Ci tengono a mettere subito le cose in chiaro, Alessandro Genovesi e Fabio De Luigi, rispettivamente regista e protagonista nonché sceneggiatori di Il peggior Natale della mia vita: «Non è un cinepanettone». «Non lo è – spiega De Luigi – perché il cinepanettone è uno, è figlio di Aurelio De Laurentiis ed è una tradizione che si perpretua da anni. Questo è un film di Natale semplicemente per il fatto che il Natale è uno dei protagonisti della pellicola. Tra l’altro non esce neppure durante le feste».
Infatti, il sequel di La peggior settimana della mia vita – grande successo dello scorso anno che con i suoi 10 milioni di incasso ha contribuito alla fortunata stagione della commedia italiana – farà il suo debutto nelle sale domani.
Una commedia che riconferma l’intero cast del primo episodio – più alcune gradite new entry quali Diego Abatantuono, Laura Chiatti e il duo comico Ale e Franz: «Abbiamo accettato il ruolo ancor prima di leggere la sceneggiatura; sono amici e siamo andati subito sul sicuro» – e che ripropone la stessa formula a base di gag e risate. «Una comicità basica – nelle parole di De Luigi – che ha alcuni momenti di slapstick puro, che si mischiano e sostengono una storia più complessa, molto più corale del primo film e puntellata dai disastri che il mio personaggio immancabilmente combina». Quasi una favola, volutamente surreale e priva di qualsiasi aderenza all’attualità – «lo stesso castello disneyano che fa da sfondo all’intera vicenda vuole suggerire questa dimensione fiabesca» spiega il regista –, in cui si fa più evidente il passato teatrale di Genovesi: «L’anno scorso era la prima volta che prendevo in mano la macchina da presa, sentivo il peso dell’inesperienza e un certo timore reverenziale verso il mezzo. Quest’anno, pur non brillando di sicurezza, avevo delle certezze in più. Per cui ho cercato di cavalcare certi tratti stilistici che erano già presenti nel primo film e qui si manifestano con più forza e frequenza, vedi la frontalità, la simmetria delle inquadrature e un codice che è molto vicino a quello del teatro dal quale vengo e dove ho fatto l’attore per quindici anni». «E infatti adesso è arrivato al top della sua carriera e fa il morto» scherza Diego Abatantuono, alludendo al cameo di Genevosi nel film sottoforma di cadavere.

L’attore, divertito e questa volta parlando di sé, confessa di aver raggiunto l’apoteosi con questa pellicola: «Si girava in un luogo fresco (in Val d’Aosta, presso quella che fu la residenza estiva della regina Margherita, ndr) e di notte. E per uno che soffre il caldo (Abatantuono si presenta alla conferenza stampa con un piccolo ventilatore portatile, perennemente in funzione, ndr) e odia svegliarsi presto al mattino, non c’è nulla di più bello. Tra l’altro l’ottimismo di Alberto (il personaggio che interpreta, ndr) mi ha contagiato, mi ha cambiato a livello caratteriale, non sto scherzando. Sono stato felice di entrare a far parte di questa famiglia. Essendo socio della Colorado Film, avevo osservato da lontano e con molta invidia la lavorazione del primo film, tanto che il fatto di non essere stato coinvolto direttamente mi ha mandato profondamente in crisi, ho passato un periodo di depressione, sono stato persino in analisi (per evitare qualsiasi fraintendimento, qui sta scherzando, ndr). Poi Genovesi mi ha affidato questo ruolo e io mi sono ripreso completamente. Per me andare sul set è sempre entusiasmante e sono contento di aver contribuito a rendere il clima generale ancor più allegro e piacevole». Come confermano i sopracitati Ale e Franz, che ne Il peggior Natale della mia vita interpretano un ruolo alquanto insolito: «Diventare due truccatori di cadaveri, pardon visagisti, non è stato semplice: dovevamo lavorare su un tipo di comicità ingessata, trattenuta, quasi silenziosa e sussurrata. Divertimento puro per noi».

Sulla possibilità di un terzo capitolo delle disavventure di Paolo e Margherita, la risposta – quasi all’unisono – del cast è: «Molto dipenderà dai risultati». «Magari per questa domanda lasciamo passare il fine settimana e ci risentiamo lunedì. Adesso c’è solo tensione allo stato puro» ammette De Luigi, che non nasconde una certa apprensione per la reazione del pubblico nei confronti di questo secondo capitolo. Ma se Genovesi confessa di «aver bisogno di prendermi una pausa; adesso avrei voglia di dedicarmi ad altro, ho in mente altre storie», i due attori protagonisti ribadiscono che «l’affetto per i personaggi rimane immutato e vorremmo solo trovarci nella difficoltà di dover scegliere se fare un altro film o no». «Però sarebbe bello vedere Paolo alle prese con la bambina, vero?». «Soprattutto la bambina alle prese con un padre come lui!» è il botta-e-risposta tra Capotondi e De Luigi che, grazie a questi due film, hanno creato un affiatamento evidente sullo schermo e non solo. «Io sono nata come fan di Fabio – ribadisce a gran voce l’attrice – e trovo che abbia delle capacità interpretative uniche». «E io credo che soprattutto in questo film Cristiana sia riuscita a dimostrare di essere credibile nel suo lato più buffo. Alessandro (Genovesi, ndr) ed io, essendo padri e avendone avuto esperienza diretta, ci siamo divertiti a raccontare la maternità con degli accenti di comicità, che lei ha avuto il compito di tradurre dalla pagina allo schermo». «Vi dico solo che la colonna sonora quando arrivavo sul set era bidòn bidòn  / bidòn bidòn», si inserisce la Capotondi, cedendo però nuovamente la parola al collega. «E non è stato facile, perché lei è un uomo, lo sapete, vero? Lei è tifosa accanita della Roma, guida come una pazza: ha il suo lato maschile bello sviluppato, diciamo» ha scherzato ancora De Luigi. Subito smentito dalla partner cinematografica che ha invece confessato che la maggior difficoltà sul set è stata quella di «riuscire a portare a casa certe scene per via delle continue risate. Laura (Chiatti, ndr) ed io a un certo punto siamo addirittura state allontanate dal set, perché non riuscivamo a rimanere serie e a far concentrare gli altri, soprattutto Fabio».
(Foto: Kikapress)

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