Cosmo Jarvis

L’ombra della violenza, ambientato nella provincia rurale dell’Irlanda, racconta la storia  dell’ex pugile Douglas “Arm” Armstrong, interpretato da Cosmo Jarvis e diventato suo malgrado il tuttofare della pericolosa famiglia Devers, dedita allo spaccio di droga. Arm si occupa soprattutto di riscuotere debiti, di assicurarsi che chi sbaglia paghi il suo conto. Al contempo, però, cerca di essere un padre amorevole e presente per il suo bambino autistico di cinque anni, sul quale riversa l’unica dose di dolcezza che riserva al mondo circostanza.Le cose si complicano però quando i suoi spietati datori di lavoro gli chiedono di commettere un omicidio, e la lealtà di Arm sarà messa duramente alla prova.

Il titolo originale dell’opera prima di Nick Rowland, Calm with Horses, restituisce bene la natura asciutta, serafica, fatalista ma anche per molti versi cupa e inquieta di questo dramma, che si smarca dalla media dei prodotti cinematografici sui bassifondi della società cercando una regia secca, anche nella messa in quadro del disagio più torbido e mesto, e valorizzando buone prove d’attori. 

Accanto alla conferma di un attore ormai solido come Barry Keoghan (Dunkirk, Il sacrificio del cervo sacro) e all’intensa interpretazione dell’attrice irlandese Niamh Algar, a spiccare in questo dramma indie passato al Festival di Toronto 2019 è però il talento sorprendente di Cosmo Jarvis nei panni del protagonista: nato in New Jersey ma cresciuto nel Regno Unito, l’interprete britannico ha alle spalle una carriera da musicista ed è una rising star della recitazione da tenere d’occhio (con la collega Algar ha condiviso il set di Raised by Wolves, la nuova serie HBO prodotta da Ridley Scott). 

A risultare significativo e degno di nota è il suo feeling con la macchina da presa: il carisma da anti-divo tormentato si unisce a una fisicità ingombrante e massiccia: un punto d’incontro ideale tra gli eredi della famiglia dei James Dean, dotati di un appeal stropicciato e malinconico da bad boy, e una presenza scenica potenzialmente detonante (alla Tom Hardy, per intenderci).

Jarvis, a giudicare da L’ombra della violenza e dal modo i cui regge i primi piani, parrebbe perfetto tanto per ruoli duri e spigolosi in storie intime quanto credibile come potenziale perno di un franchise action (lo abbiamo visto anche in Lady Macbeth, Annientamento e in due film dello scorso Torino Film Festival, The Eleventh Hour e Funny Face). In attesa di vedere come proseguirà la sua carriera, abbiamo chiacchierato sia con lui che con la co-protagonista de L’ombra della violenza Niamh Algar in occasione dell’uscita in DVD per Blue Swan Entertainment del film, prodotto dalla DMC Film di Michael Fassbender.

Cosmo, quali difficoltà hai incontrato, se ce ne sono state, nell’interpretare un personaggio dalla componente fisica così forte? Hai anche lavorato molto sul tuo accento irlandese.

La sfida più grande era restituire un tipo di personaggio così fisico, così imponente ma anche sensibile. Mi sono allenato molto, ricorrendo a un tipo di alimentazione specifica. Riguardo l’accento durante le riprese ho avuto modo di entrare in contatto con persone del posto, per assimilare la parlata locale. 

A chi o cosa ti sei ispirato, se hai avuto dei modelli? La tua performance ha qualcosa di molto realistico, mentre la regia indugia spesso sulle mani del tuo personaggio, sporche di sangue e scorie di violenza, un po’ come fece Refn con Ryan Gosling in Solo Dio Perdona, anche se la brutalità di questo film è molto meno stilizzata.

Sono cresciuto con persone che assomigliano molto al personaggio di Arm. Non necessariamente dei cattivi, ma individui che in determinati contesti potevano benissimo sembrano. Ragazzi non particolarmente buoni, ma che mi hanno dato modo di capire la complessità di certe situazioni. Prendere spunto dalla realtà che mi circonda, e dalle persone che ho incontrato in passato, era fondamentale. Alle mani del mio personaggio non ho pensato, i segni dei lavori manuali si notano anche in altri professioni quotidiane man mano che incombe la vecchiaia, dopotutto, non solo nella boxe.

A tuo avviso c’è qualcosa, della tua passata carriera da musicista, che ti ha insegnato qualcosa come attore, o che continua a farlo? 

Non ci ho mai pensato, anche se è una domanda interessante. Come attore sento già di avere dei tools tra le mani e a mia disposizione sui quali lavorare, degli strumenti che posso plasmare. Come musicista devi prima apprenderli per muoverti, quindi da un lato è completamente diverso. Non mi sto più dedicando molto alla musica, a dire il vero, ma sono ben felice di aver intrapreso la carriera da attore. 

Niamh, cosa ti ha spinto ad accettare il progetto dopo aver letto la sceneggiatura?

Il film è basato su un racconto breve di Colin Barrett che ho molto apprezzato.  Nei film indipendenti poi c’è la possibilità di esplorare la backstory dei personaggi, interrogandosi a fondo su quali siano le relazioni tra loro e pensando a come il pubblico si immaginerà la vita precedente di chi guarda sullo schermo. Vengo da una città piccola, e so anch’io cosa vuol dire avere uno stereotipo addosso. Le persone si aspettano che tu faccia determinate scelte, senti il peso di una strada predefinita. Il film racconta della volontà dei protagonisti di scappare da una realtà precisa, di avere la possibilità di ripartire.

Il tuo personaggio è un portatore d’amore che si oppone ai Devers?

Per me Ursula era una luce nel buio, è una mommy bear, una madre che farebbe qualunque cosa per proteggere il proprio bambino e nella quale mi sono molto immedesimata. Volevo mantenere quest’approccio molto “emozionale” nel soffermarmi sul rapporto madre-figlio, e il direttore della fotografia Piers McGrail non a caso ha usato luci e colori per restituire un personaggio luminoso.

Com’è andato il lavoro con il regista Nick Rowland?

Nick è stato molto attento nel rappresentare il mio personaggio e molto disponibile a parlare con Cosmo. La sua regia è stata essenziale, ma capace allo stesso tempo di creare immagini molto belle. Non gli importava di fare un thriller o un gangster movie, ma di lavorare sull’umanità. 

Foto di copertina: Getty (Rich Polk/Getty Images for IMDb)

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