In occasione del debutto italiano di Biancaneve e i sette nani in Blu-ray (da domani anche in versione Dvd), abbiamo incontrato Brian Sibley, scrittore, autore radiofonico, ma soprattutto autorevole storico dell’animazione di nazionalità inglese, che ha dedicato gran parte dei suoi studi proprio alla Disney e ai suoi classici. Tra le sue pubblicazioni spiccano The Disney Studio Story e Mickey Mouse: His Life and Times; ma anche Chicken Run: Hatching the Movie; The Aardman book of 3D Film-making. Ma in Italia, è conosciuto soprattutto per altri due testi: Il signore degli anelli. La trilogia cinematografica e Il signore degli anelli. La guida ufficiale al film.

Best Movie: Ci sono voluti tre anni affinché Biancaneve e i sette nani venisse alla luce. Può raccontarci qualche aneddoto sulla lavorazione?
Brian Sibley: «Molti degli artisti che lavorarono con Disney e che ho personalmente incontrato ricordano soprattutto come tutto ebbe inizio. Nel 1934 Disney invitò a cena i suoi collaboratori. Ad un tratto, durante il banchetto, si alzò in piedi e per due ore intrattenne i commensali con una pantomima della celebre fiaba dei fratelli Grimm, di cui intendeva portare sul grande schermo un lungometraggio. Mimò proprio tutto, dai dialoghi alle canzoni e indicò i punti in cui esse dovevano essere inserite. Quando gli animatori si alzarono da tavola, non avevano la minima idea di come avrebbero realizzato quel film, ma volevano farlo più di ogni altra cosa. Biancaneve fu un sogno, una visione. L’energia e l’entusiasmo di Disney furono così contagiosi, che i suoi impiegati lavorarono al progetto per tre anni, praticamente 24 ore su 24».

BM: Qual è il segreto del successo di Biancaneve?
Brian Sibley: «È impossibile per noi, nel 2009, capire l’impatto che questo film ebbe nel 1937. Questa pellicola scioccò gli spettatori, che non erano abituati a vedere film d’animazione che durassero più di sette minuti, ma soprattutto non erano abituati a ridere, piagere o a spaventarsi con i cartoons come per un “film dal vero”. La stessa doppiatrice di Biancaneve (curiosamente un’italiana, Adriana Caselotti, interpretò la versione originale, ndr) mi ha confessato tempo fa come fu commovente questa esperienza. Il film fu una rivoluzione… Senza contare la freschezza e l’immediatezza delle immagini: era molto più sofisticato di qualunque altro cartone visto fino ad allora. Per questo ha lasciato il segno nella storia del cinema».

BM: Quali sono gli altri film d’animazione della Disney che hanno lasciato il segno e perché?
Brian Sibley: «Pinocchio, Bambi, Fantasia e La bella e la bestia. Il primo, al di là della storia, ai tempi (1940, ndr) superò i limiti dell’epoca per la qualità dell’immagine. Pensate agli effetti sott’acqua e alla caratterizzazione dei personaggi… Bambi, invece, è tecnicamente uno dei film più belli e meglio realizzati: ha degli sfondi multicolore straordinari. Fantasia, d’altra parte, fu un progetto molto coraggioso: Disney tentò qualcosa di mai sperimentato prima. Infine, La bella e la bestia rappresentò per la sua epoca qualcosa di molto simile a Biancaneve negli anni Trenta. Disney non attirò al cinema solo i bambini, anzi, erano le famiglie, i genitori a voler andare a vedere il film. Inoltre Belle, la protagonista, non è una ragazzina, è una donna matura. Tutto il film è “più grande”. La tensione drammatica raggiunge livelli impressionanti e il film diede un nuovo indirizzo all’animazione Disney!».

BM: Quali aziende hanno segnato i passi più importanti, oltre a Disney, nel campo dell’animazione?
Brian Sibley: «Gli studi Pixar senza alcun dubbio. Da Toy Story in poi, Pixar è riuscita a realizzare qualcosa di molto simile a quello che aveva fatto Disney in precedenza. Dalla cura dei personaggi al peso dato alle emozioni. Ormai oggi lo dicono tutti, dando molto per scontato, ma è senz’altro vero che John Lasseter sia il Walt Disney dei nostri giorni… D’altra parte egli lavorò per Disney e apprese tantissimo».

BM: Nell’ultimo anno il 3D è esploso al cinema, coinvolgendo anche l’animazione. Ora, però, Disney arriva in Italia con un film 3D, A Christmas Carol e un tradizionale classico 2D, La principessa e il ranocchio. I cartoons continueranno, dunque, a viaggiare sul doppio binario?
Brian Sibley: «L’animazione non è un genere, ma un linguaggio a sé stante, nato parallelamente al cinema dal vero e che a sua volta è suddiviso in categorie, in generi veri e propri: i disegni animati, lo stop-motion, il motion capture, la computer grafica e le ultime evoluzioni del 3D. L’animazione continuerà a essere tutte queste cose».

BM: Quale pellicola vincerà l’Oscar come Miglior film d’animazione alla prossima edizione della manifestazione?
Brian Sibley: «Senza alcun dubbio Up. La storia e i personaggi sono incredibili e per la prima volta l’animazione grafica ha raggiunto un livello impareggiabile rispetto al passato. Basti pensare alle espressioni e ai movimenti dei due protagonisti!».

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