«Deadpool è la quintessenza dell'amoralità!» Intervista a Tim Miller
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«Deadpool è la quintessenza dell’amoralità!» Intervista a Tim Miller

Il regista dello scorrettissimo cinecomic Marvel rivela i segreti del film con Ryan Reynolds, al cinema dall'11 febbraio

«Deadpool è la quintessenza dell’amoralità!» Intervista a Tim Miller

Il regista dello scorrettissimo cinecomic Marvel rivela i segreti del film con Ryan Reynolds, al cinema dall'11 febbraio

Manca poco ormai: il prossimo 11 febbraio vedremo finalmente sul grande schermo il più dissacratorio e politicamente scorretto dei supereroi: Deadpool, interpretato da uno scatenato Ryan Reynolds, in cerca di redenzione nel mondo supereroistico dopo il tonfo di Lanterna Verde. Ci siamo fatti raccontare dal regista Tim Miller la realizzazione dell’atipico hero movie e dei punti di forza di un antieroe decisamente sui generis.

Best Movie: Come hai conciliato il tuo background di tecnico degli effetti speciali con questa tua prima esperienza da regista?

Tim Miller: «Può essere che quando un direttore della fotografia, uno sceneggiatore o, come nel mio caso, un creatore di effetti speciali esordisce alla regia, gli aspetti in cui è specializzato abbiano una marcia in più. Per fortuna, però, nella produzione di un film sono coinvolte molte altre persone il cui compito è tutelare il tuo lavoro».

BM: I cinecomic sono sempre più controversi, ma si dice che Deadpool abbatterà nuove barriere. È vero?

TM: «Una volta i lettori di fumetti preferivano storie più idealizzate. Oggi, invece, i tempi sono cambiati e si richiede maggior realismo. La Marvel, in questo senso, è stata un’apripista. Nei suoi fumetti le azioni hanno delle conseguenze realistiche. La gente muore. Gli ultimi prodotti Marvel, specie quelli per la tT, sono fantastici, molto dark e violenti. Forse persino più di Deadpool, perché noi ci confrontiamo ancora con un pubblico generalista, mentre in Tv non ci sono quasi più barriere».

BM: L’idea di portare al cinema Deadpool risale a molti anni fa. Ci riassumi le fasi più salienti di questa lunga avventura produttiva?

TM: «Dopo X-Men le origini – Wolverine, in cui Deadpool è comparso per la prima volta interpretato da Ryan Reynolds, non c’era ancora l’idea di sviluppare il suo personaggio. Ryan, però, lo conosceva bene e sperava che prima o poi gli dedicassero un film. In seguito, lui e gli sceneggiatori Rhett Reese e Paul Wernick sono stati coinvolti nella stesura di una pellicola sulle sue origini. Il mio film è essenzialmente il frutto di quella sceneggiatura, con l’aggiunta di qualche modifica. Ai tempi dello script, però, i film di supereroi ancora non spopolavano, figurarsi se erano pronti per un personaggio così strano come Deadpool. Poi io ho partecipato alla lavorazione di X-Men – L’inizio e fu allora che la Fox mi ha proposto di dirigerlo».

BM: Dal trailer, sembra che tu abbia scelto un approccio più realistico rispetto a molti altri cinecomic…
TM: 
«È vero. Gli X-Men o gli Avengers sono ricchi e ben equipaggiati. Deadpool no. Come Daredevil vive in un quartiere di m***a, beve in postacci di quart’ordine e abita in un appartamento fatiscente. Questi aspetti infondono una nota di realismo al film, rendendocelo più familiare. Ciò non vuol dire, però, che non mi piaccia anche l’altra tipologia di film».

BM: Deadpool nasceva come un supercattivo che poi diventa antieroe. È così anche nel tuo film?
TM: 
«Deadpool è prima di tutto un mercenario, la quintessenza dell’amoralità. Tutto ciò che fa è determinato dai soldi. Ci sono aspetti che lo differenziano dal fumetto, ma a renderlo lo stesso personaggio è il fatto di essere mosso da motivazioni personali, anziché dal dover salvare il mondo».

BM: I suoi tratti personali?

TM: «La sua follia era presente nel fumetto e c’è nel film, come anche la sua capacità di rigenerarsi. Per fortuna abbiamo convinto la Fox a puntare su quest’aspetto delle ferite e delle cicatrici. Nella scena in cui Ryan diventa Deadpool per la prima volta, la sua trasformazione fa venire il voltastomaco. Deadpool non è solo battute e azioni tragicomiche: c’è umorismo, ma ci sono anche una storia d’amore e il dramma di un uomo che sta morendo di cancro e che è costretto a vestire i panni del supereroe contro il suo volere».

L’intervista è pubblicata anche su Best Movie di febbraio, in edicola dal-

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