Vittorio Cecchi Gori torna in manette. Questa mattina i finanzieri del comando provinciale della Fiamme Gialle di Roma hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per bancarotta fraudolenta, disposta dal tribunale capitolino nei confronti dell’imprenditore cinematografico. L’imprenditore cinematografico, ed ex patron della Fiorentina, è stato arrestato poche ore fa nel contesto delle indagini riguardanti il fallimento della Finmavi e di altre società del gruppo Cecchi Gori. Nel corso delle investigazioni è emerso che Vittorio Cecchi Gori avrebbe distratto i beni del patrimonio sociale della Finmavi spa – considerata la cassaforte del gruppo – causando un passivo fallimentare pari a circa 600 milioni di euro, attraverso operazioni di finanziamento a favore di altre società, tra cui le statunitensi Cecchi Gori Pictures e Cecchi Gori Usa. Queste due, nel marzo scorso, hanno vinto una causa contro Gianni Nunnari, ex collaboratore del gruppo Cecchi Gori.  I 14-15 milioni di dollari che Nunnari doveva corrispondere alle due società sono stati subito sottoposti a sequestro dal Tribunale di Roma, per metterli a disposizione dei creditori nell’ambito della procedura fallimentare della Finmavi. Tuttavia, tale somma non è mai stata resa disponibile alla custodia giudiziaria; Cecchi Gori avrebbe tentato, anche attraverso propri emissari negli Stati Uniti, di entrare in possesso del denaro oggetto del provvedimento di sequestro. I guai giudiziari dell’imprenditore sono iniziati nel 2001, con indagini e perquisizioni con l’accusa di riciclaggio, per proseguire poi nel 2002, con il dissesto finanziario della Fiorentina e, nel 2008, con l’arresto nell’ambito di un procedimento penale, avviato a seguito del fallimento della Safin, società cinematografica controllata da Finmavi: un crac da 25 milioni di euro.


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