John Francis Daley, classe 1985 è cresciuto a suon di serie di tv, dove ha recitato come attore, fino al 2014 (tra i tanti ruoli anche quello del Dr. Lance Sweets in Bones) salvo poi dedicarsi, alla scrittura, sceneggiando insieme all’amico e collega Jonathan Goldestein diversi lungometraggi fra cui Piovono Polpette e Come ti rovino le vacanze. Quest’ultimo, in uscita nelle sale italiane il 12 agosto, segna il loro esordio alla regia.

Sequel, e in qualche modo reboot, della saga iniziata nel 1983 con National Lampoon’s Vacation, ha come protagonista Ed Helms che per rinvigorire i legami famigliari con moglie e figli decide di organizzare una vacanza on the road a Walley World, così come suo padre aveva fatto quando era piccolo. Eventi nefasti, catastrofi esilaranti e personaggi particolari (compreso Chris “Thor” Hemsworth nei panni del cognato anchorman super dotato) mineranno il viaggio, ma alla fine ciò che conta è il risultato.

Innamorati entrambi dell’Italia i registi ci hanno raccontato di più sul loro debutto alla regia.

Come mai avete scelto questo film per il vostro esordio come registi?
«Non sapevamo che questo sarebbe stato il nostro esordio alla regia quando abbiamo scritto la sceneggiatura, ma quando ci hanno offerto la possibilità abbiamo colto questa opportunità al volo».

Quanto avete fatto riferimento ai prequel e cosa avete modificato, soprattutto in termini di comicità, rispetto agli episodi precedenti?
«Siamo partiti dal nucleo, un papà che cerca di far fare ai figli e la moglie la vacanza perfetta. Volevamo che il film funzionasse anche per chi non aveva mai visto i film precedenti, e quindi abbiamo cercato di rendere omaggio all’originale, inserendo al contempo componenti innovative».

Conoscevate, ed eravate fan della saga, prima di lavorare al progetto?
«Ha dato forma al nostro stile di comicità perché è stata una delle prime commedie R Rated che abbiamo avuto modo di vedere da ragazzi. Alcuni eventi erano davvero pazzeschi!»

Parlando di eventi strambi e particolari, qual è stata la scena più divertente da girare?
«Tutte le scene in macchina, con i sedili girevoli, o le scene girate effettivamente in strada sono state molto divertenti da girare. Una delle mie preferite però è stata la scena dello scontro fra famiglie a Walley World. Avevamo una camera speciale per le riprese, che ti permetteva di girare a tantissimi fotogrammi per secondo e ottenere uno slow motion perfetto. In più è stato esilarante vedere Ron Livingston che veniva preso a schiaffi, scena, dopo scena, dopo scena!»

Che tipo di registi siete? Pianificate ogni minimo dettaglio o lasciate gli attori liberi di improvvisare?
«Siamo un po’ come Stanley Kubrick… magari! Scherzi a parte lasciamo giocare molto gli attori con la sceneggiatura ma al contempo seguiamo lo script. Se un attore poi riesce a portare valore aggiunto al testo scritto, tutto di guadagnato».

In questo senso lavorare con Ed Helms com’è stato?
«Fantastico! Lui è eccezionale, è stato meraviglioso lavorare con lui alla nostra prima esperienza come registi. E’ dolce, collaborativo e intelligente, e soprattutto non è un attore che ti fa diventare matto!»

C’è una scena del film dove molta importanza è data ai social network, in particolare a Instagram. Pensate che questo tipo di comunicazione influenzi davvero così tanto la nostra vita?
«Si decisamente. E questo è anche un altro punto di differenza rispetto al film originale. Negli anni ’80 non avevano i social media, le esperienze avvenivano direttamente e non in maniera riflessa. Ora si esperisce tutto, anche la vita degli altri, attraverso lo schermo del telefono. Ai giorni nostri ricerchiamo l’affermazione personale attraverso questi stessi strumenti, a suon di like o di condivisioni».

Passando alle macchine. Come vi è venuto in mente di realizzare un modello così… particolare? Pensate veramente che le macchine europee siano costruite in questo modo?!
«Perché non sono così? Non hanno tutte gli specchietti doppi e strani pulsanti di cui non si conosce bene l’utilizzo? In realtà dovevamo creare qualcosa di particolare che in parte ricordasse, e fosse divertente, come la macchina utilizzata nel primo film. Ma visti i tempi moderni abbiamo pensato a un Minivan con tanti optional, inutili, e abbiamo pensato all’Albania come luogo di provenienza. Volevamo inventare una nazione ma poi ci siamo ricordati che la maggior parte degli americani non sa dove sia effettivamente l’Albania…»

Interessante l’idea dei titoli di testa, con foto assurde a corredo
«Le abbiamo prese da un sito www.awkwardfamilyphoto.com che è stato creato dal fratello del nostro produttore, collezionano centinaia e centinaia di foto di famiglia, noi abbiamo scelto le più divertenti».

La vostra vacanza ideale assomiglia vagamente a quella del film?
«Assolutamente. La nostra vacanza ideale è venire in Italia!»

È vero che prossimamente tesserete la tela di uno dei supereroi più amati?
«Non possiamo ancora confermare se saremo noi gli sceneggiatori del prossimo Spider-Man, per ora…»

(nda la notizia del coinvolgimento di John Francis Daley e Jonathan Goldstein come sceneggiatori del reboot di Spidey è stata ufficializzata pochi giorni dopo l’intervista)

 

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