Guarda anche le foto della trasformazione di Giorgia Cosplay nell’aliena con tre seni di Total Recall

Se avete seguito il nostro speciale su Lucca Movies Comics & Games lo avrete ormai capito: il cosplay è un vero e proprio fenomeno popolare. Eppure se ne parlate in giro non è raro sentirsi rispondere: «Cosplay? Cos’è?!?». Già, cos’è questa moda che vede 180 mila persone riversarsi per le strade di una manifestazione dedicata a cinema, fumetti e videogiochi vestiti come i loro eroi preferiti? Dove nasce? Cosa significa? Ce lo siamo fatti spiegare da una ragazza che di cosplay se ne intende. Anzi ci vive. Addirittura lo ha assunto come nome d’arte. All’anagrafe Giorgia Vecchini, da tutti conosciuta come Giorgia Cosplay, nata a Isola della Scala e ormai nota in tutto il mondo grazie proprio alla sua passione. L’abbiamo raggiunta per un esclusivo backstage fotografico di uno dei suoi ultimi costumi, la mutante con tre seni di Total Recall (qui tutte le foto!) e abbiamo provato a capire qual è il segreto che si cela dietro a uno dei fenomeni che hanno decretato il successo di Lucca Movies Comics & Games.

Quando nasce Giorgia “Cosplay”?
«Il nome nel 2004. E coincide anche con la nascita del mio sito, ovvero quando un buon numero di persone hanno cominciato a seguire la mia attività. Artisticamente nasce nel 1997 quando alla prima edizione di Lucca Comics ho partecipato in cosplay con una delle guerriere Sailor che a quel tempo andavano alla grande. Non si chiamava “cosplay” all’epoca e non lo sapevamo che avesse una codifica così specifica questa arte, quest’hobby, questa passione. Dicevamo semplicemente “andiamo a fare i costumi per la fiera”. Poi è arrivato internet e abbiamo scoperto che il cosplay viene dal Sol Levante ed era già molto affermato negli Usa».

C’è una data di nascita del fenomeno?
«Alla fine degli anni 70 in Giappone. I primi otaku andavano alle fiere vestiti da robot. In Usa, dove lo chiamavano “costuming” e non “cosplay”, è cominciato già con Guerre Stellari dal 1977. Senza contare poi che venivano da una tradizione supereroistica in cui vestirsi da Superman o da Batman era già abbastanza diffuso. Andando avanti col tempo quella che era una semplice carnevalata è diventata un’arte. Basta guardare i siti dedicati: si trovano delle meraviglie, delle repliche che sono quasi meglio di quelle che vedi al cinema».

Come quelle che fai anche tu…
«A volte e a volte un po’ meno… L’idea sarebbe quella: riuscire a interpretare o riproporre un personaggio nella maniera più perfetta possibile. Il cosplay è molto soggettivo per certi versi. Ci sono persone a cui non interessa molto essere meticolose o perfezioniste e lo fanno solo per divertirsi in compagnia prendendo la cosa con un atteggiamento molto ludico. Magari sono ragazzi giovani che non hanno la possibilità di investire cifre esorbitanti alla ricerca della parrucca perfetta o del tessuto specifico e quindi si accontentano di una cosa molto più approssimativa giusto per vestirsi come il personaggio che gli piace. Nel mio caso non mi è più permesso. Innanzitutto perché cerco la perfezione o un certo livello di eccellenza. E poi perché pian piano sono progredita in quelle che sono le abilità per confezionare il costume giusto».

Quindi da gioco diventa professione?
«Ormai la gente da me si aspetta una certa qualità e non posso presentarmi con un costume fatto così così. Si aspettano una qualità così come se la aspettano dall’interpetazione di un cantante o di una attore».

Come hai fatto divenire così famosa?
«Dopo il 97 ho cominciato a farlo una volta all’anno a Lucca. Ci ritrovavamo e cominciavamo a essere molti di più: da una decina nelle prime edizioni, fino a diventare 30, 50, 100. Siamo cresciuti in maniera esponenziale fino ad oggi che siamo migliaia e migliaia di cosplayer in giro per la fiera. Poi è arrivata la grande svolta: il World Cosplay Summit, WCS. Un evento cosplay a livello mondiale organizzato da una tv giapponese. All’inizio si proponeva come un meeting amichevole di cosplayer da tutto il mondo. Invece dal 2005 ha iniziato a diventare una competizione che andava ad assegnare il premio al miglior cosplay con tanto di selezioni fatte nei vari paesi. Nel 2005 io vinsi nella categoria “single” con il costume dell’arpia Siren dai manga di Devilman».

Quindi il WCS è una sorta di “mondiali del cosplay”. Come è messa l’Italia?
«L’Italia e il Brasile sono i Paesi più forti, come nel calcio. Noi abbiamo vinto 2 volte e loro 3. È dovuto anche alla forte tradizione carnevalesca che hanno entrambi i Paesi. Le rappresentanza con l’andare degli anni sono aumentate. All’inizio eravamo circa 11 paesi, adesso siamo a 20».

E il Giappone?
«All’inizio secondo me non volevano premiarsi “in casa”, visto che erano gli organizzatori. Adesso invece hanno anche vinto recentemente. In Giappone, però, non sono abituati a legare l’aspetto competitivo al cosplay. Da loro non esiste il concetto di contest legato al cosplay. Hanno dei meeting dove si fanno fare un sacco di foto, ma senza il lato interpretativo e la gara. Vai lì con gli amici. Noi le chiamiamo “cosfoto”, perché vai là a farti fare le foto dai professionisti».

Hai usato il termine “intepretare”. Quindi non si tratta solo di vestirsi…
«Cosplay è la contrazione di due termini: “costume” e “player”. C’è una parte costume che è sicuramente importante e poi c’è un lato player di interpretazione, di recitazione, di performance. Può essere di varia natura. Al WCS come in altre gare ti puoi scegliere un combattimento, un ballo, un canto, un mimo, è proprio una performance aperta e declinabile a seconda di quelle che sono le esigenze del tuo personaggio. Anche parodie, spesso i ragazzi puntano sul far ridere».

Quindi come si svolge? Si sale sul palco da soli o in gruppo? Quanto dura la performace?
«Dipende. Per il WCS si gareggia a coppie e hai tre minuti. Non uno contro l’altro. Ogni Paese ha due personaggi e salgono insieme. Quindi con personaggi legati tra loro, come per esempio Lupin III e Fujiko. Il summit deve approvare i costumi: nell’ultima edizione non erano stati più ammessi i videogiochi poi li hanno reintegrati. E devono essere solo personaggi giapponesi».

A Lucca c’è una gara?
«Ci sono due contest, il sabato e la domenica. Lucca a un certo punto, vista l’esplosione del numero di cosplayer, ha dovuto dare un numero chiuso ai partecipanti altrimenti le gare duravano 8 ore! Ci sono diversi premi assegnati. Tante case editrici mettono a disposizione titoli del loro catalogo assegnando delle menzioni speciali oltre alle classiche categorie: maschile, femminile, gruppo, accessorio, make up phisic du role, simpatia, ecc. ecc.»

Fai ancora interpretazioni?
«Dopo aver vinto in Giappone non faccio più gare, ho raggiunto il mio obiettivo, dimostrare quel che sapevo fare. Ora sono spesso ospite… Mi piace fare interpretazione, ma lo faccio all’estero quando mi invitano come giurata. Qui a Lucca ho già dato… e passo dall’altra parte, che sia giuria, conduzione, madrina…».

Di cosa campa Giorgia Cosplay?
«In questo momento presento un programma di news sui videogiochi, Game Club, che va in onda nei negozi Media World e Saturn. A Lucca ho presentato dei giochi sul palco di Videogames Party, settimana prossimo sarò a Milano a presentare la Games Week. E poi tante collaborazioni: ho recitato in Base Luna su Rai Due, nella web-com Gamers. Ho inciso una canzone dance e adesso ne farò altre 4 o 5 per un’etichetta di Bergamo. Sto partecipando anche a uno spettacolo teatrale su I Promessi Sposi tratti dal Trio, dove interpreto tra gli altri, la perpetua, donna prassede e la Bella Figuera. Entro la fine dell’anno dovrebbe uscire anche Giorgia Cosplay App, un’applicazione per iphone dove si potrà interagire con i video dei miei pesonaggi».

Tre consigli per chi comincia…
«Primo: scegliere un personaggio che ti piace. Se non ti piace il lavoro è ostico. Secondo: qualcosa che ti somigli. Se hai 30 anni e fai Memole non può funzionare… Terzo: cominciare in gruppo. Se sei timido ti fai coraggio e comunque in compagnia ci si diverte di più».

Un costume cosa può costare?
«Varia molto a seconda di cosa scegli. Addirittura in questo caso, la mutante con tre seni di Toal Recall, è coinvolto pure un esperto di effetti speciali cinematografici, David Cancellario, che ha lavorato con Sergio Stivaletti e si occupa principalmente di produzioni horror come Zombie 3. Il tessuto di questo costume è stato ridotto all’osso perché la parte interessante era un’altra… Anche se poi questa stoffa mi ha fatto tribolare, ho girato tutte le sartorie cinesi, perché è un tessuto talmente tradizionale che non lo fanno più. In ogni caso il costo solo dei materiali per realizzare la protesi dei tre seni si aggira intorno ai 500 euro. Se aggiungi la mano d’opera capisci che parliamo di cifre molto elevate».

Come ti è venuta l’idea?
«Volevo un personaggio da film che è l’unico che non avevo mai portato a Lucca. Anzi, a parte la principessa Leia schiava del Ritorno dello Jedi non ne ho di personaggi da film nel mio portfolio. Volevo qualcosa di attuale e nuovo e ho avuto questa illuminazione: l’aliena con tre tette è un costume da nerd, lo conoscono tutti, è molto “figo”, e non dovrebbe impegnarmi molto sartorialmente parlando. L’originalità è importante. Girare e vedere diverse repliche del proprio personaggio non fa molto piacere. Ieri ho vestito i panni di Black Widow e sono sicura che ce ne sono in giro parecchie per Lucca. La mutante con tre seni, invece, credo sia piuttosto originale ed è un personaggio iconico tornato d’attualità grazie al recente remake di Total Recall. Appare solo per trenta secondi ma dice una battuta cult: “ti pentirai di non avere tre mani”. L’ho fatto ispirandomi al nuovo che ha un abito più accattivante “china style” con le cinghiette laterali. Nel film continua piovere, e tutti hanno un impermeabile di vinile trasparente per coprirsi dalla pioggia, e infine il classico stivale a coscia». (leggi Genesi della mutante con tre seni per sapere come è stato creato il costume e vedere le foto del backstage in esclusiva)

Il costume più complicato che hai mai fatto?
«Questo è complicato, ma per la parte protesi, che non faccio io. Le Winx mi hanno impegnato parecchio: hanno le ali molto belle, ma sono gigantesche e le devi riempire di gioielli e fiorellini e poi ci devi andare in giro senza perderle…»

Sei autodidatta o hai frequentato qualche corso?
«Autodidatta, ma mi aiuta molto mia mamma. Non è sarta ma è appassionata fin da giovane di taglia e cuci. È mia mamma che mi fece il vestito di Heidi quando ero piccola, il vestito che mi ha messo su questa strada in fondo… Ho una nipotina che adesso ha sei anni e anche lei ha cominciato facendo Trilli e Memole. L’ho già messa sotto a lavorare insomma… (ride). Mi ha detto: “Quest’anno a Santa Lucia mi faccio portare la macchina da cucire, zia Giò, così i costumi te li faccio io!».

Che ne pensi di questa edizione di Lucca?
«Gli organizzatori sembrano non capire ancora appieno le potenzialità di questo evento. Per esempio: non incentivano la gente a fare attività come la vita notturna, il che non vuol dire stare aperti fino alle 3 e far schiamazzo. Prolungare gli orari degli stand sarebbe quantomeno fondamentale. Alle 19 è ancora piena di gente la città. Almeno fino alle 21 o alle 22. Bisogna creare altri punti di sollievo alla fiera e sparpagliare un po’ di gente. I games stanno implodendo su loro stessi. Ieri si facevano le cose come in discoteca, tenendo ferme le persone. Senza contare l’infrastruttura telefonica, con tutto in tilt: chiamate, internet, bancomat. Sarebbe bello anche allestire rassegne cinematografiche e navette gratuite che facciano da spola tra i due punti piu lontani della fiera, il japan palace e il games: a piedi tra la folla ci vogliono quasi due ore».

Quali sono i personaggi dei film che vanno per la maggiore?
«Va tanto la saga dei Pirati dei Caraibi, Jack Sparrow. Poi il Signore degli Anelli, ora è un po’ in calo ma con il ritorno del Lo Hobbit ci sarà un revival. Ora è il momento dei supereroi, degli Avengers, Iron Man, Batman».

Potete ammirare Giorgia Cosplay nella sua app ufficiale per iPhone, gratis a questo link.

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