Christopher Nolan ha definito questo film degli anni '80 «una delle più grandi opere di puro cinema»
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Christopher Nolan ha definito questo film degli anni ’80 «una delle più grandi opere di puro cinema»

Ha influenzato diverse sue opere, in particolare nell'uso del tempo, del ritmo e della forza delle immagini

Christopher Nolan ha definito questo film degli anni ’80 «una delle più grandi opere di puro cinema»

Ha influenzato diverse sue opere, in particolare nell'uso del tempo, del ritmo e della forza delle immagini

Christopher Nolan ha definito questo film degli anni '80 «una delle più grandi opere di puro cinema»

Che piaccia o meno, non c’è dubbio che Christopher Nolan sia, ad oggi, l’unico regista in grado di smuovere e portare al cinema grandissime masse di persone. Il suo è un nome che non è legato soltanto all’arte cinematografica: opere come Oppenheimer o Odissea hanno dimostrato di saper trascendere la sala, trasformandosi in eventi culturali capaci di mettere in discussione i limiti, i valori e persino l’identità del pubblico stesso.

In poche parole, stiamo assistendo in presa diretta all’opera di un autore che resterà nella storia, e proprio per questo è particolarmente interessante andare a vedere quali siano le sue ispirazioni e quali titoli cinematografici lo abbiano formato come regista. In un contenuto realizzato con Criterion, Christopher Nolan ha selezionato quella che secondo lui sarebbe «una delle più grandi opere di puro cinema»: si tratta di Koyaanisqatsi, film sperimentale del 1982 diretto da Godfrey Reggio e parte della cosiddetta “trilogia qatsi”

Spesso definito “uno dei più bei documentari mai realizzati”, Koyaanisqatsi – parola della lingua nativa americana hopi che significa “vita in tumulto” o “vita in squilibrio” – è una delle opere più influenti del cinema non narrativo e si inserisce nella tradizione delle avanguardie legate al cosiddetto “cinema puro”, sviluppatosi in Francia negli anni Venti. L’obiettivo era quello di realizzare un cinema antinarrativo, astratto, libero da quelli che venivano percepiti come dei vincoli, quali la trama o i personaggi. Il film di Reggio, infatti, è celebre per la mancanza di storia o di dialoghi. Si tratta fondamentalmente di una raccolta di filmati incentrati sul rapporto tra uomo, natura e tecnologia, che intendono mostrare il contrasto tra i ritmi della natura e quelli della società industriale, suggerendo come il progresso tecnologico abbia corrotto per sempre l’equilibrio tra l’essere umano e il pianeta Terra. Lungi dall’essere un mero esercizio estetico, le immagini, intervallate da time lapse e slow motion, raccontano quello che forse è il più grande dramma della civiltà umana: il modo in cui abbiamo depredato il pianeta di tutta la sua bellezza e di tutte le sue risorse, lasciando al loro posto soltanto morte e distruzione, simboleggiate da una delle scene clou della pellicola, quella dell’esplosione della bomba atomica. Altro elemento centrale è la colonna sonora di Philip Glass, dal carattere minimalista e ipnotico, che si fonde perfettamente con il montaggio delle immagini regalando «un’esperienza visiva e uditiva impressionante», per citare il critico Roger Ebert.

Non sorprende, quindi, che Christopher Nolan abbia espresso ammirazione per questo film. Nel suo rifiutare il dialogo e comunicare soltanto tramite immagini, montaggio e musica, Koyaanisqatsi ha adottato una forma di linguaggio cinematografico che abbiamo ritrovato spesso anche nella filmografia di Nolan, in particolare nell’uso del tempo, del ritmo e della forza delle immagini.

Fonte: SlashFilm

Foto: Samir Hussein/WireImage (Getty Images)

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