«Della morte del cinema hanno colpa tanto i fan quanto i produttori», Cary Fukunaga dal Tribeca
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«Della morte del cinema hanno colpa tanto i fan quanto i produttori», Cary Fukunaga dal Tribeca

Da New York il regista che ha firmato lo sbalorditivo piano sequenza di True Detective ha parlato di IT e ha riflettuto sulla fruizione cinematografica

«Della morte del cinema hanno colpa tanto i fan quanto i produttori», Cary Fukunaga dal Tribeca

Da New York il regista che ha firmato lo sbalorditivo piano sequenza di True Detective ha parlato di IT e ha riflettuto sulla fruizione cinematografica

Cary Fukunaga ha girato la scena più amata di True Detective: a lui dobbiamo lo strepitoso piano sequenza che ha segnato la quarta puntata e, più in generale, la regia delle serie Tv, ormai lanciate in un confronto ad armi pari per qualità e cura del dettaglio con i lungometraggi.

Sul palco del Tribeca, mentre ha tenuto un intervento di un’ora e ha risposto alle domande del pubblico, questo giovane talentuoso regista, nato con il cinema indipendente, ha raccontato cosa ha significato per lui lavorare alla miniserie HBO che gli è valsa un Emmy alla migliore regia. «True Detective è stato più faticoso di quel che pensassi: una grande produzione che ha richiesto meeting su meeting. Non ci fermavamo mai, ma sono stati tutti grandiosi: un giorno Matthew McConaughey ha fatto 29 pagine di sceneggiatura».

«Quello su cui abbiamo puntato è che fosse una miniserie: nulla doveva restare in sospeso. La seconda stagione dovrà avere altri personaggi e una storia diversa, quindi l’arco narrativo doveva chiudersi necessariamente in quel numero limitato di episodi.»

Ma la curiosità dei fan è rivolta anche al suo prossimo lavoro, l’adattamento per il grande schermo di It di Stephen King: «Moriranno molti bambini, come d’altro canto accade sempre nei miei film, ma per fortuna, dopo questo, passerò a lavori più piacevoli!». E a tal proposito, il suo prossimo progetto, Beasts of No Nation, sarà particolarmente incentrato sull’infanzia. Per realizzarlo si è servito di attori non protagonisti, reclutati per strada e diventati, in poco tempo, veri professionisti. Ora che la pellicola verrà diffusa su Netflix, Fukunaga si dice entusiasta: «La vedranno potenzialmente molte più persone che al cinema, per il tema trattato c’è la possibilità che molti se ne astengano, ma credo che per il mezzo stesso di diffusione, in molti le daranno una chance e proveranno a guardarla».

In questione, per Fukunaga, c’è quella che molti ormai da tempo chiamano “morte del cinema” «quella che si sta perdendo è la cognizione che un film è stato progettato e girato in modo da essere fruito nella sala buia, accanto a persone che forse non conosciamo. Questa consapevolezza a volte ci sfugge a favore della fruizione sul nostro pc gratis. Netflix si basa sulla scelta del consumatore, e se questa scelta continuerà ad essere portata avanti, resteranno solo i cinecomic nelle sale. La più grande sfida democratica per il pubblico è questa, essere consapevoli che così facendo la fine del cinema è responsabilità tanto loro quanto di chi produce film».

Qui è possibile ascoltare l’intervento completo:

Fonte: THR, Tribeca

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