La prima ad accorgersene sul serio è Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany (1961). Occhiali scuri modello Manhattan oversize, firmati Oliver Goldsmith. Il personaggio di Holly Golightly li indossa anche all’alba, come una diva che si nasconde perché non sa ancora chi vuole essere. Sono enormi, teatrali, eppure delicati. E diventano leggenda.
Un anno dopo, nel 1962, un altro paio di occhiali, rossi, a forma di cuore, fa la storia, ma in un modo diverso. Non compaiono mai nel film, eppure sono l’immagine che tutti ricordano. Sue Lyon in Lolita di Kubrick posa per la locandina con quel modello di marca sconosciuta sugli occhi e un lecca-lecca in bocca. L’erotismo adolescenziale diventa un’icona pop. Il resto lo fa la censura.
Ma gli occhiali non sono solo femminili. Nel 1968, Steve McQueen, nel ruolo del miliardario annoiato di Il caso Thomas Crown, lancia un modello destinato a fare scuola: i Persol 714 pieghevoli, con lenti blu e aste flessibili. In sella a una dune buggy o mentre gioca a polo, McQueen non li toglie mai. È elegante, distante, inaccessibile. Come dovrebbe essere ogni ladro perfetto. Nel 1969, Peter Fonda prende la via opposta. In Easy Rider, è un biker idealista con i Ray‑Ban Olympian I ben piantati sul naso. Lenti sfumate, struttura metallica leggera, perfette per guardare l’orizzonte dell’America on the road. Ma siamo al tramonto dell’Era dell’Acquario e stanno arrivando i cupi anni ’70 con il loro buio interiore. In Taxi Driver (1976), Robert De Niro è Travis Bickle, reduce solitario che guida per le strade di New York. A nascondere il suo sguardo e i suoi demoni interiori un paio di American Optical FG-58, un paio di occhiali da sole molto comuni tra i soldati americani in Vietnam.

Gli anni ’80, invece, li aprono John Belushi e Dan Aykroyd in The Blues Brothers (1980). Una giacca, nera, un paio di pantaloni, neri, una cravatta, nera, un cappello, nero, e un paio di occhiali… scuri. Dan Aykroyd non li toglie mai, John Belushi in una sola scena (memorabile). Sono un loro simbolo identitario e portano ben impresso sulle lenti il marchio Ray-Ban. I Wayfarer cominciano a entrare nella leggenda. La consacrazione arriva però con un ragazzino di belle speranze: Tom Cruise, che nel 1983, in Risky Business balla in mutande e camicia sulle note di Bob Seger. La Ray-Ban, in crisi in quel periodo, risorge e i Wayfarer passano da 18.000 paia venduti in un anno a 360.000 pezzi in pochi mesi. Il miracolo si ripete nel 1986 per un altro modello, i Ray-Ban Aviator, sempre per merito di Cruise che lo indossa in Top Gun. Boom di vendite. Da questo momento in poi, l’eroe americano ha le lenti a goccia, proprio come Sylvester Stallone in Cobra (1986), dove interpreta il poliziotto più spietato della West Coast. Gli occhiali? Ray‑Ban Outdoorsman: metallo robusto, doppio ponte, lenti a specchio azzurre dai riflessi impenetrabili.
Arrivano gli anni ’90 ma la Ray-Ban continua a dominare incontrastata nel mondo del cinema. Tarantino mette vari modelli del marchio (Clubmaster, Predators e gli immancabili Wayfarer) sul volto dei suoi “cani da rapina” in Le iene (1992), mentre nel 1997 l’agenzia governativa più stilosa della storia dei Men in Black (Will Smith e Tommy Lee Jones) sceglie i Ray‑Ban Predator 2. “Black suits with the black Ray‑Bans on”, canta Will Smith. E anche qui, vendite a raffica. Un anno dopo, Johnny Depp si immerge nella follia lisergica di Paura e delirio a Las Vegas. I suoi Ray‑Ban Shooter, con ponte circolare e lente gialla, non sono una scelta di stile, sono parte dell’allucinazione.

Alla fine del secolo, invece, a dominare la scena sono i protagonisti di Matrix (1999). A parte Neo, che ne indossa un paio espressamente progettati per il film, quelli dell’agente Smith, di Trinity e di Morpheus sono Blinde pesantemente modificati (i modelli originali sono, rispettivamente, Cube, Stealth e Morpheus). Dal 2006 al 2021 è il James Bond di Daniel Craig a dettare le regole e si divide tra Ray-Ban, Barton Perreira e Tom Ford.
E poi si arriva all’oggi: Challengers (2024). Zendaya, nei panni di Tashi Duncan, è regina del tennis e della tensione e di una serie di occhiali da sole pazzeschi, tra Persol (3287), Ray-Ban (Orion) e, soprattutto, degli straordinari Breccia di quella che è, personalmente, la mia marca di occhiali preferiti, Jacques Marie Mage. Insomma, di scelte ne avete per mettervi un paio di occhiali da sole e ricordatevi che vi garantiranno sempre più carisma e sintomatico mistero, come direbbe Battiato.

