Chris Evans: «Avevo timore di rimanere imprigionato in Capitan America»
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Chris Evans: «Avevo timore di rimanere imprigionato in Capitan America»

Chris Evans ci racconta la sua sesta volta nei panni di Capitan America, e il suo percorso umano e professionale in questi cinque anni di carriera che gli hanno sconvolto l’esistenza

Chris Evans: «Avevo timore di rimanere imprigionato in Capitan America»

Chris Evans ci racconta la sua sesta volta nei panni di Capitan America, e il suo percorso umano e professionale in questi cinque anni di carriera che gli hanno sconvolto l’esistenza

È pomeriggio e da poco è terminata la pausa pranzo. Incontriamo Chris Evans in una roulotte del parcheggio davanti agli uffici della Fiera di Berlino. «È il “camerino jolly”, quello in cui noi attori veniamo a riposarci tra un ciak e l’altro o, almeno nel mio caso, per stare al telefono senza che in lontananza si senta il grido dei fratelli Russo per dare ordini su come girare le scene». Dentro ci sono ben due divani-letto, insomma, c’è spazio, ma Evans preferisce sedersi sul piano cottura accanto al lavandino. Nessun super-travestimento: è in versione casual, alla Steve Rogers. Chris parla di tutto con un candore e un entusiasmo tali da farti pensare che alla fine ti darà una pacca sulla spalla per invitarti a fare due lanci con la palla ovale, sua grande passione. «Non so se siano i registi, gli sceneggiatori o la produzione, ma ogni volta che vedo il trailer di una pellicola della Marvel penso che sarà il più bel film sui supereroi che abbiano mai realizzato, quindi ho grandi aspettative per Captain America: Civil War. Anche se devo dire che pure le prime immagini di X-Men: Apocalisse mi hanno impressionato».

Sembri molto più rilassato rispetto ai tempi del primo episodio della saga, nel 2011…
«All’epoca avevo il timore di rimanere imprigionato nel personaggio e di sovraespormi a livello mediatico».

E ora non è più così?

«Ho visto che si può avere una carriera credibile anche continuando regolarmente a vestire questi panni, e poi sono cambiato io stesso. Il futuro non mi ossessiona. Già il fatto di poter passare alcuni giorni a Berlino grazie a questo film lo vivo come un’occasione di crescita che va al di là di quella professionale».

Mai pentito di trovarti su un set?
«Non interpretando Capitan America, ma è successo. A volte mentre giri pensi che sarà un film eccezionale e poi, quando lo guardi al cinema, ti vergogni di averne fatto parte. In altri casi è il contrario, pensi “O mio Dio!” e invece esce fuori un capolavoro. Ormai ho capito che dipende quasi tutto dal montaggio. Dai lo stesso materiale a dieci montatori diversi ed escono altrettanti film».

Continui a emozionarti nel vestire i panni del supereroe?
«C’è una sorta di orgoglio nel far parte di un progetto su cui lavorano centinaia di persone e che verrà visto da migliaia di altre. L’impegno è lo stesso, se non di più. Però sul piano attoriale è una sfida diversa rispetto al passato. È la sesta volta ormai che sono Capitan America (contando il cammeo in Thor: The Dark World, ndr): non si tratta più di costruire il personaggio, ma di porlo davanti a nuove sfide cercando di interpretare al meglio le reazioni».

Stavolta però la storia è più corale, la scelta di Steve Rogers di capitanare il gruppo dei Vendicatori “ribelli” è in antitesi a quella di Iron Man, a favore invece di un controllo politico.
«È una contrapposizione interessante sia per il personaggio che per l’aspetto filosofico. Capitan America è conosciuto come una persona che sa sempre cosa sia giusto fare, ma in questo caso sia lui che Iron Man sembrano stare nel giusto e nel torto allo stesso tempo. La differenza sta nella definizione di “danni collaterali”. Sono di più o di meno se si aspetta che il Governo intervenga e decida?».

Tu come ti schiereresti?
«Non so, forse mi asterrei. Da una parte si rischia di distruggere il concetto di democrazia, dall’altro di intervenire quando è ormai troppo tardi o si è condizionati da interessi esterni, economici e di opportunità».

C’è un po’ di Steve Rogers in Chris Evans?
«Se dicessi di sì passerei per presuntuoso. Capitan America è pressoché perfetto. Diciamo che come lui provo a fare sempre la cosa giusta. Almeno tento».

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Foto:

© Marvel 2016/Zade Rosenthal/Walt Disney

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