Chiara Iezzi non è soltanto un nome familiare per chi è cresciuto con la musica pop italiana: negli ultimi anni ha costruito, passo dopo passo, un percorso nel cinema fatto di studio, passione e voglia di raccontare storie. Conosciuta inizialmente come parte del duo Paola & Chiara, oggi Chiara si racconta in una nuova veste: quella di un’attrice appassionata, che ha scelto la formazione come base solida per affrontare ruoli complessi e sempre diversi.
Dopo il debutto nella serie Under con Gianmarco Tognazzi e il successo teen di Alex & Co., ha dato forma a una carriera sempre più sfaccettata, alternando ruoli in film come The Broken Key e Il ragazzo della Giudecca, fino alle recenti apparizioni in Unlockdown, The Solemn Vow e Mare Fuori 3, che le è valso il Filming Italy Award al Festival del Cinema di Venezia.
Oggi è nel cast de L’ultima sfida di Antonio Silvestre, dal 3 aprile nelle sale italiane. Il film, con protagonisti Gilles Rocca e Michela Quattrociocche, racconta la storia di un capitano pronto a tutto pur di salvare la sua squadra e la propria integrità, toccando temi come il riscatto, la corruzione e la forza delle scelte personali.
In questa intervista, l’attrice premiata al Best Movie Comics and Games 2024 ci racconta il suo approccio alla recitazione, il percorso di formazione da lei intrapreso, l’amore per le biografie e per il cinema — tra aneddoti da set internazionali, sogni realizzati e progetti futuri, come una sceneggiatura dedicata a Virna Lisi e un film in uscita nel 2025 accanto ad Andy Garcia e Toni Collette.

Hai iniziato la tua carriera nel mondo della recitazione grazie a una forte passione per il cinema e per la filosofia. Come si sono intrecciate queste due velleità nel tuo percorso artistico, e c’è qualche film o regista in particolare che ti ha fatto scattare la scintilla?
Il tuo debutto è avvenuto con progetti seriali come Under di Ivan Silvestrini, che poi hai ritrovato in Mare Fuori e Alex & Co., poi ti sei gradualmente spostata verso il cinema. Cosa hai scoperto di te come attrice lavorando sia nella sfera delle serie tv che nell’ambito delle produzioni cinematografiche?
Per quanto riguarda L’ultima sfida, come ti sei avvicinata al progetto?
«Sono stata chiamata dal regista e dal produttore, e mi è stato offerto questo ruolo, che è secondario ma comunque molto intrigante. Luna, il mio personaggio, è una mamma di giorno, mentre di notte gestisce un locale, quindi ho dovuto lavorare su due differenti modi di porsi. Ovviamente, non c’è un’esplorazione lunghissima del personaggio all’interno del film, ma posso anticipare che riesce in qualche modo a essere alleata in una circostanza in cui si trova il protagonista. E poi, ovviamente, è anche una mamma con tutte le caratteristiche di una mamma accogliente: quindi sì, scoprirete due lati diversi del personaggio».

La scelta di non avere riferimenti né temporali né geografici nel film sembra voler creare una storia universale. Come pensi influisca sull’esperienza del pubblico e sulla percezione del calcio come metafora della vita? Anche rispetto al tuo percorso personale, così sfaccettato.
Nel 2020 hai partecipato a The Solemn Vow e hai recitato in un film internazionale con Andy Garcia e Toni Collette, di prossima uscita. Com’è stato il passaggio a progetti internazionali? Che esperienza hai avuto?
«Sempre facendo il mio lavoro da attrice, prendo sempre in considerazione quello che ho fatto in accademia: questa è stata la mia esperienza. Ci sono tantissimi esempi di attori naturali che non hanno frequentato scuole di recitazione e che hanno dimostrato perfettamente di essere attori straordinari. Io tenevo molto all’idea di fare un percorso di studio, perché, venendo anche da un altro ambito, mi piaceva l’idea che le persone non pensassero che prendessi sotto gamba il lavoro attoriale solo per il fatto che magari sei già conosciuto».
«Io sono un po’ “nerd” in questo, mi piace dedicarmi a una cosa e andare a fondo, capire come funziona, senza che per forza la recitazione debba essere accademica. Dopo la formazione accademica, puoi anche liberarti dei metodi di recitazione e lasciarti andare, recitare come ti senti, ma conoscere delle tecniche che possono essere utili aiuta sempre. Questo mi è successo anche nel canto. Avevo una propensione naturale, ho sempre cantato, però poi sono andata a scuola perché mi piaceva esplorare di più, usare meglio la voce, sapere come potenziarla, sviluppare un aspetto tecnico che può sempre tornare utile se ti viene richiesto. Se invece dev’essere una cosa naturale, ti affidi alla naturalezza. Ma se è richiesta una capacità tecnica più importante, ovviamente, se hai una preparazione, questa ti consente — almeno nel mio caso, parlo sempre a livello personale — di affrontare meglio la situazione».
«Io, per come sono fatta, sento meno preoccupazione sul set quando sono pronta. Quando mi sento preparata, so di poter affrontare una scena, questo mi dà meno ansia e meno preoccupazione. Per me non c’è stata tanta differenza tra i progetti che ho fatto qui e quelli con attori internazionali, perché parto sempre da questi stessi principi, fondamentalmente. Certo, quando sei in presenza di attori così giganteschi come Toni Collette… Ma la grandezza di un attore non sta solo nella fama: anche Gianmarco Tognazzi, per esempio, è un ottimo esempio in grande interprete. Dal mio punto di vista, l’esperienza attoriale sta tutta nello scambio che avviene in quel momento. Penso a fare bene, mi affido anche agli altri attori, prendo ispirazione da chi ho sul set, cerco di imparare e assorbire tutto quello che posso».

Di recente hai scritto una sceneggiatura su Virna Lisi. Come ti sei approcciata alla scrittura per il cinema?
«La scrittura è qualcosa che mi viene da sempre, ho sempre scritto anche a livello musicale, e ho iniziato senza particolari aspettative. Mi piace poter raccontare delle storie attraverso il lavoro attoriale o scrivendo, e nel tempo libro mi sono cimentata nella scrittura di piccole sceneggiature di cortometraggi che avrei voluto girare, allenandomi un po’. Ho sempre amato Virna Lisi come attrice e l’aver letto un libro su di lei mi ha dato l’ispirazione per raccontare la sua storia, dalle origini alla consacrazione come attrice internazionale, come ha rivendicato una carriera europea, italiana ed è poi ritornata».
«Mi sembrava una bellissima storia da raccontare. Tra l’altro, l‘idea mi è venuta intorno al 2016, un anno in cui ho vissuto a Los Angeles per studiare e fare un po’ di esperienza. Nel tempo ho buttato giù idee, mi sono documentata, ho letto articoli, ho guardato fotografie, mi sono lasciata ispirare da quello che ho letto e dai documenti che ho visto. È stata una bellissima esperienza, sono una grande appassionata di biografie e improvvisamente mi è venuta questo desiderio di voler provare a raccontare la storia di Virna Lisi»
Quali sono i tuoi Best Movies? Ci sono film (o serie tv) che ti hanno segnato per sempre o che rivedresti all’infinito?
«Domanda difficilissima! Ma comincio con Roxanne con Steve Martin: è il film che mi ha fatto desiderare di diventare attrice. Poi Mulholland Drive, in particolare la scena dell’audizione, Il Padrino – Parte III. The Butterfly Effect con Ashton Kutcher: l’ho amato tantissimo. The Ring, il primo: girato a Seattle, mi ha colpita per l’estetica e l’intensità psicologica. The Matrix, ma in particolare il terzo capitolo: lo amo profondamente. Le onde del destino con Emily Watson. The Interpreter con Nicole Kidman, Il cigno nero con Natalie Portman, Syriana con George Clooney. Tra i titoli internazionali, anche Munich, The Good Shepherd, Le idi di marzo, La vita di Adele, Boogie Nights, Still Alice, Margin Call, La teoria del tutto, The Danish Girl, Anora, Truman Capote, Casino Royale, La ricerca della felicità e Fiori d’acciaio. Sul versante italiano, invece, La meglio gioventù, Il traditore, La grande bellezza, Il capitale umano, Suburra, I predatori, Tutte le mie notti, Mediterraneo, L’ultimo imperatore, Il primo re, La migliore offerta, Favolacce, La cicala e Il treno dei bambini.
«Per quanto riguarda le serie, mi sono piaciute molto The Undoing, con Hugh Grant e Matilda De Angelis. Poi Penny Dreadful, Ray Donovan, L’amica geniale e ovviamente Mare Fuori, oltre a due “cult” come L’ispettore Coliandro e Il principe libero. Recentemente, ho apprezzato molto Shtisel, Disclaimer, La donna del lago, Baby, Vita da Carlo, Fauda, il Gattopardo, Those About to Die».
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