James Cameron ha cambiato per sempre il modo in cui guardiamo al cinema. Con film come Titanic, Avatar e il primo Terminator, ha riscritto le regole dell’intrattenimento, mescolando spettacolo, innovazione tecnologica e una visione personale del futuro. Ma forse, più che reinventare il cinema, Cameron ha anche anticipato qualcosa di molto più grande — e potenzialmente pericoloso. Oggi, nel pieno dibattito sull’intelligenza artificiale, le sue profezie fantascientifiche sembrano meno irreali di quanto pensassimo.
In un’intervista rilasciata a Rolling Stone per promuovere il libro Ghosts of Hiroshima — che ha intenzione di portare sul grande schermo — il regista canadese è tornato a parlare apertamente dei pericoli legati all’uso dell’IA, e l’ha fatto evocando direttamente il mondo distopico di Terminator. «Penso che ci sia ancora un rischio concreto di un’apocalisse in stile Terminator, nel momento in cui si combina l’intelligenza artificiale con i sistemi d’arma — anche a livello di armi nucleari, di contromisure nucleari, tutto quel genere di cose», ha dichiarato Cameron.
Secondo il regista, il problema principale risiede nella velocità delle decisioni automatizzate in contesti militari: «Perché il teatro operativo è così rapido, le finestre decisionali così brevi, che servirebbe una super-intelligenza per gestirlo. Forse saremo intelligenti a sufficienza da mantenere una supervisione umana nel processo. Ma gli esseri umani sono fallibili, e ci sono stati tanti errori che ci hanno portato sull’orlo di incidenti internazionali che avrebbero potuto scatenare una guerra nucleare. Quindi, non lo so».
Una posizione che si inserisce in una riflessione più ampia sull’epoca che stiamo vivendo. Cameron ha infatti aggiunto: «Sento che siamo su una soglia nello sviluppo umano, in cui esistono tre minacce esistenziali: il clima e il degrado del mondo naturale, le armi nucleari e la super-intelligenza. E sembrano tutte manifestarsi e raggiungere il picco nello stesso momento. Forse la super-intelligenza è la risposta. Non lo sto prevedendo, ma potrebbe esserlo».
Non è la prima volta che il regista esprime scetticismo verso l’IA. Già nel 2023, in una precedente intervista, aveva escluso che potesse sostituire l’apporto creativo degli sceneggiatori umani. «Non credo che una mente disincarnata, che rigurgita quello che altre menti incarnate hanno detto sulla vita che hanno vissuto, sull’amore, sulle bugie, sulla paura, sulla mortalità e che mette tutto insieme in un’insalata di parole possa mai creare qualcosa in grado di commuovere un pubblico – aveva affermato – Per scrivere qualcosa di simile devi essere umano. Non conosco nessuno che stia davvero pensando di far scrivere una sceneggiatura a un’IA».
Eppure, Cameron non è del tutto contrario all’intelligenza artificiale. Anzi, riconosce il suo potenziale tecnico nella realizzazione di film ad alto budget. Nel 2024 è entrato nel consiglio di amministrazione di Stability AI, l’azienda dietro il software Stable Diffusion, e ha spiegato come questa tecnologia potrebbe aiutare a ridurre i costi degli effetti visivi, oggi sempre più insostenibili per molti studi. «Se vogliamo continuare a vedere il tipo di film che ho sempre amato, che mi piace realizzare e che andrei a vedere come Dune, Dune: Parte Due, o uno dei miei film pieni di effetti visivi e CG, dobbiamo trovare un modo per dimezzarne i costi», ha spiegato il regista. «Ma non si tratta di licenziare metà del personale negli studi di effetti. Si tratta di raddoppiare la velocità di completamento di una singola scena, in modo da accelerare il ritmo di lavorazione, aumentare il ciclo produttivo e permettere agli artisti di passare più velocemente da un progetto interessante all’altro».
Tra visioni apocalittiche e ricerca di nuove soluzioni, James Cameron continua quindi a interrogarsi sul futuro — e a interrogarci. Perché a volte, la fantascienza come Terminator non è solo un genere cinematografico: è un avvertimento.
Foto: Getty Images
Fonte: Rolling Stones
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