«Da brividi»: questa nuova agghiacciante serie true crime ha lasciato gli spettatori senza parole
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«Da brividi»: questa nuova agghiacciante serie true crime ha lasciato gli spettatori senza parole

Una storia angosciante e scioccante di controllo coercitivo, abuso e manipolazione, purtroppo ancora in attesa di risposte concrete da parte della giustizia

«Da brividi»: questa nuova agghiacciante serie true crime ha lasciato gli spettatori senza parole

Una storia angosciante e scioccante di controllo coercitivo, abuso e manipolazione, purtroppo ancora in attesa di risposte concrete da parte della giustizia

La docuserie true crime Death of the Pastor's Wife: il caso Mica Miller su Netflix

Il true crime continua a essere uno dei generi di punta per Netflix, che investe costantemente nella produzione di nuovi documentari e docuserie ispirati ai più famosi casi di cronaca nera del panorama internazionale. Puntualmente, questi contenuti finiscono per scalare le classifiche dei titoli più visti: è sicuramente il caso dell’ultimo uscito, intitolato Death of the Pastor’s Wife: il caso Mica Miller, che con oltre 33 milioni di visualizzazioni è da almeno tre settimane in vetta alla classifica.

La docuserie true crime in tre parti è composta da interviste e materiali d’indagine che ricostruiscono la drammatica vicenda di Mica Miller, vittima di abuso domestico da parte del marito, il pastore J.P. Miller, e apparentemente morta suicida. L’opera, accolta con recensioni positive anche da parte della critica, non intende soltanto omaggiare la memoria della donna, ma anche fare luce sulle controversie del caso, ancora tutt’altro che chiuso. La famiglia, che è stata coinvolta nella realizzazione, solleva infatti interrogativi profondi sulla classificazione della scomparsa di Mica come “suicidio” e in particolare sulla figura del marito.

La storia ha un che di sinistro fin dall’inizio, considerato che Mica, che allora portava il cognome Francis, aveva conosciuto John-Paul Miller quando lei aveva soltanto 13 anni e lui 28. All’epoca, J.P. era già un pastore evangelico, era sposato e padre di cinque figli. Mica frequentava la sua parrocchia insieme alla sua famiglia e si occupava occasionalmente dei suoi figli come babysitter. I due hanno cominciato una relazione extraconiugale diversi anni dopo, quando Mica aveva 20 anni e J.P. 35. Dopo aver divorziato dai rispettivi partner, si sono sposati nel 2017.

Nonostante J.P. abbia sempre descritto il loro matrimonio come felice e tranquillo, la famiglia di Mica racconta una storia ben diversa: quella di una relazione tossica, in cui la donna era controllata, manipolata e completamente dipendente dal marito. Questo è testimoniato anche dalle numerose richieste di separazione e divorzio presentate in tribunale da entrambi i coniugi e poi puntualmente ritirate. Nell’aprile 2024, la donna ha presentato l’ultima richiesta di divorzio e deciso di abbandonare definitivamente la casa coniugale, trasferendosi in un altro appartamento. Il 25 aprile è stato notificato a John-Paul che l’udienza si sarebbe tenuta a giugno. Il 27 aprile, la polizia ha ricevuto una telefonata da parte di Mica che affermava di aver acquistato un’arma da fuoco e di avere intenzione di togliersi la vita. La donna chiedeva ai poliziotti di geolocalizzare la chiamata così da rintracciare il suo corpo e consegnarlo alla famiglia. Il cadavere è stato ritrovato con il sostegno di un abitante del posto, che ha affermato di aver sentito «prima un grido e poi il rumore di uno sparo».

Sulla vicenda permangono ancora numerosi dubbi, alimentati dall’atteggiamento di John-Paul, che il giorno dopo ha tenuto pubblicamente un sermone annunciando la morte della moglie senza apparente turbamento, e un anno dopo si è riposato con un’altra fedele della sua chiesa. Nel dicembre 2025, l’uomo è stato indagato per cyber stalking e falsa testimonianza, e il processo è atteso entro la fine del 2026. Senza sbilanciarsi troppo, ma comunque appoggiando la posizione della famiglia, il documentario true crime su Netflix è una ricostruzione intensa ed emotiva che lascia lo spettatore scosso con immagini e materiale particolarmente difficile da guardare. Più in generale, l’opera sfrutta la tragica vicenda di Mica per esplorare la manipolazione e la coercizione che avvengono in ambito religioso, riflettendo sulle situazioni di abuso, controllo e ossessione che vengono mascherate dietro la scusa della fede.

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