San Diego, Comic-Con, primo atto: nella grande Ballroom 20 del Convention Center va in scena la Preview Night, la serata di inaugurazione dedicata alla proiezione in prima mondiale degli episodi pilota di alcuni dei serial più attesi della prossima stagione. Ecco le nostre impressioni.

ARROW (The CW – nella foto a sinistra)
Il muscoloso rampollo di una famiglia di multimilionari viene ripescato su un’isola deserta dopo cinque anni dal suo naufragio: della sua ragazza, di suo padre e dell’amico imbarcato con lui, neanche l’ombra. Cinque anni che gli hanno fatto bene: da casanova e perdigiorno si è trasformato in un supereroe acrobata incappucciato che scaglia frecce d’acciaio. Il suo compito è rintracciare tutti i nomi trascritti su un’agendina che gli ha lasciato papà e fare giustizia in città. Qualcuno, però, lo tiene d’occhio.
Difficile pensare che Arrow segnerà il Rinascimento del genere supereroistico in TV. La confezione è troppo patinata, e la narrazione troppo ovvia, per essere al passo con i tempi. La strada del noir urbano, tracciata da Nolan e ora ripresa anche da Webb per il suo The Amazing Spider-Man, è l’esatto opposto di questo fumettone un po’ sciocco in cui l’unica cosa che funziona sono le acrobazie e i combattimenti del protagonista. Trucco e costume di Arrow sono a fortissimo rischio ridicolo, anche considerando il target teen del prodotto.

666 PARK AVENUE (abc)
È il serial con Terry O’Quinn, il Locke di Lost. Al centro del racconto un condominio di Manhattan, situato al prestigioso indirizzo del titolo, e di proprietà… del diavolo. Tutti gli ospiti dei suoi appartamenti hanno sottoscritto un contratto di qualche tipo, un contratto che riguarda la loro anima e non gli lascia scelta: hanno ricchezza, fama, benessere, ottengono persino il ritorno dal mondo dei morti dei propri cari, ma sempre in cambio di compromessi con la propria coscienza, che si tratti di infedeltà coniugale od omicidio. Qui si presenta inconsapevole e ricca di speranze per il futuro una coppia di fidanzati, destinata alla sistemazione più elegante dell’edificio e al ruolo di amministratori. Ma fin da subito i segnali che qualcosa di strano sta accadendo intorno a loro si sprecano.
La prima impressione è quella di un serial che tenta di ripetere il successo di American Horror Story trascinando però il genere su un piano di maggior “commestibilità” popolare, a partire dalla classicità del tema, il proverbiale patto col diavolo. Sangue con il contagocce, apparizioni fantasmatiche, più in generale l’ambizione di non turbare. I piani narrativi alternano la storia della coppia protagonista a quelle, disgraziate, degli altri affuttuari. Regia approssimativa, tanta carne al fuoco bruciata per troppa fretta e soprattutto una completa mancanza di ambiguità: tutte le carte vengono messe in tavola fin dalla prima sequenza.


CULT (The CW)

Ancora CW, ancora una serie che si presenta patinata a livello di guardia. L’idea di fondo è buona: CULT racconta il culto generato da una immaginaria serie televisiva che porta lo stesso nome, la quale a sua volta narra le gesta di un nipotino di Charles Manson, santone di una setta post-new age, che ha un conto in sospeso con una poliziotta bionda. Un giornalista investigativo, radiato dall’albo per avere inventato delle prove in un caso di molti anni prima, si mette sulle tracce del fratello scomparso, grande fan del programma, e scopre che “il culto di Cult” sconfina nel fanatismo e parecchio oltre: appassionati e creatori della saga scompaiono uno dopo l’altro, rapiti dalla setta, a questo punto rivelatasi più vera di quella fittizia. Ottimo l’intreccio dei piani di finzione, inquietanti le atmosfere, un po’ troppo pacchiana la confezione. Ma la curiosità di capire dove andrà a parare sopravvive alla prima puntata.


THE FOLLOWING (FOX)

Dulcis in fundo: ovvero il migliore dei nuovi serial, almeno a giudicare dal pilot. The Following racconta lo scontro a distanza tra un serial killer (James Purefoy) appena evaso di prigione dopo una strage di secondini, e il poliziotto che l’aveva messo in manette otto anni prima (Kevin Bacon). Variazioni sul tema: il serial killer è sposato e padre di un bimbo, e il poliziotto se la faceva con sua moglie. Meno orginale che il villain, prof di letteratura, uccida e semini indizi ispirandosi ai racconti di Poe. In questo caso siamo di fronte a un prodotto adulto, per nulla patinato, scritto con una certa cura, pur non disdegnando i luoghi comuni del filone. E soprattutto pieno di sequenze forti (nel pilota c’è un suicidio con cacciavite mica da ridere…), che stuzzicheranno anche gli abitudinari del genere.

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