Da Paranormal Activity a The Others, le ghost story sono sempre state un caposaldo della cinematografia horror. Del resto, fantasmi e spiriti hanno sempre affascinato l’immaginario popolare per la possibilità di potersi in qualche modo connettere con un mondo inaccessibile e nascosto, quello dell’aldilà.
Sono molti, insomma, i film di fantasmi che hanno ottenuto grande successo, e altrettanti sono i titoli che con il tempo hanno saputo conquistarsi la nomea di cult. Un esempio perfetto è rappresentato da Session 9, un horror psicologico del 2001 che all’epoca non riuscì a convincere il botteghino, ma che con il tempo è stato riscoperto ed è oggi un titolo celebrato e apprezzato dagli appassionati del genere.
Firmato dal regista Brad Anderson, che al tempo aveva diretto principalmente commedie romantiche, il film racconta la storia di Gordon Fleming, uomo di mezza età che gestisce una piccola impresa per lo smantellamento dell’amianto. Per risollevare la situazione economica dell’attività, accetta un contratto importante nel vecchio manicomio di Danvers, nel Massachusetts, abbandonato dal 1985. L’edificio è enorme, decadente e completamente deserto, ma Gordon promette di completare il lavoro in una sola settimana. Tuttavia, mentre esamina la zona, inizia a percepire presenze inquietanti. Inoltre, i suoi operai trovano una serie di cassette audio che testimoniano sedute psichiatriche sempre più spaventose. Con il passare dei giorni, i personaggi iniziano a comportarsi in modo strano e capiscono che l’ospedale abbandonato – e le presenze che lo infestano – amplifica paure, sospetti e ossessioni.
Session 9 non è la tipica storia di fantasmi, ma un vero e proprio horror psicologico con un mistero intricato e disturbante che si dipana man mano che i membri della crew di Gordon ascoltano le registrazioni delle varie “sessioni” psichiatriche. Come molti altri esempi di questo sottogenere, anche l’opera di Anderson sceglie di non affidarsi ai classici jumpscare, ma al contrario punta tutto sull’atmosfera. In effetti, molti fan ritengono che Session 9 sia uno dei migliori horror atmosferici degli anni 2000, grazie all’uso magistrale degli spazi vuoti, dei corridoi lunghissimi e deserti, del silenzio e dei suoni ambientali. A contribuire al fascino dell’ambientazione c’è il fatto che Anderson ha scelto di girare il lungometraggio nel vero Danvers State Hospital, che era realmente abbandonato e portava con sé una reputazione inquietante.
C’è quindi una profonda sensazione di immersività e autenticità, che contribuisce alla crescita graduale della tensione. Concreto e realistico, e per questo ancora più terrificante, è anche il messaggio del film, che sembra mettere da parte i fantasmi e gli spiriti per suggerire piuttosto che il male possa emergere all’interno della mente umana. Non stupisce quindi che il pubblico, a distanza di anni, abbia rivalutato questo titolo: è chiaro che, già nel 2001, Anderson era stato in grado di anticipare molte caratteristiche e molte tematiche dell’horror psicologico moderno, da The Babadook a Hereditary. E proprio per questo, andrebbe riscoperto oggi.
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