Charlie Hunnam: «Per King Arthur, Guy Ritchie mi stava facendo incazzare»
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Charlie Hunnam: «Per King Arthur, Guy Ritchie mi stava facendo incazzare»

Abbiamo incontrato l'attore per farci raccontare un'incarnazione di King Arthur senza precedenti, un incrocio “tra Snatch e Il Signore degli Anelli”. E di quella volta che lui e Ritchie vennero quasi alle mani…

Charlie Hunnam: «Per King Arthur, Guy Ritchie mi stava facendo incazzare»

Abbiamo incontrato l'attore per farci raccontare un'incarnazione di King Arthur senza precedenti, un incrocio “tra Snatch e Il Signore degli Anelli”. E di quella volta che lui e Ritchie vennero quasi alle mani…

King Arthur: La leggenda della spada, Charlie Hunnam in azione nei panni di Artù

Charlie Hunnam è così diverso dai personaggi che l’hanno reso celebre, che a prima vista fa una certa impressione. Perfino al Comic-Con – dove l’abbiamo intervistato nel luglio del 2016 per parlare di King Arthur – Il potere della spada e dove tutti i divi fanno a gara nello sfoggiare le T-shirt e i giubbotti più cool – si presenta con un look a dir poco anonimo: camicia Oxford azzurra infilata nei cargo paints color kaki e sneakers blu. Non solo: porta ovunque con sé, anche sul palco del panel della Warner, una valigetta di pelle marrone da professore universitario. Quando incontra la stampa, in un salone dell’Hilton affacciato sulla baia di San Diego, prende una sedia dal tavolo delle conferenze e la sposta in mezzo ai giornalisti presenti, «così ci sentiamo e vediamo meglio». La valigetta è sempre lì, appoggiata a terra, contenente chissà quali appunti ed effetti personali. È così che il motociclista Jax di Sons of Anarchy e il pilota di robot giganti di Pacific Rim si rivela un ottimo esempio di understatement e un brillante conversatore.

Qual è stato, crescendo, il tuo legame con la leggenda di re Artù?
«Direi piuttosto buono. Ho visto Excalibur di John Boorman qualcosa come 14 volte in un periodo di 18 mesi. Dovetti smettere quando, a un certo punto, mia madre mi scoprì a guardarlo proprio durante una scena di sesso! Era la sequenza in cui il re si trasforma nel suo nemico per poter andare a letto con la moglie di quest’ultimo…  Per mia mamma quel genere di scena non era appropriata per la mia età e così registrò sopra la vhs di Excalibur il telegiornale delle sette».

Come descriveresti questo nuovo film?
«Be’, la versione di Guy Ritchie segna davvero una grande rottura con tutto quello che è stato fatto precedentemente con Re Artù».

Come è stato avere come compagno di set Jude Law?
«Siamo abbastanza indipendenti e diversi nel nostro modo di recitare: prima del ciak non ci confrontiamo dicendoci cose del tipo “Io faccio così, tu allora fai in quest’altro modo”: ognuno di noi pensa alla sua parte. Solo quando iniziamo a girare i nostri personaggi interagiscono e le nostre “intensità” si scontrano».

C’è stata una preparazione fisica faticosa per il ruolo?
«Avevo perso molto peso per l’ultima stagione di Sons of Anarchy e Guy era un po’ preoccupato: nei nostri primi incontri mi continuava a chiedere “Quanto pesi esattamente ora? Quanti chili riusciresti a mettere su?”. E poi voleva sapere se avessi davvero fatto a botte nella mia vita! Insomma, era chiaro sin da subito che si trattava di un ruolo molto, ma molto fisico: il mio personaggio doveva dare l’impressione di essere un uomo pericoloso. Io allora mi sono concentrato sul tirare fuori il “vero spirito” di Arthur, perché non volevo dedicarmi solo all’aspetto muscolare. È una cosa che non mi interessa più di tanto, e infatti stavo iniziando ad arrabbiarmi con Guy e con la sua ossessione per il mio peso. A un certo punto gli ho detto: “Allora, fratello, la smetti di chiedermi quanti chili di muscoli riesco a metter su? Mi stai facendo incazzare”. Be’, quello è stato il preciso momento in cui ho ottenuto la parte, perché Guy ha capito che ero un tipo, diciamo, energico. Comunque ci sono molte scene di combattimento: tra queste ce n’è una che dura addirittura cinque minuti filati, il che significa che devi ricordarti qualcosa come 80 mosse in sequenza. E se ne sbagli anche solo una ti fai molto male…».

L’intervista completa è pubblicata sul numero di Best Movie di maggio, in edicola dal 26 aprile.

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