La boxe rimane la sua priorità. E la qualificazione alle Olimpiadi di Londra ne è una dimostrazione. Ma Clemente Russo, al suo debutto cinematografico con Tatanka (disponibile in Dvd e Blu-ray il prossimo 4 ottobre), non esclude un futuro sul grande schermo…
(Foto: Kikapress)

Best Movie: Partiamo dalla sua qualificazione alle Olimpiadi. La sospensione di sei mesi dalla Fiamme Oro e l’impegno cinematografico non l’hanno distratto dal suo obiettivo principale?
Clemente Russo: Assolutamente no. Dal punto di vista psicologico ero completamente concentrato sulle qualificazione. Sicuramente la promozione del film ha causato parecchia stanchezza, anche perché la mattina mi dedicavo alle conferenze stampa e all’incontro con i giornalisti… Ma poi al pomeriggio mi buttavo in subito qualsiasi palestra per allenarmi.

BM: Una bella soddisfazione…
CR: Enorme. Anche perché così mi sono potuto godere la nasciata di mia figlia (nata ad agosto, ndr).

BM: Perché ha accettato di fare un film come Tatanka?
CR: Be’, è stata un’esperienza molto gratificante, un’occasione che non andava persa, anche perché sarei stato il protagonista e non una comparsa. Sono sempre stato attratto dalla televisione e dal cinema fin da bambino. Arrivò questa chiamata nel gennaio 2009, mesi dopo la medaglia olimpica e la mia partecipazione al reality show La Talpa. Ho dato subito la mia disponibilità, senza dimenticare i miei impegni sportivi. Per cui ci siamo messi d’accordo sulle tempistiche in modo tale che gli impegni non si sovrapponessero. Mi hanno fatto leggere la prima sceneggiatura: l’ho trovata stupenda.

BM: Si è riconosciuto in quella sceneggiatura?
CR: Riconosciuto poco. Più che altro ho ritrovato le dinamiche della terra in cui ho vissuto quando ero piccolo.

BM: Quindi, contrariamente a quanto si pensa, quella di Michele non è proprio la sua storia?
CR: No, sono tante storie messe insieme, di tanti ragazzi che come me hanno abitato quella terra e che hanno trovato un loro riscatto. Le vicende sono comunque molto romanzate…

BM: Quanto le somiglia Michele?
CR: Sicuramente c’è tanto di me in lui: la concentrazione sul proprio obiettivo sportivo, la voglia di scappare alla malavita. Però a livello caratteriale siamo molto diversi. Michele è cupo, chiuso, triste, non ride mai. Io sono completamente diverso: egocentrico, estroverso.

BM: Quindi non è stato poi così facile interpretare quel personaggio?
CR: No, per niente. Però mi è riuscito bene. Forse perché come dicevano gli addetti ai lavori ero portato. Forse perché l’ho fatto con tanta nonchalance e chiedendo aiuto agli attori professionisti con cui lavoravo.

BM: Qualche difficoltà in particolare?
CR: Tutte tranquille. Nessuna difficoltà.

BM: Da chi si è fatto consigliare?
CR: Da Carmine Recano, che nel film è il mio amico Rosario. Anche nella vita siamo molto amici e sul set mi ha consigliato e insegnato tanto.

BM: Un film come Tatanka ha una valenza sociale?
CR: Il film sicuramente lascia un grande segno e una grande speranza. Io mi sono più volte emozionato e come me tante persone. Dipende sempre dallo spirito con cui gli spettatori vanno a vederlo. Per chi, come me, ha vissuto quella terra, è un film che aiuta tanto.

BM: Reazioni?
CR: Ci sono persone che ancora oggi mi fanno i complimenti per la mia interpretazione e per il film. Mentre ce ne sono altre che mi stanno criticando, perché ho parlato male di Marcianise. Ci tengo a dire non sono stato io che ho scritto la sceneggiatura. Mi hanno ingaggiato, mi hanno pagato e ho recitato quello che stava scritto sul copione e che succedeva 15 anni fa a Marcianise in Campania. Anche se, ci tengo davvero a sottolinearlo, a Marcianise non esiste solo la Camorra.

BM: Lo considera un ritratto onesto della sua terra?
CR: Sì, ma di una Marcianise di quindici anni fa. Oggi non è più così: si vive bene, non ci sono più i morti e la droga che c’erano una volta. La polizia ha fatto un lavoro enorme e ha ripulito le strade. Però all’epoca era così come si vede nel film. C’era il coprifuoco.

BM: È una Marcianise che comunque lei ha vissuto?
CR: Sì, quando avevo 9/10 anni. Io oggi non ci vivo, perché mi alleno tra Assisi, Roma e Milano, però la mia famiglia è ancora lì e ogni 15 giorni torno a trovarli. Ed è stupendo respirare quell’aria che ora è pulita.

BM: Ci sono ricordi che ha inserito nella sceneggiatura?
CR: No, c’è stata una consulenza pugilistica. Nessuno era pugile sul set, per cui per quelle scene ho contribuito con consigli professionali. Ma per il resto no.

BM: Da oggi allora dovremo chiamarla “pugilattore”? Le piacerebbe continuare nel cinema?
CR: Sì, mi piacerebbe. Però il pugilato rimane sempre la mia priorità lavorativa».

BM: Ha conosciuto Saviano?
CR: Bravo ragazzo, grande scrittore, una persona con gli attributi, molto preparato, uno dei migliori scrittori, giornalisti. Ci siamo incontrati, lui affascinato dalla boxe, l’ha anche praticata e adesso mi ha detto che vuole venirmi a trovare per prendere lezioni. Lo sto aspettando».

© RIPRODUZIONE RISERVATA