Quattro anni fa le disavventure di Nick (Jason Bateman), Dale (Charlie Day) e Kurt (Jason Sudeikis) e i loro goffi tentativi di sbarazzarsi dei rispettivi capi (Kevin Spacey, Jennifer Aniston e Colin Farrell) hanno conquistato il mondo, incassando globalmente più di 209 milioni di dollari a fronte di un budget di 35 milioni. L’idea di un sequel sembrava dunque piuttosto scontata: Come ammazzare il capo… E vivere felici 2 esce il 26 novembre in America, mentre in Italia dovremo aspettare il prossimo 8 gennaio. Noi abbiamo partecipato alla premiere mondiale a Londra, dove abbiamo incontrato Bateman, Sudeikis, Day e Jennifer Aniston, la quale torna a vestire i panni, esilaranti, della dentista ninfomane Julia. In questo capitolo i nuovi “capi terribili” sono interpretati dal Premio Oscar Christoph Waltz e Chris Pine.

Ci sono molte gag fisiche e la maggior parte vedono coinvolto il personaggio di Charlie Day.
Charlie Day: «Sì, è vero, ne prendo parecchie. Penso che gli aspetti più slapstick siano un elemento importante in questa commedia. Lo humour fisico funziona bene in tutto il mondo».

Kurt è quel tipo di uomo che dice sempre di sì a tutto. Sei anche tu come lui?
Jason Sudeikis: «Lo sono in parte, anche se forse nella vita cerco di riflettere un po’ più di lui. Magari è perché sono del segno della vergine, chissà. Nel mio background c’è molta commedia d’improvvisazione, dove la regola è dire sempre di sì e di supportare l’altro».

Jennifer, cosa ti ha divertita di più della possibilità di reinterpretare il personaggio della Dottoressa Julia?
Jennifer Aniston: «Innanzitutto Julia mi piace molto, in generale. Penso che abbia parecchio stile. Adoro mettere addosso i suoi vestiti, dalla parrucca agli accessori. Solo una persona ha davvero riconosciuto cosa fosse il mio delizioso ciondolo (un cockring): Mister Jason Sudeikis… Questo vi farà capire qualcosa della sua vita privata».
JS: «Sono un amante dei cataloghi, mi piace sfogliarli, piego i lati delle pagine in cui ci sono cose che mi piacciono».

Quando vi siete riavvicinati a questi personaggi avete avuto più controllo sul progetto, ad esempio in termini di sceneggiatura?
Jason Bateman: «Sia la Warner che il regista Sean Anders e lo sceneggiatore John Morris sono stati molto generosi e gentili ad includere anche noi quattro, chiedendoci cosa pensassimo del sequel. Eravamo tutti molto consapevoli che è difficile fare dei buoni sequel, ma non volevamo essere pigri. Siamo contenti che il primo film sia andato così bene e spero che questo sia altrettanto buono, o magari persino migliore».

Qual è stato il lavoro orribile che avete fatto prima di iniziare a lavorare nel cinema e in tv?
JA: «Io lavoravo nel telemarketing, dove cercavo di vendere delle cose al telefono. E sottolineo che cercavo, perché in realtà non ci sono mai riuscita».
JS: «Nemmeno io sono mai stato bravo. Ho fatto alcuni lavori nel settore della vendita al dettaglio, ad esempio per Banana Republic».
JA: «Quello sembra divertente, invece, piegare tutte le magliette per esporle al pubblico».
JS: «In quello ero bravo, ma non ero in grado di aumentare le mie vendite».
JA: «Davvero? Anche con questa faccia e questo charme?»
JS: «È molto gentile da parte tua… Aspetta, stai facendo del sarcasmo?»
JA: «Macché! Io sarei passata a negozio e avrei pensato che eri davvero carino con quella maglietta aderente addosso».
JS: «Lavoravo su Mitchigan Avenue! Saresti dovuta passare!»
JA: «Peccato che non ci sia mai andata».
CD: «Io invece pulivo i bagni pubblici. Se andavi in bagno in palestra e non tiravi l’acqua… Beh, quello diventava un mio problema».
JS: «Quindi tiravi semplicemente l’acqua!»
CD: «Esattamente».
JB: «Io ho iniziato a lavorare come attore da giovanissimo, perciò per fortuna non ho mai avuto davvero un capo. Il lavoro peggiore? Direi “Teen Wolf Too”». Guardandolo oggi dico che mi sono divertito».

Il fatto che avete tutti lavorato insieme, prima di questo film, ha reso le cose più facili sul set?
JA: «Assolutamente sì. È un lusso essere amica di questi ragazzi e poter condividere con loro un set, sia singolarmente che in gruppo. È un lavoro da sogno».
JB: «Sarebbe terribile se non ci stessimo simpatici. Se fai una commedia devi avere un set rilassato e divertente. Se invece non ci sopportassimo si sentirebbe e, credetemi, appesantirebbe il mood generale».
CD: «Io non vedevo l’ora di fare una cosa insieme come la conferenza stampa di oggi».
JB: «Quando io, Jason e Charlie abbiamo parlato per la prima volta di un sequel ci siamo telefonati e abbiamo cominciato a pensare a quello che comportava: interviste, conferenze, viaggi insieme… Questo momento è un divertimento per noi ed è raro trovare delle persone con cui ti trovi cosi bene e con cui puoi condividere non uno, ma due film».
JA: «Jason ha definito questa première a Londra come il “campeggio del film”. Abbiamo anche incontrato Benedict Cumberbatch e credo che abbia persino firmato il contratto per fare il terzo capo terribile nel prossimo sequel. Ve lo sto annunciando io in questo momento».

Christoph Waltz ha detto che, in questo ambiente, non puoi evitare di incontrare un capo terribile. Avete esperienze che volete condividere al riguardo? Magari senza fare nomi?
JS: «Di solito a creare i problemi sono i produttori o quelli che non vedono il fare cinema come un’esperienza collettiva, fatta di collaborazione. Hanno i loro obiettivi e cercano di imporre su di te il loro orribile senso dell’umorismo».
JA: «Oppure alcuni registi arrivano sul set senza aver fatto i loro compiti a casa, per cui non sono preparati e tu, come attore, devi cercare di salvare il loro lavoro».

Jennifer, nei titoli di coda c’è un blooper in cui dici che non puoi recitare una battuta. Questo è il personaggio che più si allontana da come sei nella vita quotidiana?
JA: «Sì, in termini di linguaggio sì. Una frase come “Suck it like a bomb pop down to the blue” non esce dalla mia bocca in maniera spontanea».
JS: «Questa andrebbe bene in una canzone di Nicki Minaj! Se aggiungessi una “b” e una base ritmata troveresti le ragazzine fuori alla porta intente a ballare scatenate: “Papà, metti su quella canzone, “Suck it Like a Bomb”!»

Questo è per la maggior parte di voi il primo sequel. Avete avuto esitazioni all’idea di un secondo capitolo?
JB: «In genere i sequel sono molto brutti. E la maggior parte sono solo dei negativi del primo. Non esci mai sorpreso dai secondi capitoli e quindi dai quasi per scontato che siano brutti per definizione. Sapevamo che ripetere le cose che avevamo fatto nel primo film non sarebbe stato sufficiente, come il parlare veloce e fare gli stupidi. Per cui abbiamo cercato di trovare un po’ di complessità in più e di lavorare sull’aspetto visivo. E naturalmente abbiamo aggiunto nel cast un altro Premio Oscar».

Jennifer, in quanto donna che lavora in un’industria giudicata sessista come Hollywood, hai notato dei cambiamenti nel corso della tua carriera, sia positivi che negativi, nei confronti delle donne?
JA: «Il primo aspetto positivo che mi viene in mente è che ci sono molti più film con donne e cast femminili al centro della storia, e questi film sono andati molto bene al box office. Questo a mio parere è fantastico. Personalmente mi piace il fatto che mi sia stato affidato un personaggio come quello di Julia che, in un altro film, sarebbe invece stato scritto pensando ad un uomo».
JS: «Intendi quello del dentista?»
JA: «Sì, non vediamo abbastanza donne dentiste al cinema. E sì, credo ci siano ancora delle discriminazioni in questo ambiente. Interpretare Julia è esilarante. La trovo molto divertente perché non penso che per lei ci sia qualcosa di sbagliato o deviato riguardo la sua idea del sesso. Credo che Julia pensi al sesso nello stesso modo in cui uno chef pensa al cibo».

Foto: Getty Images

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