Questa volta Timothée Chalamet si è rovinato da solo con una battuta
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Questa volta Timothée Chalamet si è rovinato da solo con una battuta

L'attore è stato travolto dalle polemiche per una frase infelice e così anche quest'anno sembra sempre più difficile che possa vincere l'Oscar

Questa volta Timothée Chalamet si è rovinato da solo con una battuta

L'attore è stato travolto dalle polemiche per una frase infelice e così anche quest'anno sembra sempre più difficile che possa vincere l'Oscar

primo piano di Timothée Chalamet in vista della cerimonia degli Oscar 2026

Mai come quest’anno Timothée Chalamet aveva dato l’impressione di poter arrivare davvero fino in fondo nella corsa all’Oscar. Con Marty Supreme, l’attore sembrava essersi costruito il contesto perfetto per inseguire quella consacrazione che Hollywood gli riconosce da tempo come possibile e che lui stesso, ormai sfacciatamente, corteggia con sempre meno pudore. Da una parte c’è stata una performance molto lodata, capace di rafforzare ulteriormente la sua immagine di interprete generazionale; dall’altra una campagna promozionale martellante, ambiziosa, aggressiva, forse perfino troppo scoperta nella volontà di trasformare ogni apparizione pubblica in un tassello della propria narrativa. Poi, però, qualcosa ha iniziato a incrinarsi. I primi segnali sono arrivati con gli stop ai BAFTA e agli Actor Awards, battute d’arresto che hanno cominciato a ridimensionare quella traiettoria che fino a poco prima sembrava lanciatissima. Adesso, però, su quelle chance di gloria rischia di essersi abbattuta anche una polemica che potrebbe pesare più di una sconfitta in una premiazione: quella nata attorno alle sue parole su balletto e opera.

Tutto è esploso dopo un intervento di Chalamet durante A CNN & Variety Town Hall Event, in dialogo con Matthew McConaughey, mentre si parlava del futuro delle sale cinematografiche e del modo in cui il pubblico oggi sceglie cosa andare a vedere. Nel tentativo di spiegare la sua posizione, l’attore ha detto di trovarsi in bilico tra due visioni: da un lato l’idea di difendere il cinema come esperienza da preservare, dall’altro la convinzione che, quando un film interessa davvero, il pubblico finisca comunque per premiarlo. È in questo passaggio che è arrivata la frase incriminata: «E io non voglio lavorare nel balletto o nell’opera, o in cose in cui è tipo: “Ehi, teniamo viva questa cosa”. Anche se è tipo: “A nessuno importa più di questa cosa”. Tutto il rispetto per le persone del balletto e dell’opera là fuori. Ho appena perso 14 centesimi di audience». Una battuta, nelle intenzioni, ma formulata in modo abbastanza netto da essere percepita da molti come un giudizio sprezzante verso due forme d’arte che vivono e resistono ben oltre la logica del consenso immediato.

La reazione non si è fatta attendere. Il Royal Ballet and Opera di Londra ha risposto pubblicamente ricordando che «Ogni sera alla Royal Opera House, migliaia di persone si riuniscono per il balletto e l’opera. Per la musica. Per la narrazione. Per la pura magia della performance dal vivo. Se ti andasse di riconsiderare, le nostre porte sono aperte». Sulla stessa linea anche la English National Opera, che ha scelto un tono più leggero ma non meno eloquente: «Ci piacerebbe farti cambiare idea – i biglietti li offriamo noi per aiutarti a innamorarti di nuovo dell’opera in qualunque momento», seguita da un altro invito ancora più diretto: «Questo è il tuo invito ufficiale. Vediamo se riusciamo a farti cambiare idea». Il Metropolitan Opera ha dedicato a Chalamet un video sul lavoro che si nasconde dietro una propria produzione, memtre la Seattle Opera ha scelto la strada dell’ironia, lanciando uno sconto del 14% per Carmen con il codice “TIMOTHEE” e scrivendo: «Tutto quello che abbiamo da dire è… usa il codice promozionale TIMOTHEE per risparmiare il 14% su posti selezionati per Carmen, solo fino alla fine di questo weekend. Timmy, sei il benvenuto a usarlo anche tu. Ci vediamo all’opera!».

 

 
 
 
 
 
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Più severo il ballerino Fernando Montaño, che ha osservato: «Forse uno dei più grandi errori che gli esseri umani possano fare è paragonarsi agli altri, o paragonare una forma di espressione a un’altra. Il paragone raramente consente una vera comprensione; al contrario, limita la crescita e impedisce alle persone di sviluppare i propri talenti e le proprie prospettive». Ancora più tagliente la danzatrice Anna Yliaho: «Solo un artista insicuro scredita un’altra disciplina per elevare la propria».

È chiaro che quella di Timothée Chalamet fosse, in fondo, una battuta mal calibrata più che una vera stroncatura, anche perché il suo legame familiare con il mondo della danza rende difficile immaginare un disprezzo autentico per quell’ambiente. Eppure il punto non è tanto l’intenzione quanto la percezione. In questo momento della sua carriera, ogni uscita pubblica viene letta dentro la cornice di un attore che sembra inseguire ostinatamente la gloria dell’Oscar, e che in questa rincorsa rischia di apparire sempre più compiaciuto, sempre più presuntuoso, sempre più convinto di dover dimostrare qualcosa a tutti i costi. Così anche una battuta finisce per suonare come l’ennesima boutade infelice. E se fino a poche settimane fa Marty Supreme sembrava poter consacrare definitivamente Chalamet, oggi questa polemica ha tutta l’aria di poter diventare la pietra tombale su una corsa che, ancora una volta, potrebbe chiudersi senza statuetta.

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Foto: Axelle/Bauer-Griffin/FilmMagic

Fonte: Variety/CNN

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