Nei giorni scorsi una notizia diffusa dal consiglio direttivo dell’organismo dei David aveva creato diversi malumori tra produttori e registi italiani. La pietra dello scandalo era stata la decisione, presa per votazione e in seguito alla richiesta pervenuta dal produttore Aurelio De Laurentiis (anche vicepresidente dei David), di far slittare dal 29 febbraio al 7 marzo la data entro la quale le pellicole devono essere uscite nei circuiti commerciali per poter partecipare ai David di Donatello. La querelle, portata avanti da Paolo Virzì, Sergio Rubini e con loro altri registi e produttori come Gianpaolo Letta, Fulvio Lucisano, Lionello Cerri e Angelo Barbagallo, è legata al fatto che tale spostamento sarebbe volto a favorire un unico titolo, ovvero la nuova, attesa pellicola di Carlo Verdone intitolata Grande grosso e Verdone. «Lo slittamento ad personam non è leale», aveva detto Paolo Virzì, che sta ultimando la post produzione del suo nuovo film Tutta la vita davanti, «Io e altri come Sergio Rubini usciamo pochi giorni dopo, la settimana successiva, è chiaro che siamo danneggiati, diciamo che De Laurentiis si è mosso nel suo simpatico stile da vecchio volpone e che la manovra, beh… non è stata proprio elegantissima». Il regista di Caterina va in città e N (Io e Napoleone) aveva infine dichiarato, riferendosi al film del collega: «Mi piace molto e correrò a vedere il suo film. Per come lo conosco sono certo che della faccenda non sappia nulla e che, quando sarà messo al corrente, non potrà che sentirsi in grande imbarazzo». Oggi Carlo Verdone, replicando alla polemica, ha dichiarato a Il Giornale: «De Laurentiis tiene davvero al cinema italiano». Sulla data di uscita del suo film Grande grosso e Verdone ha raccontato: «dovevamo uscire a febbraio, il film è venuto bene, molto divertente, non temo nessuno. Il 7 marzo è stato scelto per non pestare i piedi ad altri italiani, come Caos calmo con Nanni Moretti e Parlami d’amore di Silvio Muccino».

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