Ogni maledetto Natale, la nuova commedia firmata dal trio di Boris Ciarrapico-Torre-Vendruscolo, ha una divertente particolarità: le famiglie dei due innamorati protagonisti sono speculari e interpretate dagli stessi attori. Caterina Guzzanti si cala nel doppio ruolo di sorella: quella di Giulia, affetta da un improbabile ritardo mentale, e quella di Massimo, completamente pazza. Insomma, due personaggi che sembrano stati ritagliati su misura per dare libero sfogo alla sua comicità.

Best Movie: Quanto è “maledetto” il Natale che viene raccontato nel film?
Caterina Guzzanti: «Direi abbastanza. Si parte da un quesito iniziale: “L’amore può sopravvivere e resistere all’orrore del tragico pranzo natalizio?”, e si dà un punto di vista molto originale sui rapporti forzati che si vengono a creare. Inoltre il film propone, proprio sotto le festività, una storia che dipinge il Natale come una tragedia. Credo che alcuni di noi si possano ritrovare in molti aspetti. Tra l’altro, i due protagonisti (Alessandra Mastronardi e Alessandro Cattelan, ndr) si conoscono proprio poco prima prima del fatidico giorno, nella magia delle luci del centro di Roma e in pieno clima natalizio. Hanno poi questa malaugurata idea di partecipare alle cene delle rispettive famiglie, ognuno a casa dell’altro. Ovviamente spinti da un amore appena sbocciato e dalle migliori intenzioni».

BM: Puoi raccontarci qualcosa in più sui personaggi che interpreti?
CG: «Come tutti gli attori coinvolti, mi sdoppio. I genitori di entrambe le famiglie hanno i volti di Francesco Pannofino e Laura Morante, io recito la parte della sorella e Valerio Mastrandrea quella del fratello; mentre Corrado (Guzzanti, ndr) in un caso è il filippino e nell’altro uno zio. Le due sorelle che interpreto sono entrambe personaggi molto divertenti. Quella di lei ha un leggero ritardo mentale, però non è un handicap così evidente, per cui non si capisce bene se sia normale oppure ci sia effettivamente qualcosa che non funziona. Mentre la sorella di lui è completamente pazza e molto teatrale: entra in scena urlando, sempre trafelata. Ad esempio, la mattina si presenta vestita da sera e cerca in ogni modo di attirare l’attenzione convinta che nessuno le voglia bene, lanciando delle vere e proprie “bombe” che ormai non ascolta più nessuno».

BM: Ogni maledetto Natale potrebbe diventare il cinepanettone di quest’anno?
CG: «Il film è molto divertente ma con dei risvolti anche grotteschi; non si sposa con il classico cinepanettone e quindi difficilmente lo si può catalogare come tale. Diciamo che forse l’unico elemento in comune è un cast corale perché ci sono tanti attori, però questa non è certo la ricetta esclusiva dei film natalizi. È una bella commedia dove emergono anche buoni sentimenti, ma senza equivoci, né parolacce».

BM: Come è stato tornare sul set in compagnia del trio Ciarrapico, Torre, Vendruscolo e soprattutto come è stato lavorare accanto a tuo fratello Corrado?
CG: «Il set con mio fratello in realtà è difficile da raccontare, perché Corrado è uno superserio e molto disciplinato, quindi timido e riservato; in questo caso, poi, era sempre molto impegnato al trucco. Tra tutti c’è stato subito grande affiatamento, anche perché per girare le scene con la prima famiglia siamo rimasti in un grande casale in campagna per diverse settimane, dal momento che la protagonista viene da una provincia del centro Italia. Con i tre registi ci siamo sentiti subito “a casa”, una bellissima atmosfera di grande divertimento. Per le sequenze più lunghe si girava in continuazione con indicazioni che arrivavano in tempo reale, creando una sana e allegra “caciara”».

BM: Nella tua vita ti è capitato di partecipare a pranzi di Natale da incubo?
CG: «A Natale in effetti si è sempre un po’ spaventati, anche se io sono sempre stata una grande fan del ritrovo. Noi, però, abbiamo sempre puntato di più sulle colazioni di Pasqua piuttosto che sulle feste natalizie. Mia mamma è di origine umbra, quindi si organizzavano grandi pranzi anche con i nonni, dove si pitturavano insieme le uova sode, o si cucinava la pizza di formaggio; insomma, un bel momento. Il Natale, invece, avendo genitori separati, era più difficile da gestire a causa di tensioni e vari incastri. Vigeva un patto di “non aggressione”, con l’imperativo di non farsi regali per non mettere in difficoltà gli altri parenti».

BM: Hai seguito la lavorazione del film di tua sorella Sabina, La trattativa?
CG: «Assolutamente sì. Un processo lunghissimo, durato oltre quattro anni, a cui mi sono anche molto appassionata. Non solo al tema, anche a tutte le difficoltà che Sabina ha incontrato nel raccontare e produrre la pellicola. Ci si è proprio dedicata completamente, credendoci fino in fondo; e sono convinta che questo traspare. È davvero un bel progetto: difficilmente promuovo le cose che faccio io, oppure quelle dei parenti, ma credo sia assolutamente un film dal quale si esce con un senso di rabbia, mista ad impotenza, che però si può trasformare in grinta. A questo proposito mi hanno molto colpito i commenti al termine dell’anteprima a Palermo, al termine della quale c’è stato il tempo per un breve dibattito; in molti si complimentavano per il film e chiedevano a lei cosa poter fare per cambiare le cose nel Paese. A questo proposito credo che in Italia continui a esserci questa abitudine a essere “imboccati”, cioè ad aspettare che qualcuno ci dica cosa fare. Manca uno spirito di iniziativa personale, anche nel quotidiano, e su questo bisogna lavorare».

BM: I tuoi progetti per il futuro?
CG: «Ora escono appunto due film a cui ho lavorato, ovvero Confusi e felici e Ogni maledetto Natale. Ma la bella novità è che proprio negli stessi giorni in cui Ogni maledetto Natale sarà nelle sale diventerò anche mamma, quindi per un po’ l’impegno principale sarà quello».

(Foto: Kikapress)

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