Diego Maradona, il cinema e il mito del Diez: 10 film e serie sul campione argentino
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Diego Maradona, il cinema e il mito del Diez: 10 film e serie sul campione argentino

La filmografia essenziale per rivivere la vita e l'icona del fuoriclasse appena scomparso

Diego Maradona, il cinema e il mito del Diez: 10 film e serie sul campione argentino

La filmografia essenziale per rivivere la vita e l'icona del fuoriclasse appena scomparso

Diego Maradona (2019)

La notizia della morte di Diego Armando Maradona ha sconvolto il mondo intero, lasciando spaesati e feriti tanti appassionati di calcio ma colpendo anche tantissime persone al di là delle provenienze geografiche, i tifi, le passioni e le appartenenze. Perché Maradona, dopotutto, è stato uno dei pochissimi esteti del pallone a travalicare i confini dello sport, a diventare un’icona del popolo, un simbolo di ribellione, un totem culturale, perfino religioso, ancor prima che calcistico. Nessuno, forse, è stato tutto questo tanto quanto e soprattutto come lo è stato lui. El Pibe de Oro, “il ragazzo d’oro”, come lo soprannominarono i suoi primi allenatori in Argentina, si può considerare tutt’altro che a torto l’atleta più iconico del Novecento, come testimonia l’amicizia esclusiva con Fidel Castro, il Líder Máximo cubano, che lo definì “Il Che Guevara del calcio”. Al suo livello, in questo senso, forse solo Muhammad Ali.

Maradona era infatti il portatore di un sentimento dello stare al mondo, il vettore esplosivo di una sospensione dell’incredulità che passava dal suo sinistro fatato come dagli eccessi sconsiderati dentro e fuori dal campo, che lo resero discusso e controverso ma anche così disperatamente e incondizionatamente amato, empatico, sconsiderato, fatale, imperfetto, inarrivabile, tragico, puro. A Maradona, in nome, del “ma come ha fatto?”, si perdonava tutto. È il calciatore che più di tutti ha giocato a fare Dio, fino a toccare l’empireo a mani nude e poi scivolare rovinosamente all’inferno. La sua vita e i suoi gol sono come un film. E il cinema, da par suo, non poteva certo sottrarsi alla tentazione di raccontarne il mito incendiario. Ecco, a questo proposito, un watchlist ideale a lui dedicata.

1. TIFOSI (Neri Parenti, 1999) 

L’unica prova nella fiction di Diego al cinema è Tifosi, dove l’asso argentino appare nell’episodio napoletano con Nino D’Angelo e Peppe Quintale, ladruncoli che si ritrovano a rapinare un attico che si rivolerà di proprietà proprio del loro mito Maradona. Il campione compare anche nel finale, dove sfoggia le sue formidabili doti circensi nel palleggio di testa. Il regista, nel suo ultimo libro Due palle… di Natale, ha raccontato alcuni curiosi aneddoti relativi alle riprese che anticipato qualche giorno fa in un’intervista al Fatto Quotidiano: «Accettò solo per soldi e con due patti: avrebbe deciso lui, anche all’improvviso, quando era disponibile e nessuna scena con il pallone tranne il teaser. Organizzammo due troupe, 12 ore ognuno. Io in perenne allerta. Diego era in parte conscio della sua condizione e si è scusato: gli volevano bene tutti. Appena lui arrivava, tutta la troupe si animava e cominciava a lavorare alla scena. Poi senza alcuna spiegazione e senza motivo apparente, se ne andava e tutto si fermava, e nessuno sapeva quando sarebbe ritornato…».

2. SANTA MARADONA (Marco Ponti, 2001)

Il film di Marco Ponti con Stefano Accorsi e Libero De Rienzo, oggetto di culto nel cinema italiano d’inizio nuovo millennio che ha resistito alla prova del tempo, è un compendio dell’immaginario nostrano degli anni Ottanta, un periodo storico che per molti fa rima soprattutto con le gesta napoletane di Maradona. Proprio a lui, che militò nel Napoli dal 1984 al 1991 per 7 anni folli e indimenticabili, si appoggia il titolo, che fa riferimento alla canzone omonima dei Mano Negra. Per assaporare un tuffo nostalgico in quella stagione calcistica irripetibile, ancora vivida nella memoria dei tifosi partenopei, come testimoniano le commemorazioni esplose nella giornata di ieri nel capoluogo campano, vale la pena rivederne i titoli di testa.

3. ARMANDO MARADONA (Javier Vazquez, 2007)

Presentato in oltre 25 festival internazionali, il documentario di Javier Vazquez, realizzato in pellicola 35 mm, è uno dei primi prodotti dedicati alla vita del Pibe de Oro ma anche uno dei meno conosciuti e visti, che verrà superato in scioltezza, in termini di qualità, completezza e resa complessiva, da molti lavori successivi tra cinema e serialità. Il taglio è molto incline a incensare esclusivamente le gesta sportive di Maradona, glissando sul suo faticoso privato e celebrandone l’amore incondizionato di cui è stato ricoperto e che Diego ha sempre voluto, a suo modo, restituire indietro alla gente quando e finché ha potuto. Il titolo originale, in spagnolo, presenta infatti un gioco di parole col secondo nome di Diego, Amando A Maradona (Loving Maradona).

4. MARADONA, LA MANO DI DIO (Marco Risi, 2007)

Il film di Marco Risi è l’unico biopic vero e proprio realizzato su Maradona. A interpretarlo tre attori diversi (Marco Leonardi, Abel Ayala, Gonzalo Alarcon), con un arco narrativo che va dagli esordi, vissuti in assoluta povertà, all’apice della carriera, con la vittoria del mondiale dell’Argentina nel 1976 e i due scudetti col Napoli, nel 1987 e nel 1990, passando per le turbolenze, la droga, le liti con la moglie, il fisico fiaccato e imbolsito dagli eccessi e il doping. Maradona, manco a dirlo, si dimostra però impossibile da raccontare in un film biografico canonico e schematico, e le sue gesta sul campo più memorabili, così intrinsecamente cinematografiche, vengono appiattite e private dell’epica che le accompagnava.

5. MARADONA BY KUSTURIÇA (Emir Kusturiça, 2008)

L’incontro tra Emir Kusturiça e Diego Maradona è la confessione reciproca e a cuore aperto di due uomini che si vedono, si studiano brevemente e infine si riconoscono all’istante. C’è ad esempio l’infanzia del Diez nel quartiere di Villa Fiorito, periferia povera di Buenos Aires, così simile a quella del regista jugoslavo naturalizzato serbo a Sarajevo. Maradona, secondo Kusturiça, avrebbe potuto essere benissimo l’attore di uno dei suoi film, da Gatto nero, gatto bianco Ti ricordi di Dolly Bell? passando per Papà… è in viaggio d’affari, e sarebbe stato bellissimo. Kusturiça nel dubbio se ne appropria, lo trasforma comunque nel personaggio di un suo film, più che gli orizzonti sbalordivi e controversi dell’uomo ne coglie, soprattutto, la mistica dell’immaginario. Il cognome Maradona, in fondo viene forse da “Madonna” e se non da Napoli sicuramente dal Sud del Mondo, e le sequenze che fanno più impressione sono quelle argentine della Iglesia Maradoniana, la “Chiesa di Maradona”, e quella in cui Diego canta la canzone La mano de Dios alla figlie e alla moglie. «Sai che giocatore sarei stato se non avessi tirato di coca?», dice Maradona nel film, che però si apre con un’altra frase, stavolta di Baudelaire: «Dio è il solo essere che, per regnare, non ha neppur bisogno d’esistere».

6. YOUTH – LA GIOVINEZZA (Paolo Sorrentino, 2015)

«Maradona non è morto, sta solo giocando in trasferta», ha dichiarato Paolo Sorrentino per ricordare il suo idolo, cui dedicò l’Oscar del 2014 vinto per La grande bellezza. Per Sorrentino, è stato proprio Maradona a insegnargli «cosa voglia dire realizzare una grande bellezza». Il protagonista del suo esordio, Tony Pisapia de L’uomo in più, storia di calcio dalla doppiezza e dall’ambiguità avara di redenzione ma colma di misero splendore, diceva di ricordarsi tutta la droga che aveva preso, che non è vero che la cocaina ti danneggia la memoria. Maradona nella filmografia di Sorrentino c’è sempre: è l’azzardo dello stupore imprevisto e insensato, la solitudine incancellabile e malinconica dietro ogni ammaliante gioco di prestigio che non rinnega mai, ma anzi rende manifeste fino allo stremo, la vacuità e la disperazione che l’hanno ispirato. La sua prossima fatica, È stata la mano di Dio, omaggia Maradona nel titolo e racconterà l’infanzia di Sorrentino (per il regista sarà “un film intimo e personale, un romanzo di formazione allegro e doloroso”). Il giorno che i suoi genitori morirono in una casa di montagna, il regista andò a vedere proprio il Napoli in trasferta per la prima volta, a Empoli, visto che il padre, che fino ad allora l’aveva sempre ritenuto troppo piccolo, gli aveva finalmente accordato il permesso. Sorrentino Maradona l’aveva rappresentato in Youth – La giovinezza, il suo primo film dopo l’Oscar, quello girato in maggiore scioltezza e permesso premio, con libertà menefreghista e maradoniana: l’asso argentino vi appariva come imprigionato in una clinica di lusso per star in declino (lo interpreta l’attore Roly Serrano), mentre, sovrappeso oltre ogni limite, palleggia con una pallina da tennis tesa verso l’infinito. Pensando, come dice lui, «al futuro».

7. MARADONAPOLI (Alessio Maria Federici, 2017)
 

Nel 1984 il presidente del Napoli Ferlaino riesce – agevolato da un impiegato non a caso napoletano – a comprare il più grande giocatore del mondo, Diego Armando Maradona. Da qui inizia la storia dell’avvento del numero 10 nella città partenopea, che grazie a lui sarà insignita dei massimi trofei calcistici nazionali il balsamo di una fede travolgente. Lo racconta il bel documentario Maradonapoli di Alessio Maria Federici, la visione più raccomandata per farsi largo nel culto napoletano di Maradona e capirne meglio le componenti antropologiche, fideistiche, quasi metafisiche. Il film è attualmente disponibile su Netflix.

8. DIEGO MARADONA (Asif Kapadia, 2019)

Un vero e proprio “Come eravamo” su Maradona, specie per il pubblico italiano, come recitava la nostra recensione del documentario del premio Oscar Asif Kapadia (SennaAmy), alla cui lettura completa vi rimandiamo qui. Costruito montando esclusivamente materiali di repertorio e voci fuori campo, Diego Maradona prende in considerazione solo gli anni del periodo napoletano e Kapadia sceglie come momenti cardine i due mondiali, quello vinto dall’Argentina del 1986 e quello della famosa semifinale in cui l’Italia venne eliminata ai calci di rigore, nel 1990: il primo apre la grande stagione dei trionfi di Maradona, mentre il secondo segna la fine dell’idillio con il pubblico italiano, scatenando, secondo la tesi sposta dal doc, una caccia all’uomo mediatica e giuridica. La genesi del film nasce nel 1981, quando il primo agente di MaradonaJorge Cyterszpiler, lo fece seguire da due cameraman argentini per realizzare un film su di lui, accumulando centinaia di ore di materiale che Kapadia ha usato insieme a filmati amatoriali (la famiglia ha messo a disposizione 500 ore) e d’archivio. Prodotto da Channel 4 e ora disponibile su Netflix.

9. MARADONA IN MESSICO (2020)

L’oggetto audiovisivo più recente dedicato a Maradona, che lo coglie nel periodo professionale più vicino nel tempo e dunque immediatamente precedente alla sua morte, è questa docu-serie in sette episodi, anch’essa disponibile su Netflix, che lo segue in veste di allenatore di una squadra di serie B messicana, il Dorados de Sinaloa. Siamo a Culiacán, la città del noto narcotrafficante El Chapo, creando un nuovo punto di congiunzione ideale tra Maradona e la più grande sanguisuga e maledizione della sua vita: la cocaina. 

10. MARADONA: SUEÑO BENDITO

Maradona ha compiuto 60 anni lo scorso 30 ottobre e Amazon Prime Video, per l’occasione, aveva diffuso le prime immagini di Maradona: Sueño bendito, prima serie autobiografica autorizzata da Maradona in persona. In cantiere dal 2018, la serie sarà il primo prodotto audiovisivo di richiamo a uscire dopo la morte del Diez ed è stato girato tra Argentina, Spagna, Messico e Italia. Nei 10 episodi previsti Maradona sarà interpretato da tre attori diversi: Nicolás Goldschmidt per quanto riguarda la giovinezza del Pibe, Nazareno Casero negli anni dell’apogeo calcistico e Juan Palomino dopo il ritiro. 

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