Un esordio da 15 milioni di euro, pretende una replica. A distanza di 12 mesi molti si sono dimenticati l’exlpoit cinematografico di Luca Medici, in arte Checco Zalone, anche perché nel frattempo la Medusa ha vinto di nuovo al Superenalotto del Box Office con Benvenuti al Sud, arrivando addirittura a raddoppiare gli incassi (ormai siamo vicinissimi ai 30 milioni di euro).
E tuttavia il caso di Zalone, insieme al precedente successo su grande schermo di Ficarra e Picone, è stato il segnale di una definitiva consacrazione: oggi, in Italia, le nuove star del botteghino sono i comici televisivi.
All’interno di questo gruppo, Zalone rappresenta l’anima più politicamente scorretta, visto che la sua comicità prende quasi sempre di mira categoria protette (le donne, i meridionali) o addirittura blindate (il mondo islamico, le forze dell’ordine impegnate in zona di guerra).

In Che bella giornata (in sala dal 5 gennaio), il comico riprende il proprio personaggio/alter ego nell’ennesima variazione sul tema dell’uomo del sud – ancora una volta cialtrone, ignorante, raccomandato e incatenato alla famiglia – che si trova al nord per cercare lavoro, e trova invece la donna della sua vita. Che in questo caso è una ragazza araba incaricata di preparare un attentato al Duomo, usando lo svagato responsabile della sicurezza della cattedrale come inconsapevole postino del pacco-bomba (indovinate chi è?).
È interessante notare che anche se cambiano i titoli e gli autori, i film di Zalone non fanno che replicare il meccanismo dello spaesamento culturale, lo stesso che ha portato al successo Benvenuti al Sud (dove però è un uomo del nord che finisce a lavorare in un paese del Cilento) e che viene utilizzato per ironizzare sulle peggiori abitudini della società italiana. E’ una tradizione comica che affonda le proprie radici in un passato plurisecolare, quello dei Comici dell’Arte e del teatro di strada, e che evidentemente è inscritta nel nostro DNA.

Difficile dire se Zalone riuscirà a replicare il successo ottenuto con Cado dalle Nubi: dovrà fare i conti con gli ultimi echi del Cinepanettone 2010 e soprattutto con La banda dei Babbi Natale di Aldo, Giovanni e Giacomo, un film che probabilmente pesca nel medesimo bacino di pubblico.
Di certo almeno una mezza dozzina di gag vi faranno saltare sulla sedia per le risate. Noi ve ne citiamo un paio che abbiamo trovato irresistibili: quella in cui Rocco Papaleo (il papà di Checco nel film) spiega perché ha deciso di arruolarsi nelle forze di pace in Iraq; e la sequenza in cui Zalone abbandona un quadro del Seicento per strada, preoccupato di un graffio sulla fiancata della Porche.
Da notare infine, nel cast, la presenza di un’altra figura DOC della comicità italiana: Tullio Solenghi, nel ruolo del vescovo che, dietro raccomandazione, decide di assumere Zalone per l’incarico di guardia del Duomo di Milano.

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