Che cos’è il destino? Qualcosa di ineluttabile cui andare incontro passivamente o qualcosa da afferrare con le proprie mani? Ha provato a rispondere Charlie Tango, regista padovano che ha diretto il cortometraggio Face to Fate (letteralmente “Di fronte al destino”) prodotto dal marchio di abbigliamento Museum (www.museumtheoriginal.com) e visibile on-line sul sito www.desiderantesmeliorempatriam.com (che riprende il motto dell’Order of Canada per sottolineare la medesima aspirazione a un mondo migliore). Un mix di live action e animazione che, attraverso un corto di 7 minuti, veicola il marchio senza diventare un vero e proprio spot. Ce ne ha parlato l’autore stesso.

Best Movie: Perché produrre un corto e non uno spot vero e proprio per pubblicizzare un marchio di abbigliamento?
Charlie Tango: Era una mia idea che all’azienda è piaciuta subito. Quello che importava come strategia comunicativa non era tanto puntare sul brand in sé quanto far passare un messaggio. Lo spunto me lo ha dato la gioventù di oggi: molti sembrano non saper scegliere mai da che parte stare, e quindi restano in balia del destino.

B.M.: Il corto è composto anche da alcune parti animate insolite…
C.T.: Sì a me piace inserire sempre elementi particolari e invece di optare sulla computer grafica qui ho preferito usare l’animazione tradizionale. Per dare un effetto diverso da quello che si vede in giro ora.

B.M.: Questo genere di operazione potrebbe rischiare di penalizzare il tocco artistico di un autore, a favore del marchio. È successo anche con Face to Fate?
C.T.: No non è successo. Non è stato neanche un grande braccio di ferro con l’azienda. Ci siamo trovati subito d’accordo sull’idea che era meglio puntare alla comunicazione di un messaggio piuttosto che del brand in sé.

B.M.: Era la prima volta che realizzavi un corto per un marchio?
C.T.: No, avevo già realizzato sempre per Museum il corto Time is up, nel 2008, in cui si affrontava un tema che sento moltissimo: quello dello scorrere del tempo. Il concetto era che noi viviamo spesso proiettati nel futuro e pensando al passato ma senza vivere il presente.

B.M.: In Face to Fate c’è una sequenza molto particolare girata sul ghiaccio, dove si vedono dei giocatori di hockey…
C.T.: Sì è una parte che mi sono divertito molto a girare è legata al fatto che Museum è anche sponsor della squadra di hockey di Cortina. Infatti abbiamo girato nel palazzetto del ghiaccio di Cortina.

B.M.: Il corto non è identificabile come un prodotto italiano, era un effetto voluto?
C.T.: Sì, il nostro obiettivo era realizzare qualcosa di particolare. Un corto che non potesse essere facilmente riconducibile a nessuna appartenenza geografica. E per renderlo più internazionale lo abbiamo girato in inglese e poi doppiato in italiano.

Per saperne di più prenotate il prossimo numero di Best Movie, sul quale troverete un articolo dedicato a Face to Fate nella sezione “A noi piace corto”. Nel frattempo potete gustarvi Face to Fate andando sul sito www.desiderantesmeliorempatriam.com

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