Un’idea nata da un’intuizione inquietante quella che ha dato il la a Colpo d’occhio , e che il regista Sergio Rubini racconta essergli balenata mentre aspettava di incontrare il suo conterraneo Riccardo Scamarcio, che sapeva nutrire per lui una certa stima e simpatia. “Il film è la messa in scena di un doppio pensiero negativo», ha rivelato Rubini, che nell’intervista ha confessato le tremende paure da cui è stato tormentato, suscitate proprio dal più giovane e affascinante collega, e che ha in qualche modo esorcizzato nella pellicola. Anche stavolta il regista barese è anche interprete del suo film nel ruolo cruciale di Lulli (che è volutamente privo di un nome), critico d’arte e personaggio buio, come può essere buia la ragione che lui rappresenta. A lui si contrappone il personaggio di Adrian che impersona “la leggerezza dell’artista, che mantiene la capacità di commuoversi e nella sua commozione può salvarsi». Ma qual è il rapporto di Sergio Rubini artista con la critica? Scopritelo guardando l’intervista.

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