Dark City, il cult sci-fi sottovalutato che ha anticipato Matrix
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Un anno prima di Matrix, un altro cult sci-fi aveva già messo in dubbio la realtà (e meritava molto di più)

Prima che Neo diventasse un’icona, un altro film degli anni ’90 aveva già esplorato mondi manipolati, identità spezzate e verità nascoste

Un anno prima di Matrix, un altro cult sci-fi aveva già messo in dubbio la realtà (e meritava molto di più)

Prima che Neo diventasse un’icona, un altro film degli anni ’90 aveva già esplorato mondi manipolati, identità spezzate e verità nascoste

un primo piano di Neo in Matrix Reloaded

Quando si parla dei film di fantascienza che hanno segnato gli anni ’90, Matrix resta uno dei primi titoli a venire in mente. Uscito nel 1999, il film delle Wachowski ha cambiato il modo di pensare gli effetti visivi, l’azione e il rapporto tra cinema mainstream e immaginario cyberpunk, diventando rapidamente un punto di riferimento della cultura pop.

Tuttavia, un anno prima dell’arrivo di Neo, un altro film aveva già provato a mettere in discussione la natura della realtà con un approccio altrettanto affascinante, anche se molto meno fortunato. Si tratta di Dark City, diretto da Alex Proyas e uscito nel 1998: un noir fantascientifico cupo, visionario e ancora oggi considerato da molti appassionati un cult ingiustamente sottovalutato.

Dark City, il cult sci-fi arrivato prima di Matrix

Protagonista del film è John Murdoch, interpretato da Rufus Sewell, un uomo che si risveglia senza memoria e scopre di essere sospettato di omicidio. Nel tentativo di ricostruire la propria identità e dimostrare la sua innocenza, il protagonista finisce per imbattersi in una verità molto più inquietante: la città in cui vive non è ciò che sembra, e un misterioso gruppo noto come gli Stranieri manipola l’esistenza degli esseri umani.

Le somiglianze con Matrix sono evidenti. In entrambi i casi, il protagonista è un uomo comune che scopre di vivere in una realtà costruita e controllata da forze esterne. In entrambi i film, la domanda centrale riguarda ciò che è reale e ciò che invece è solo il risultato di una manipolazione. A cambiare, però, è soprattutto il modo in cui queste idee vengono portate sullo schermo.

Perché Dark City non ha avuto il successo di Matrix

Dark City sceglie un registro più oscuro, lento e malinconico. Il film ha un’anima noir, un’estetica opprimente e un racconto che procede come un mistero da decifrare. Matrix, al contrario, rende il suo impianto filosofico più accessibile grazie a una struttura narrativa più diretta, a un conflitto immediatamente riconoscibile e a un’azione spettacolare capace di conquistare anche il grande pubblico.

A penalizzare il film di Alex Proyas fu anche una gestione non particolarmente efficace da parte dello studio; temendo che la storia potesse risultare troppo complessa, venne inserita un’introduzione narrata che finiva per anticipare alcuni elementi centrali della trama. Anche la promozione non aiutò: Dark City venne presentato in maniera confusionaria, quasi come un horror, senza riuscire a comunicare davvero la sua identità di noir fantascientifico.

Il momento dell’uscita rese tutto ancora più difficile: il film arrivò nelle sale nel febbraio 1998, mentre Titanic dominava ancora il box office mondiale. Matrix, invece, poté contare l’anno successivo su una campagna promozionale molto più efficace, capace di giocare sul mistero e di sfruttare anche Internet per alimentare la curiosità del pubblico.

Un film da riscoprire

Nonostante il risultato commerciale deludente, Dark City merita ancora oggi una rivalutazione, non solo in quanto pellicola potente e originale, ma anche perché il suo immaginario ha dialogato direttamente con quello di Matrix. Alcuni set utilizzati nel film di Proyas furono infatti riutilizzati anche nel titolo delle Wachowski, e diversi tecnici degli effetti visivi passarono da un progetto all’altro.

Questo non significa che Matrix non sarebbe esistito senza Dark City, ma è difficile negare che il film del 1998 abbia anticipato molte suggestioni che sarebbero poi esplose nel fenomeno dell’anno successivo. La differenza è che Dark City ha scelto una strada meno immediata, più atmosferica e meno commerciale, finendo per essere ricordato soprattutto dagli appassionati di genere.

Proprio per questo, il film conserva ancora oggi un fascino particolare: è una fantascienza fatta di ombre, identità spezzate e realtà manipolate, più interessata al mistero che all’azione. Un’opera che non ha avuto il successo che meritava al momento dell’uscita, ma che continua a rappresentare uno dei cult sci-fi più affascinanti e ingiustamente oscurati degli anni ’90.

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Fonte: ComicBook

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