Sala gremita, e come potrebbe non esserlo per il più papabile premio Oscar come migliore attore ai prossimi Academy Awards? Stipati in ogni angolo della sala tutti i giornalisti rimangono incantanti dal carisma, dall’accento del sud e dalla voce roca di Matthew McConaughey, protagonista di Dallas Buyers Club, che uscirà in Italia questa settimana (giovedì 30 gennaio) in 150 copie. Un film che parla della lotta di un uomo affetto da HIV contro il sistema delle case farmaceutiche negli Stati Uniti. Camicia nera, sbottonata senza cravatta che lascia intravedere l’abbronzatura californiana, giacca grigia, barbetta incolta e capelli perfetti senza sforzo, Matthew McConaughey ci ha raccontato la sua storia, eccone il resoconto.
Quale è stata la parte più difficile nella realizzazione di Dallas Buyers Club?
Matthew McConaughey: «La realizzazione stessa. La sceneggiatura ha girato, nel tentativo di essere realizzata, per una ventina di anni, il film è stato rifiutato circa 127 volte! Ci sono mancati i soldi anche all’inizio delle riprese. Per me la sfida più difficile è stata data dal fatto che il mio personaggio ha tanta rabbia dentro di sé, perché si scontra con una serie di opposizioni, la prima è la morte. Il mio compito è stato mostrare una serie di variazioni sul tema della rabbia, in opposizione a quello che gli è accaduto, e ho cercato di mostrare tutti questi tipi di rabbia da una differente angolatura».
Quando ha letto per la prima volta la sceneggiatura che cosa ha pensato?
MMc: «La sceneggiatura è arrivata sulla mia scrivania circa cinque anni fa, quattro anni prima che riuscissimo a organizzarlo. Non c’era assolutamente nessuno, dopo averla letta mi sono detto: “Devo partecipare a questo film”. Il progetto è slittato anno in anno e non si riusciva a realizzarlo, ma la prima cosa che ho scritto sulla copertina dello script è stato “ha le zanne” e io sono stato azzannato! L’anno buono è arrivato, non abbiamo più spostato la produzione anche se non avevamo i fondi fino a poco prima di girarla. Io avevo perso già venti chili, e alla fine lo scorso autunno siamo riusciti a girarlo. È stato un piccolo miracolo a mettere insieme i finanziamenti per poterlo girare, e alla fine ce l’abbiamo fatta».
È candidato all’Oscar insieme a un suo collega con cui ha recitato in Wolf of Wall Street…
MMc: «Ho lavorato cinque giorni al film, e i candidati agli Oscar sono Jonah Hill e Leonardo DiCaprio… perché ridete quando ho detto che è stato candidato tante volte Leonardo? (ride) Comunque vi racconto una storiella. Io ho studiato i film di Martin Scorsese, quando mi ha chiamato per propormi una parte, venti anni dopo, è stata una cosa un po’ strana, scendendo dalla macchina ho pensato: “Mi stanno portando in macchina da lui a incontrarlo!”. Martin ha una profondissima conoscenza di cinema, ama tantissimo le parti divertenti. Mi è stato offerto questo ruolo in The Wolf of Wall Street, e anche se è una scena fulmine mi sono documentato molto, ho improvvisato e provato e sono andato da lui per proporgli il personaggio, che gli è piaciuto subito! Dopo cinque riprese parlavamo in musica, solo in termini musicali e non più in inglese! È stato estremamente divertente».
Ha visto La grande bellezza? Che cosa ne pensa?
MMc: «Non ho visto il film ma ho avuto il piacere di incontrare Sorrentino ieri sera e ci siamo detti: “Ciao, e ci vediamo agli Oscar”, non è una cosa che si dice spesso nel nostro ambito!».
La sua carriera è stata molto particolare, come mai ha compiuto la scelta di abbandonare le commedie per dedicarsi a film più indipendenti?
MMc: «Circa quattro anni fa ero arrivato a un punto della mia carriera in cui ero soddisfatto, ma sentivo che volevo cercare qualcosa di più e così ho deciso di ricalibrare la mia carriera. Ho dato una scossa perché fino a quel momento mi arrivavano sceneggiature che potevo fare, quello che volevo era una sfida che mi spaventasse, un ruolo che mi facesse sentire mancare la terra sotto i piedi. Per un certo periodo, dopo tutti quei rifiuti, non mi hanno offerto più ruoli, ma mi sono detto: ” I soldi ce li ho e l’affitto lo posso pagare”, poi è nato mio figlio, così ho deciso di fermarmi. Dopo un anno sono diventato come una specie di buona idea a cui pensare per alcuni registi, non ho fatto un rebranding ma una cancellazione del marchio direttamente! Il lavoro che ho fatto in questi ultimi anni rappresenta un cambiamento, mi piace il processo di realizzazione e concentrarmi come un’ossessione sugli aspetti del mio personaggio, mi piace più fare i film che vederli!».
Perché la sceneggiatura ha ricevuto tutti questi no?
MMc: «È stato rifiutato 137 volte! Quando uno deve finanziare un film non pensa solo all’arte ma ai quattrini e se come descrizione legge “dramma sull’HIV, eroe omofobico” la produzione pensa… “Come farò a fare soldi con un film del genere?”».
Come ha fatto a perdere tutti questi chili? Circa 23!
MMc: «Mi sono dato quattro mesi di tempo, sono stato seguito da un medico, non uscivo per incontrare qualcuno al ristorante, sono rimasto a casa, ho fatto tutto con una precisione… militare!».
Com’è stato il rapporto sul set con gli altri attori?
MMc: «Conoscevo Jennifer Garner perché ci avevo lavorato prima, ci siamo conosciuti con Jared Leto il giorno dopo aver finito il film! Non avevamo tempo di parlare, né di andare a chiacchierare dopo il film, non avevamo tempo e non eravamo interessati, e questa era la cosa interessante, non finisci la scena e torni a sederti o nel trailer, non hai tempo e non hai un trailer spesso! Pensavamo solo al film».
La candidatura agli Oscar secondo lei sarebbe arrivata nonostante i 23 chili in meno? E come si sente in questo momento?
MMc: «La portata alla quale si può spingere un essere umano non rappresenta necessariamente la misura della buona arte. Spingersi molto in là può essere espressione del sé ma non significa necessariamente arte. Nel momento in cui vai a vedere il film non pensi a quanto sia diventato secco Matthew, dopo la prima scena segui il personaggio. Anche io appena ho visto il film la prima cosa che ho pensato: “Mamma mia sembro un rettile!”. Ma dopo ho seguito la storia del film, il suo impatto. Per quello che riguarda gli Oscar non vivo in un’atmosfera di aspettativa, mi sto godendo questo periodo in giro per il mondo a parlare di questo film! Condividere la storia di questo film, che mi precede. Io non faccio la promozione del film perché Dallas Buyers Club parla da solo, e io non mi stancherei neanche fra cento anni di parlarne».
