A distanza di oltre sedici anni dalla sua messa in onda, “100”, nono episodio della quinta stagione di Criminal Minds, continua a essere ricordato come uno dei capitoli più duri e sconvolgenti dell’intera serie. Andato in onda nel novembre 2009 e concepito proprio come centesimo episodio dello show, il capitolo porta a compimento la lunga storyline del Mietitore, trasformando lo scontro tra Aaron Hotchner e George Foyet in qualcosa di profondamente personale.
Fin dalle prime scene, l’episodio lascia intuire che qualcosa sia andato terribilmente storto: la narrazione si apre infatti con Hotch sottoposto a un’indagine interna e va poi a ritroso per ricostruire gli eventi che hanno portato fino a quel punto. Il vero obiettivo di Foyet, però, non è mai stato soltanto uccidere. Il serial killer ha sempre cercato soprattutto il controllo, e il rifiuto di Hotch di piegarsi alle sue condizioni ha trasformato l’agente dell’FBI nella sua ossessione principale.
Nel corso di “100”, questa ossessione raggiunge definitivamente il punto di non ritorno. Dopo aver aggredito il marshal incaricato di proteggere Haley e il piccolo Jack, Foyet riesce a ingannare la donna e a entrare in casa sua. Hotch e il resto della BAU cercano disperatamente di raggiungerla, ma il criminale ha già anticipato ogni loro mossa. È proprio qui che l’episodio assume una dimensione molto più dolorosa rispetto a un normale confronto tra investigatori e serial killer: Hotch si ritrova infatti costretto a parlare al telefono con Haley sapendo perfettamente ciò che sta per accadere, senza però poter fare nulla per impedirlo.
Prima di morire, la donna gli chiede di raccontare a Jack la storia di come si erano conosciuti, affinché il bambino possa continuare a credere nell’amore. Poco dopo, Foyet la uccide mentre Hotch e gli altri membri della squadra ascoltano impotenti dall’altra parte del telefono. La tragedia segna per sempre il personaggio interpretato da Thomas Gibson. Quando Hotch raggiunge finalmente Foyet, tutta la rabbia e il dolore trattenuti fino a quel momento esplodono in uno scontro violentissimo.
Il confronto diventa così anche il punto d’arrivo di una domanda che Criminal Minds si poneva fin dall’inizio: quanto può cambiare una persona dopo aver trascorso anni a inseguire e studiare i peggiori criminali? Secondo quanto ricordato dallo showrunner Ed Bernero, il centesimo episodio doveva tornare proprio su questo tema, mostrando il momento in cui il confine tra chi dà la caccia ai “mostri” e i mostri stessi diventa molto più sottile.
Anche per questo, ancora oggi “100” continua a rappresentare uno dei punti emotivamente più forti di Criminal Minds. La morte di Haley non viene semplicemente archiviata come una delle tante tragedie affrontate dalla BAU, ma lascia conseguenze profonde e permanenti su Hotch, sul suo rapporto con il lavoro, con la squadra e soprattutto con suo figlio.
A distanza di sedici anni, l’episodio resta quindi uno dei momenti più memorabili della serie proprio perché ribalta una delle sue certezze fondamentali: anche chi è abituato a comprendere la mente dei criminali può trovarsi completamente impotente davanti a loro.
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Foto: CBS
Fonte: Collider
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