Leggi l’intervista completa su Best Movie di settembre

La sua ex lo chiamava Gollum e si è ritrovato a interpretare un mito soprannominato Super-Ratto. Il suo make-up sul set del Rush di Ron Howard è stato talmente accurato da traumatizzare un bambino. Eppure Daniel Brühl è un affascinante 35enne poliglotta, che punta alle vette di Hollywood, dopo aver conquistato l’Europa (Good Bye, Lenin!, 2 giorni a Parigi, Eva) e aver riscritto la Storia insieme a Quentin Tarantino in Bastardi senza gloria. Il suo mix di origini è da sempre croce e delizia: «Ho qualche piccola crisi d’identità ogni tanto, ma quanto meno se finiscono le opportunità di lavoro in un Paese posso sempre trasferirmi in un altro». Lo raggiungiamo durante una pausa sul set del thriller A Most Wanted Man (dove recita con Rachel McAdams e Philip Seymour Hoffman).
Nonostante il crescente successo e i diversi progetti in ballo (tra gli altri, è in fase di pre-produzione il drammatico Sils Maria, accanto a Kristen Stewart e Chloë Moretz), è evidente un approccio al lavoro estremamente umile. D’altra parte, è noto che sia un attore con i piedi ben piantati a terra. Ha addirittura aperto un tapas bar a Berlino «perché non si sa mai».
Questo mese arriva nelle nostre sale con «un ruolo da sogno» che mai avrebbe pensato di agguantare, quello dell’ex pilota di Formula 1 Niki Lauda, tre volte campione del mondo. «Non mi aspettavo che mi scegliessero… fai le audizioni con decine di attori europei e alla fine prendono sempre un americano». Ma non questa volta.

Hai incontrato Lauda a Vienna prima delle riprese. Raccontaci com’è andata.
«Non è esattamente il tipo di persona che modera le parole. Prima che partissi mi ha avvertito di portare giusto l’indispensabile, perché se non gli fossi piaciuto avrei dovuto rifare in fretta i bagagli. Fortunatamente gli sono andato subito a genio, così sono stato costretto a fare un po’ di shopping perché non avevo più niente da indossare: il giorno prima del mio volo di ritorno mi ha invitato ad assistere al GP del Brasile. Ci siamo arrivati con il suo jet privato, pilotato da Niki in persona».

Deve essere stata un’esperienza istruttiva oltre che emozionante…
«È stata formidabile. Niki si è aperto completamente e mi ha concesso di porgli domande anche molto personali. Poi in Brasile ho conosciuto Rosberg, Button, Hamilton. Ho parlato qualche minuto con Vettel e mi hanno presentato altri ex piloti leggendari come Jackie Stewart e Nelson Piquet. E come se non bastasse ho seguito l’intero Gran Premio dai box della Mercedes: uno sguardo dal “backstage”, utile per la preparazione».

Che atteggiamento avevano i piloti nei confronti di Lauda?
«Una sorta di venerazione. D’altra parte, tutti i tifosi di Formula 1 lo amano. Perché è un vero eroe. Si è sempre rialzato, non ha mai perso l’ottimismo e non mi riferisco unicamente al tragico incidente del 1976 che lo lasciò sfigurato. Lui è il tipo di persona che non molla mai.
È precipitato più di una volta, eppure possiede una compagnia aerea. Oggi è un imprenditore di successo, ma anche un quotato commentatore».

L’idea che ti eri fatto di Niki leggendo lo script di Peter Morgan ha poi coinciso con il Lauda in carne e ossa?
«Peter è un amico di famiglia di Niki ed è riuscito a ritrarlo perfettamente su carta. Quel modo intermittente di parlare… non abbiamo dovuto aggiustare una virgola».

Non è stato proprio Peter a fare il tuo nome per il ruolo?
«Sì. Sono stati lui e il produttore Andrew Eaton a propormi. Ma pensavo di non avere molte chance».

Perché eri così insicuro?
«Perché Lauda è un’icona. Ero entusiasta della sceneggiatura, ma pensavo che non sarei mai riuscito a interpretare il personaggio a dovere. Peter poi è stato un bastardo al provino. Conosce molto bene il tedesco e ha colto subito il mio ancora rozzo accento austriaco. A quel punto ho pensato di aver perso ogni possibilità. Ma dopo tre giorni ho ricevuto tre messaggi: un ottimo segnale». […]

(Foto Getty Images)

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