Cosa mi lasci di te, intervista ai protagonsiti J.K. Apa e Britt Robertson
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Cosa mi lasci di te, intervista ai protagonsiti J.K. Apa e Britt Robertson

Il film racconta la storia di amore e fede che ha legato la pop star Jeremy Camp alla sua prima moglie affetta da una grave malattia

Cosa mi lasci di te, intervista ai protagonsiti J.K. Apa e Britt Robertson

Il film racconta la storia di amore e fede che ha legato la pop star Jeremy Camp alla sua prima moglie affetta da una grave malattia

Siamo nella Gibson Room a Hollywood, un luogo sacro per gli amanti della musica e delle armonie della chitarra. Appoggiata al divano sul quale sono seduti K.J. Apa e Britt Robertson c’è lo strumento che K.J. suona in Cosa mi lasci di te. Sono belli, giovani, solari e a vederli così, uno accanto all’altra, quasi complici, ne percepisci l’alchimia. Quella del film non sembra finzione. Quella che ho davanti sembra davvero la coppia felice e innamorata di questo dramma, che porta al cinema la storia della star della musica cristiana Jeremy Camp e dell’incontro con la prima moglie, Melissa. Un amore che si rivelerà tragico quando Melissa scoprirà di essere gravemente ammalata. Diretto dai fratelli Jon e Andrew Erwin, il film è un viaggio attraverso sentimenti come l’amore e la fede, che vuole consegnare al pubblico un messaggio di speranza anche quando sembra che tutto sia perduto e che sia solo il dolore a prevalere. Sul set, ad aiutarli nel racconto c’era lo stesso Jeremy Camp, che nel 2000 sposò Melissa. Lui ha 23 anni, lei 21 e sapeva già di essere malata. Morirà pochi mesi dopo. È durante il periodo della malattia che Jeremy Camp scrive alcune delle sue ballate più struggenti, come I Still Believe, che dà il titolo americano al film. Jeremy Camp ora è sposato con Adrienne e la coppia ha tre figli. «Avere Jeremy e la sua famiglia sul set è stato determinante», racconta K.J. Apa, l’attore neozelandese che il pubblico ha conosciuto nella serie Tv Riverdale.

Cosa gli avete chiesto in particolare?

K.J Apa: «Quando giravamo mi è capitato di chiedergli specifici dettagli su un determinato momento o un’azione, ma in generale è stato importante averlo con noi per contare sul suo aiuto, c’era un’atmosfera familiare sul set».

Britt Robertson: «Io ho chiesto soprattutto che musica piacesse a Melissa. L’importante per me era cogliere il suo spirito, più che i dettagli. Volgendo lo sguardo indietro, ai giorni delle riprese, ho proprio l’impressione di aver fatto parte di quella famiglia. Sarà bello andare alla première insieme e ricordare quei giorni».

Sembra un ambiente idilliaco. Il set ideale. Jeremy non ha mai detto “No, questo non funziona”?

K.J.: «Sì, è capitato. D’altronde era lì apposta, per aiutarci a rappresentare al meglio questa storia vera, ma non ci sono stati mai attriti. Abbiamo stabilito sin dal primo momento che, se ci fosse stato qualcosa che non funzionava, Jeremy sarebbe andato dai registi, ne avrebbe parlato con loro e non direttamente con noi, altrimenti avremmo fatto solo confusione».

Continua a leggere l’intervista sul numero di marzo di Best Movie, in edicola dal 29 febbraio a Milano e dal 3 marzo nel resto d’Italia

Foto: © Kevin Downes Productions, Notorious Pictures

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