Nove miliardi di dollari persi in borsa in un solo giorno, e un esercito di spettatori indignati che ne chiedono la cancellazione: Cuties sta scatenando una vera e propria bufera su Netflix. Il film della regista Maïmouna Doucouré è stato accusato di restituire un’immagine sessualizzata delle sue piccole protagoniste. Al centro del film c’è Amy, una 11enne senegalese della banlieu parigina che, per ribellione contro la sua famiglia musulmana tradizionalista e le strette regole che impone, si unisce a un gruppo di danza del quartiere e finisce per adottare atteggiamenti da adulta.

Cuties

La protesta del pubblico ha provocato un picco nelle cancellazioni degli abbonamenti e il crollo in borsa delle quotazioni di Netflix, mentre su Twitter furoreggia l’hashtag #CancelNetflix. La frangia più indignata degli spettatori punta il dito anche sul casting del film, dove sarebbe stato chiesto a 650 ragazzine di ballare con movenze troppo esplicite davanti ai selezionatori. E aveva attirato le prime critiche anche il manifesto del film in cui le bambine compaiono in abiti succinti e pose provocanti sulla pista da ballo. 

Anche dopo la messa in onda, lo scandalo Cuties non accenna a fermarsi, nonostante la critica abbia tessuto le lodi del film e la regista Maïmouna Doucouré abbia dichiarato che la sua opera non vuole esibire il corpo delle bambine, al contrario: per lei si tratta invece di un attacco frontale all’iper-sessualizzazione delle ragazze. Il pubblico, comunque, non gradisce: fra il 9 e il 12 settembre, le cancellazioni degli abbonamenti a Netflix sono state otto volte superiori a quelle registrate in agosto. E la tempesta non sembra ancora destinata a fermarsi.

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