Faccia da sberle (anzi, da Sberla, come il personaggio che interpretava nell’A-Team cinematografico), carisma da vendere, con quegli occhi color ghiaccio capaci di tagliente sarcasmo, rabbia o tenerezza a seconda dell’occasione. Un talento pieno di sfumature che Bradley Cooper sfoggia con piacere anche durante le interviste, in cui gesticola entusiasta ed elargisce la sua ormai caratteristica risata. E un talento che ora, al limitare dei 40 anni (è nato il 5 gennaio 1975), ha deciso di spendere in direzioni nuove e in un certo senso più rischiose. E così, dopo il dramma di Susanne Bier Una folle passione in cui ha recitato per la terza volta al fianco di Jennifer Lawrence, veste i panni di Elephant Man sui palchi di Broadway e quelli di Chris Kyle in American Sniper, il nuovo film di Clint Eastwood. Un ruolo, quello del cecchino più letale della storia americana, per cui si è fatto crescere la barba e ha preso 15 chili di grasso e muscoli.

Best Movie: Hai dovuto lavorare parecchio per mettere su quel fisico. Come ci si sente a essere così grossi e corpulenti?
Bradley Cooper: «Quando pesi più di 100 chili, e gran parte di questi sono muscoli, cambia il modo in cui approcci la vita e come le persone si rapportano con te. Mi sono reso conto di essere diventato un individuo imponente, il che si è rivelata un’esperienza interessante. Ma ha anche cambiato molto la mia vita quotidiana, perché dovevo mangiare tutto il giorno. Il cibo in questi casi diventa una priorità. Ho sempre pensato di essere una persona a cui piace cucinare e degustare, visto che sono un italo-irlandese cresciuto con italiani. Ma 6000 calorie al giorno sono proprio un altro livello. Questa è stata la parte più dura, ingerire così tanto cibo, persino più che dedicarsi agli esercizi in palestra. Mi sono ammalato le prime due settimane, il mio stomaco si era rivoltato e non riuscivo a sistemarlo; è stato un vero shock per il mio fisico, ma grazie a Dio poi si è adattato».

BM: Come ti sei allenato?
BC: «Cinque giorni alla settimana, in pratica dormivo solo nel weekend, e poi tornavo in Nord California per allenarmi a sparare con tre tipi differenti di fucile da cecchino che usava Kyle. In questo sono stato seguito da due personal trainer: Rick Wallace, che insegnò a imbracciare l’arma allo stesso Chris, e Kevin Lace, con cui avevo già lavorato per A-Team. Ci siamo allenati molto per questo film, perché John Adamant voleva essere sicuro che durante le riprese saremmo stati in grado di correre imbracciando un M4. Alla fine mi sentivo a mio agio con il fucile; in passato avevo sempre utilizzato proiettili a salve, mentre per prepararci a questo film abbiamo usato quelli veri, e dovevo mirare obiettivi a più di 500 metri».

BM: Che messaggio hai voluto veicolare interpretando la vita dura di un veterano della guerra in Iraq?
BC: «Per me un veterano di qualsiasi guerra in qualsiasi Paese può guardare American Sniper e immedesimarsi nella situazione schizofrenica di dover tornare in famiglia, in una condizione di normalità sociale, dopo aver trascorso anni sui campi di battaglia. È qualcosa che non ho mai visto trattare in questa maniera al cinema. Se qualcuno non ha idea di ciò che questa esperienza comporta, il film lo aiuterà a pensarci su due volte la prossima volta che vedrà un veterano passare per strada».  […]

 

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(foto: Getty Images)

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