Con Gravity, Alfonso Cuarón ha fatto qualcosa di straordinario, tecnicamente parlando. Perché se la storia può piacere o meno, dal punto di vista della pura rappresentazione cinematografica ha scritto una nuova e importante pagina nello sconfinato universo del genere sci-fi. Il modo con cui ha messo in scena l’effetto della gravità zero, con un 3D coinvolgente, ha contribuito a cambiare una volta di più la concezione dello spazio (nel senso di cosmo) al cinema, i cui limiti, a questo punto, sono davvero sconosciuti. Il film con Sandra  Bullock e George Clooney pone infatti un nuovo ed intrigante interrogativo: c’è davvero qualcosa che la settima arte non sia in grado di rappresentare?

Il fatto che il cinema, sin dall’inizio della sua storia, abbia voluto così spesso andare nello spazio per fornire al suo pubblico un’esperienza senza precedenti non è un caso: il cosmo rappresenta il confine tra il possibile e l’impossibile sul grande schermo, confine che mai come oggi è stato così labile. Riviviamo allora, attraverso i film che abbiamo raccolto nella photogallery in fondo a questo articolo, com’è cambiata la rappresentazione dello spazio al cinema, cominciando dalla pellicola che ha cambiato tutto: Viaggio nella luna di George Méliès. «Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità»:

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