È quasi automatico: quando un film si trasforma in un successo al box office, la sua diretta parodia è già scritta. Se poi, prima di sbarcare nelle sale, è stato anche un controverso fenomeno letterario, allora il pacchetto è più che completo. Diciamoci la verità: Cinquanta sfumature di grigio si presta a occhi chiusi a ogni genere di presa in giro. E chi, meglio di una presenza fissa degli spoof movie come Marlon Wayans, poteva cogliere la palla al balzo e dissacrare contemporaneamente il romanzo di E.L. James e l’adattamento di Sam-Taylor Johnson?
Cinquanta sbavature di nero ribalta sin dal titolo tutti gli schemi dell’opera originale. Ne ripercorre con fedeltà ogni scena, mimando in chiave politicamente scorrettissima dialoghi e snodi narrativi, sino a svuotarli del loro significato. Wayans è Christian Black, dominatore come il suo “cugino in grigio” ma lontano dall’essere un playboy affascinante e tormentato. È un mitragliamento continuo di gag demenziali che sguazzano allegramente all’interno dei discutibili gusti sessuali del protagonista e della sua relazione con Hannah Steele, che rispetto alla controparte Anastasia è molto più resistente alle sculacciate e sensibile ai cubetti di ghiaccio sulla pelle – per non parlare di un’igiene personale un po’ trascurata, ma sorvoliamo -.
Il film regala il meglio proprio nei siparietti più piccanti (l’arsenale di giocattoli erotici di Black sembra l’armeria di Schwarzenegger in Commando), con le divertenti e bizzarre scene hot tra i due protagonisti (e considerando il materiale di partenza, gli sceneggiatori avrebbero potuto calcare molto di più la mano). Ma il problema è lo stesso che parodie simili – da Mordimi a 3ciento – Chi l’ha duro… la vince a Angry Games – hanno avuto negli ultimi anni: il buffo e anticonformista sfociano in una volgarità che penalizza soprattutto i dialoghi, spesso sessisti o fondati su fastidiosi stereotipi razziali (un nero per tirare avanti può diventare solo un criminale/ladro/spacciatore?).
Wayans viene dalla saga di Scary Movie, franchise che ha costruito la sua fortuna su un genere molto più codificato come l’horror, riuscendo però a mantenere la giusta leggerezza anche nei passaggi più scabrosi (e nel terzo capitolo il presidente degli Stati Uniti scambiava per alieni dei disabili…). Forse è impossibile – e troppo nostalgico – recuperare l’irresistibile demenza di film come L’aereo più pazzo del mondo o Una pallottola spuntata – senza dimenticare Mel Brooks -, ma per gli amanti di questa nuova declinazione di parodia, Cinquanta sbavature di nero offre i suoi momenti senza vergogna e senza cervello. E per ora può anche bastare.
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