Criminal Minds ha appena presentato il suo villain più imprevedibile degli ultimi anni
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Criminal Minds ha appena presentato il suo villain più imprevedibile degli ultimi anni

Il quarto episodio della nuova stagione intreccia un caso rituale e disturbante con l’arrivo di un nemico destinato a cambiare gli equilibri della serie

Criminal Minds ha appena presentato il suo villain più imprevedibile degli ultimi anni

Il quarto episodio della nuova stagione intreccia un caso rituale e disturbante con l’arrivo di un nemico destinato a cambiare gli equilibri della serie

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Criminal Minds: Evolution ha appena introdotto una minaccia destinata a cambiare le regole del gioco. Nel quarto episodio della nuova stagione, la serie torna a esplorare uno dei territori più inquietanti della sua lunga storia, quello dell’occulto, costruendo un caso della settimana cupo, violento e ricco di suggestioni rituali. Ma dietro l’indagine principale si muove qualcosa di ancora più pericoloso: il misterioso Fan, il nuovo antagonista che la BAU fatica ancora a decifrare.

La puntata si apre con una scena particolarmente brutale. Un uomo è costretto ad assistere all’uccisione della moglie, mentre l’aggressore pretende una confessione di eresia e porta al collo una fiala contenente sale. Quando la BAU inizia a indagare, emergono dettagli sempre più inquietanti: l’assassino aspetta che i figli delle vittime escano di casa, mette in scena una sorta di processo e sembra ispirarsi a riferimenti legati alle antiche cacce alle streghe.

La pista diventa più chiara quando l’unsub colpisce di nuovo, ma questa volta uccide il marito e lascia viva la moglie. Il filo che collega le vittime è l’infedeltà: tutti avevano avuto una relazione extraconiugale. A quel punto Rossi riesce a ricondurre il caso a un antico testo religioso medievale, associato alla persecuzione delle presunte streghe, e la squadra delinea il profilo dell’assassino: un uomo istruito, apparentemente innocuo, ossessionato da quel testo e convinto di dover punire chi tradisce.

Il dettaglio decisivo arriva quando gli agenti capiscono perché l’assassino aspetti sempre l’uscita dei bambini. L’uomo è un supplente, capace di avvicinarsi ai figli delle vittime e di ottenere da loro informazioni sulle abitudini familiari e sui tradimenti dei genitori. Grazie a questa intuizione, la BAU riesce a intervenire appena in tempo, evitando un nuovo omicidio e fermando l’aggressore. Pur non essendo il caso più complesso della stagione, l’episodio funziona per la sua atmosfera macabra e per la forza visiva del rituale.

Accanto al caso principale, la puntata continua a seguire anche la vita personale di J.J., alle prese con il rapporto con il figlio Henry e con la difficoltà di immaginare il futuro senza Will. Dopo aver scoperto che il ragazzo sta pensando di restare vicino casa per il college invece di trasferirsi in California, J.J. prova ad affrontare con lui un confronto sincero. È una storyline più intima, che conferma la volontà della serie di dare spazio anche alle conseguenze emotive vissute dai membri della squadra.

Uno degli elementi più interessanti dell’episodio è però il rapporto tra Rossi e Green. Criminal Minds non mostrava da tempo una dinamica di mentorship così esplicita, e il legame tra i due richiama in parte quello delle prime stagioni tra Gideon e Reid. Rossi incoraggia Green a formulare ipotesi, anche quando sono sbagliate, aiutandolo a mettere insieme indizi comportamentali e intuizioni investigative. Il risultato è una dinamica più leggera, ma anche significativa, che permette di vedere un lato diverso del veterano della BAU.

Il vero punto di svolta, però, riguarda il Fan. Mentre Lewis continua ad analizzare Elias Voit, quest’ultimo mostra alla squadra le pagine ricevute dal suo misterioso ammiratore. Voit capisce che non si tratta di semplici provocazioni: il Fan non ha ancora ucciso, ma sta già trasformando le sue fantasie omicide in una sfida diretta contro l’FBI. Il suo obiettivo sembra essere quello di osservare la BAU, studiarne i metodi e imparare come anticiparla.

La situazione si complica quando il Fan invia alcune foto di una donna, Laura, portando gli agenti sulle tracce del suo ex fidanzato Lance, uno stalker ossessivo e instabile. Tuttavia, J.J. e Lewis capiscono presto che Lance non può essere il vero Fan: è troppo impulsivo, troppo emotivo, incapace della freddezza e della pianificazione mostrate dall’antagonista. A quel punto emerge la vera natura del piano: Lance è stato usato come esca, un cavallo di Troia pensato per permettere al Fan di raccogliere informazioni sulle tecniche di interrogatorio e sui processi della BAU.

Il quarto episodio di Criminal Minds: Evolution funziona quindi su due livelli. Da un lato offre un caso autoconclusivo inquietante e visivamente efficace; dall’altro prepara il terreno per una minaccia molto più ampia. Il Fan non è semplicemente un emulatore di Voit: è qualcuno che osserva, studia e impara. Ed è proprio questa capacità di restare nell’ombra, mentre costruisce la propria strategia contro la BAU, a renderlo il villain più imprevedibile introdotto dalla serie negli ultimi anni.

Fonte: Collider

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