A otto anni di distanza Vittoria Puccini, nota al grande pubblico per la sua eterea eroina Elisa di Rivombrosa, torna sul set con Sergio Rubini (che la fece debuttare al cinema nel 2000 con la commedia Tutto l’amore che c’è), dove divide la scena con Riccardo Scamarcio e Rubini stesso. Del suo personaggio, la studiosa d’arte Gloria, l’attrice racconta: “è sicuramente il più positivo dei tre che però ha delle sue ambiguità». è infatti al centro di un triangolo amoroso che vede contrapporsi il subdolo critico d’arte Lulli (Rubini), molto più grande di lei e suo mentore e compagno di vita dalla morte del padre, e l’impetuoso e affascinante scultore Adrian (Scamarcio) che conquista il suo cuore e la sua stima. Come una moderna Cassandra, Gloria si trova imprigionata nel ruolo di chi vede (o solo intravede) ciò che si profila all’orizzonte e non viene ascoltata, finendo per rimanere schiacciata dalla verità stessa che sembra così perdersi nel nulla. Un ruolo drammatico che arriva in un momento “più maturo» della sua carriera e che l’attrice è felice di aver interpretato anche perché inserito “in una sorta di sintesi del percorso professionale di Sergio Rubini». Con l’arte, vera protagonista della pellicola, Vittoria dice di avere “un rapporto emotivo. Non dico di soffrire di sindrome di Stendhal, però mi è capitato di commuovermi davanti ad una statua del Canova o a un dipinto del Caravaggio».

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