Noi giornalisti veniamo sistemati in fondo alla sala. Ai lati ci sono due finti bar con finti camerieri, belli e nudi dalla cintola in su, eccezion fatta per un colletto con farfallino e due polsini. Le novecento ragazze sono in attesa del primo ciak, molte si sono tolte gli altissimi tacchi, alcune stanno sedute a chiacchierare, altre, appoggiate ai banconi, flirtano con i ragazzi davanti alle bottiglie.
Un uomo dotato di altoparlante inizia a dare istruzioni. “Quando entrano i ragazzi sul palco dovete esultare, ma non fate troppo casino, altrimenti sentiremo solo voi”. Viene fatta una prova e il rumore è assordante. “Energia perfetta, ma abbassate di due toni i gridolini”. Il secondo tentativo almeno non rompe i timpani. Poi passa Channing Tatum e allora ci rendiamo conto che le prove di prima erano uno scherzo. Il rumore che possono fare 900 donne in subbuglio ormonale è davvero impressionante. Tatum, felpa e berretto da baseball sistemato al contrario, le guarda, sorride e fa no con la testa, come dire ‘ragazze, siete tremende’. Poi sparisce dietro le quinte.

Si abbassano le luci, l’occhio di bue inquadra il palco. Appaiono sei figure in accappatoio da pugile. Avanzano, l’accappatoio viene lanciato al pubblico e i sei rimangono in jeans e petto nudo. Sono effettivamente bellissimi. Oltre a Channing Tatum ci sono Joe Manganiello, Matt Bomer, Adam Rodriguez, Donal Glover e l’ex wrestler Kevin Nash. La sequenza viene ripetuta più volte. Ad ogni pausa le truccatrici intervengono per spalmare crema abbronzante sui magnifici sei, e le 900 comparse (più le giornaliste e anche alcuni dei giornalisti) si sorprendono a pensare che forse non è troppo tardi per tentare la carriera di make up artist…

«Questo secondo è molto differente dal primo film – racconta Tatum –, è meno dark. Io lo definisco un road movie, abbiamo anche coniato un termine: Stripper Odissey». Dietro la macchina da presa questa volta non c’è Steven Soderbergh ma lo storico assistente Gregory Jacobs. Si sono invertiti i compiti: Soderbergh fa l’operatore, direttore della fotografia e montatore. Arriva in sala, insieme a Jacobs. Parlano fitto fitto. «Vanno molto d’accordo, si confrontano, poi l’idea migliore prevale». Il primo ‘Magic Mike’ costò poco più di sei milioni di euro, facendo registrare un ritorno di ben 147 milioni. «Fu proprio come vincere alla lotteria, perché non ce lo saremmo mai aspettato – dice ancora Channing, che del film è anche produttore -. Il secondo capitolo ha richiesto un investimento economico maggiore ma comunque ancora molto basso rispetto ai canoni di oggi». Tatum dimostra di essere il ballerino formidabile che abbiamo conosciuto con Step Up. Sulla passerella, in una pausa fra una scena e l’altra, improvvisa una mossa e ancora una volta le ragazze si scatenano. «Mi piace ballare e farlo con un pubblico per me è quasi una droga».

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