Si torna a parlare di “Young Adult” a 4 mesi di distanza dall’uscita di Hunger Games: La ragazza di fuoco grazie alla nuova saga Divergent (leggi la recensione di Andrea Facchin), con protagonista Shailene Woodley. Alla Panem di Suzanne Collins Veronica Roth contrappone una Chicago ipertecnologica, che ancora sta pagando le conseguenze di una misteriosa guerra. I suoi abitanti sono classificati secondo la loro personalità: ci sono gli Eruditi, votati alla scienza e alla conoscenza; i Candidi, il cui unico credo è la verità; i Pacifici, che ripudiano qualsiasi forma di violenza; gli Intrepidi, ossia gli spericolati, che difendono la città; e infine gli Abneganti, cioè gli altruisti, che proprio per la loro dedizione verso il prossimo svolgono mansioni governative.
Le protagoniste sono due figure femminili che diventano eroine più per necessità che per scelta, ergendosi a simbolo della lotta contro il potere dominante. Di Katniss Tris (Shailene Woodley) ha la stessa spontaneità e coraggio, con quel briciolo di innocenza in più a distinguerla. Ma le similitudini finiscono qui. La storia di Divergent è permeata da atmosfere molto più adolescenziali (l’autrice dei romanzi è di classe ’88), che si addentrano in tutte quelle problematiche tipiche di questa fascia d’età, una su tutte la ricerca costante di se stessi, figlia del disagio di sentirsi sempre fuori posto. Ed è proprio questo il cuore della storia tradotta sul grande schermo da Neil Burger (Limitless). Nota bene: nel cast la presenza eccellente di Kate Winslet.
Finalmente, anticipato da un grande dibattito e da clip scandalose sulla ninfomane Joe, arriva lo scandaloso film di Lars Von Trier Nimphomaniac -Parte 1 (leggi la recensione del direttore Giorgio Viaro). Un’esplorazione della sessualità disinibita e scientifica, ironica e melò, che riesce a mettere insieme gli opposti in un racconto che non è semplicemente prurigine, come la maggior parte forse si aspetterebbe, ma un percorso, un viaggio nelle pieghe dell’anima di una donna che ha deciso di fare dell’esperienza il suo faro esistenziale. Un racconto tutto impregnato dal Von Trier’s Touch.
Arriva dal Giappone il film Premio della Giuria a Cannes, Father and Son (leggi il post di Marita Toniolo), con una storia di scambio di culle e conseguenti problemi etici. Ovvero, cosa fare quando scopri che il figlio che hai allevato non è tuo? Che altri si stanno prendendo cura del tuo sangue? Cosa fare? Cedere chi ami a degli estranei per la supposta superiorità dei legami di sangue? Tenerti il figlio allevato, rinunciando a chi hai portato davvero in grembo? Un film delicato e struggente che scatenerà il dibattito.
C’è spazio anche per la commedia in questo week end ricco di proposte assai diverse tra loro. Ti ricordi di me? È quello che chiede con una frequenza Roberto (Edoardo Leo) alla sua compagna e madre di suo figlio Bea (Ambra Angiolini) che ad ogni emozione troppo forte perde la memoria. Una commedia italiana del bravo Rolando Ravello, che ricorda molto per lo spunto lo statunitense 50 volte il primo bacio.
Chiude questa carrellata Nottetempo. Storia di un incidenteche fa incontrare tre persone (nel cast Giorgio Pasotti) che sembrerebbero non avere nulla in comune: un poliziotto intransigente, una ragazza innamorata e un cabarettista in declino. Lungometraggio di esordio del 28enne Francesco Prisco, si sviluppa come un road movie che parte da Napoli e arriva fino a Bolzano e vede il destino giocare con le vite dei tre protagonisti.
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