Diego Armando Maradona è morto. La notizia è stata diffusa dai media argentini.
Il quotidiano Clarin ha parlato di «un arresto cardiorespiratorio nella sua casa di Tigre, dove si era sistemato dopo l’intervento alla testa». La testata, nel riportare la dolorosa e triste notizia, ha titolato: “Conmoción mundial: murió Diego Armando Maradona”.
Il campione, che aveva 60 anni, dieci giorni fa era stato dimesso dall’ospedale dopo un rischioso e delicato intervento chirurgico per rimuovere un coagulo di sangue alla testa. Maradona era alle prese proprio con la convalescenza successiva all’operazione al cervello.
Ritenuto quasi all’unanimità il più grande calciatore di tutti i tempi, Maradona al talento cristallino sul terreno di gioco aveva associato una vita controversa costellata da eccessi, dipendenze e momenti sopra le righe o sull’orlo del baratro: la sua tragica imperfezione umana, unita a doti incendiarie che nel calcio non si sono più riviste con la stessa forza e prepotenza, ne hanno fatto uno degli sportivi più amati dagli appassionati di tutto il mondo (ma non solo) e un’icona senza tempo dell’immaginario popolare e del costume.
Maradona ha lasciato il segno più profondo della sua carriera al Napoli creando una storia d’amore mai interrotta col popolo partenopeo, che oggi non può che piangere affranta la sua perdita: un legame inscindibile e totale, che ha superato i confini del tifo sportivo per entrare direttamente nel cuore e nelle viscere dell’identità napoletana. Con il Napoli, dove arrivò il 5 luglio 1984 accolto da un San Paolo strapieno e festante, Maradona in sette anni conquistò due scudetti, una coppa Uefa, una coppa Italia e una Supercoppa italiana.
Il fascino di Maradona non ha lasciato immune, naturalmente, neanche il cinema. Emir Kusturiça girò su di lui il suo Maradona by Kusturiça e Paolo Sorrentino gli dedicò la vittoria dell’Oscar per La grande bellezza nel 2014. Proprio Sorrentino, tra l’altro, realizzerà un omaggio al suo idolo nel prossimo film, È stata la mano di Dio, racconto dell’infanzia del regista campano, che il giorno in cui i suoi genitori morirono per un incidente domestico si era recato allo stadio a vedere Maradona dal vivo per la prima volta. «A me Maradona ha salvato la vita – raccontò Sorrentino – Da due anni chiedevo a mio padre di poter seguire il Napoli in trasferta, anziché passare il week-end in montagna, nella casetta di famiglia a Roccaraso; ma mi rispondeva sempre che ero troppo piccolo. Quella volta finalmente mi aveva dato il permesso di partire: Empoli-Napoli».
Il titolo fa riferimento al celebre gol di Maradona contro l’Inghilterra dei Mondiali 1986, considerabile a pieno titolo il “crimine” calcistico più rilevante ed esteticamente rilevante di tutti i tempi. In quella stessa partita Maradona, che era genio e sregolatezza, firmò anche quello che viene ritenuto il gol mai siglato su un campo di calcio, divorandosi in volata la quasi totalità della squadra avversaria prima di insaccare in rete.
L’ultimo film dedicato alla figura di Maradonna è il documentario Diego Maradona, diretto da Asif Kapadia e dedicato alla vita del fenomeno soprannominato “El Pibe de Oro” (ne ve parlavamo, qui, dal Festival di Cannes dell’anno scorso, dov’era stato accolto con una serie di ovazioni a film in corso).
Foto: Denis Doyle/Getty Images
Fonte: Clarin
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