire che per il cinema provi un amore incondizionato. Meno ovvio, ma certamente altrettanto stimolante, è constatare che l’home video per Carlo Verdone sia tuttora un anello essenziale del settore. Lo conosce, lo ama, lo segue da sempre. I successi costanti dei suoi titoli in Dvd, e oggi anche in Blu-ray, testimoniano quindi un rapporto di perfetta sintonia. E il regista-attore-autore romano non può quindi che dirsi  preoccupato se oggi lo portiamo anche a “parlare di noi”, dei nostri problemi, delle prospettive del comparto che più altri, come sappiamo, ha l’obbligo di confrontarsi con l’evoluzione tecnologica. Ed è costantemente aggredito dalla pirateria. Altro tema verso il quale Carlo Verdone, quasi in solitudine, si è sempre speso (lo ricordiamo già nel 1993 girò uno spot contro la contraffazione), denunciando le gravissime ripercussioni e l’assenza di una strategia efficace per combatterla. «E’ un momento molto delicato», esordisce Verdone riferendosi in generale alla congiuntura per il settore, alla politica del Governo, non solo quello attuale, nei confronti del cinema, «c’è molta preoccupazione, è evidente, da parte di tutti. Da parte nostra che il cinema lo facciamo, ma anche, e forse soprattutto, da parte di chi opera quotidianamente nel settore, gli esercenti cinematografici e i rivenditori dell’home video».

THE: La preoccupazione che sta denunciando ha vari nomi. Ma uno su tutti. Tiro a indovinare: pirateria…
Carlo Verdone: «Certamente. Siamo arrivati a una situazione gravissima e preoccupante come è quella attuale perché la pirateria on-line è cresciuta a dismisura. Io ho un’idea positiva di Internet che considero una risorsa. Ma la sua potenza è devastante. E la pirateria legata alla Rete, evidentemente, è difficilissima da combattere. Ma va detta la verità: è stato fatto veramente poco. Nulla praticamente… Proviamo a immaginare solo per un momento che la pirateria avesse un impatto  più contenuto… l’home video vivrebbe un momento totalmente diverso… ».

THE: Lei è per la repressione o per l’educazione sulla pirateria?
Carlo Verdone:«Partiamo da un presupposto: gli italiani sono un popolo che è stato educato male. E oggi siamo un popolo maleducato. Anzi male-educato. Rimettere a posto le cose, diffondere nel nostro settore una cultura del rispetto della legalità è quindi un’impresa difficilissima, di certo traumatica. Ma soprattutto che deve essere condotta da persone che hanno passione per questa materia: devono amare e conoscere il cinema. Oggi, invece, ci sembra di capire che al governo, come già accaduto in passato del resto, il cinema non interessa. Non interessa affrontare le problematiche che questo settore in tutta la sua filiera attraversa. E che ne rendono difficile il futuro. La politica oggi è interessata unicamente alla televisione. Guardiamo lo spazio dedicato ai quotidiani alla Rai e alle sue interminabili vicissitudini, ai cambi di poltrona, agli stipendi e altre questioni e abbiamo una dimensione esatta della situazione. La cosa è semplice: la televisione assicura una vetrina al mondo della politica, un ritorno immediato. Il cinema, evidentemente, no. Quindi il cinema è lasciato a se stesso».

THE: Con effetti nefasti oggi. E anche in prospettiva…
Carlo Verdone: «Questo è un disastro. Il cinema è “la biblioteca dell’immagine”  per eccellenza. E’ un patrimonio di fondamentale importanza per la nostra cultura. E l’home video gioca in questo ambito un ruolo assolutamente essenziale. Pensiamo solo al contributo che dà questo settore grazie agli operatori, alle aziende e i negozianti, per il recupero della memoria storica. Senza l’home video molti attori, registi e autori del passato non potrebbero mai essere conosciuti dalle giovani generazioni di appassionati di cinema. Il valore dell’home video non si limita a essere “solo” intrattenimento ma, sottolineo, è rilevantissimo anche dal punto di vista didattico. Mi spiace avere un tono quasi unicamente pessimista. Ma io non sono al governo, non ho la possibilità di risolvere i problemi. Posso metterci la passione e dare il mio contributo nel sottolineare che, continuando a tollerare una situazione nella quale la pirateria dilaga, le risorse si esauriranno e non sarà più possibile fare il cinema. Semplice. Drammatico, ma semplice».

THE: Oltretutto la pirateria ha ricadute sul piano dell’occupazione pesantissime…
Carlo Verdone: «Ogni anno si perdono tantissimi posti lavoro del settore, circa 70 mila ogni persi annualmente nel campo dello spettacolo. E dal canto suo la categoria delle videoteche è aggredita in modo violentissimo. Io mi sono esposto diverse volte a denunciare una situazione grave e pericolosissima legata alla pirateria on-line ottenendo come risultato quello di essere lapidato e coperto puntualmente di insulti. Chi tocca la Rete insomma si fa male… ».

THE: Torniamo alla politca. Che in  Italia fa veramente poco. All’estero i governi hanno avuto il coraggio di essere impopolari e assumere un atteggiamento risoluto. Penso ovviamente alla Francia con l’Hadopi e Uk con il Digital Economy Bill…
Carlo Verdone:
«Ma certo. Bisogna fare così! Non è possibile essere sempre tolleranti verso chi commette un reato sapendo poi di poter sempre rimanere impunito. La pirateria è uno sfregio alla cultura, all’economia, all’occupazione. Se non lo facciamo capire i giovani non se ne rendono conto».

THE: Rete oggi è quasi unicamente sinonimo di illegalità. Ma, soprattutto all’estero, nascono offerte legali alternative al supporto tradizionale. Cosa ne pensa?
Carlo Verdone:
«Ovviamente contro il progresso non si può andare. Ma se devo esprimere un parere personale dico che non mi accontenterò mai di un file, sia parlando di musica che di un film. E come me ci sono numerosi appassionati che desiderano un vero prodotto editoriale. Sarò romantico ma per me è così».

THE: E comunque in tema di progresso tecnolgico l’home video oggi ha il Blu ray…
Carlo Verdone:
«Vedo in modo estremamente positivo il Blu ray. È un entusiasmante salto in avanti in termini di qualità a beneficio proprio di chi ama veramente il cinema. Offre tantissime possibilità con i contenuti extra e dal punto di vista dell’interattività. Grazie al Blu ray lo spettatore casalingo ha a disposizoine tutto per quanto riguarda lo spettacolo del cinema».

THE: L’alta definizione è l’avanguardia dell’home video. Ma come lo vede lei il futuro per questo mercato?
Carlo Verdone:
«Francamente non so dirglielo. Ripeto, vedo con estremo favore l’affermazione del Blu ray. Ma non vorrei anche che si esagerasse con la tecnologia a discapito dei contenuti. Si parla eccessivamente del 3D quasi come unica possibltà per il futuro del cinema. Per certi generi di film come la fantascienza o gli action comprendo benissimo, ma per le commedie, ad esempio, il 3D non c’entra nulla. C’entra la qualità, il contenuto. Ciò non toglie che non si debbano investire soldi per ammodernare le sale, altro gravissimo problema. In Italia bisogna prendere esempio dai cinema del Nord Est moderni accoglienti, culturalmente vivaci e interessanti. Nelle città, invece, le monosale stanno chiudendo (come il Metropolitan a Roma) e questo è un ulteriore disastro. La sala è un luogo su cui occorre investire: è determinante per un film. Da lì parte il suo successo. Anche per l’home video».

THE: Uno degli argomenti più caldi è quello dell’abbattimento delle finestre tra i vari sfruttamenti. Il caso Alice in Wonderland ha aperto uno scenario inedito…
Carlo Verdone:
«Sono perchè la sala sia protetta ma anche perchè all’home video non venga equiparato il video on demand. Se prende piede una sorta di contemporanea tra tutti gli sfruttamenti beh, allora diventeremo tutti registi televisivi… E la parola cinema diventerà solo un ricordo… ».

THE: Ma, insomma non c’è spazio per un po’ di ottimismo?
Carlo Verdone:
«In questo momento la vedo così. La parola cultura non interessa più a nessuno. E il cinema spesso viene visto con fastidio. Non c’è la volontà di dare credito alla sperimentazione, come invece ad esempio succede in Francia. Ci sono autori esordienti che fanno film difficili, complessi ma interessanti, e di cui il cinema non può far a meno. Se noi non avessimo dato chance a Garrone o Sorrentino oggi non avremmo avuto Gomorra e Il Divo. In passato si è sbagliato molto nel gestire i finanziamenti ma investire in modo giusto sui giovani autori è essenziale. Non possiamo avere solo produzioni americane che ci sovrastano totalmente. Però per fare questo ci vuole capacità, sensibilità, passione. Non pressapochismo. Non mi pare che siano segnali confortanti dal governo…».

© RIPRODUZIONE RISERVATA