Dal nostro blogger a Pechino, lo sceneggiatore e produttore Gianluigi Perrone.
Decisione completamente inaspettata e ingiustificata dal Sarft, organo di censura di cinese, che inizialmente dà il visto al film di Tarantino e all’ultimo momento ci ripensa, bocciandolo. Sconvolgente anche alla luce del massiccio e costosissimo battage pubblicitario fatto qui nella capitale, e presumibilmente anche nelle altre città del Paese. Nelle principali fermate metro della città maxischermi davano in loop (letteralmente) il trailer del film (guardate le foto qui sotto), facendo pensare a incassi pazzeschi.
Dato l’integralismo autoriale, giustissimo, di Tarantino, qui si sono inventati una nuova forma di censura. E dopo i tagli mastodontici subiti da Cloud Atlas, dopo quelli insignificanti a Skyfall, e le versioni alternative di 21 and Over e Iron Man 3, addirittura con scene girate ad hoc, su Django Unchained ecco arrivare la censura in post produzione. Non stiamo parlando dell’opacizzazione alla giapponese (zone dell’immagine sfocate fino ad essere illeggibili), ma semplicemente di un abbassamento degli highlights sul colore del sangue, per attenuare la sensazione di violenza. Questo aveva concesso Tarantino, e sembrava bastavre a far uscire il film nelle sale, catalizzando una quantità di denaro mai vista.
Invece il denaro, quello della promozione, è finito nella spazzatura, visto che all’ultimo minuto, proprio oggi mentre scrivo, la commissione ha cambiato idea. Fatto gravissimo non solo ideologicamente, ma soprattutto economicamente, visto che non conferisce alcuna sicurezza alle distribuzioni (come Sony China) e di fatto uccide i rapporti distributivi tra le nazioni. La censura cinese non è nuova a tali, improvvisi colpi di testa. Il caso di Looper, quando il film non era ancora uscito, aveva generato decine di cloni produttivi incentrati sui viaggi nel tempo, per la realizzazione di altri film di fantascienza. Tuttavia il governo, dopo qualche mese, aveva comunicato che anche i viaggi nel tempo erano un tema proibito, “contronatura”, mandando all’aria decine di progetti pronti per essere girati, con ulteriore perdita di denaro.
Quello che avviene per Django Unchained è ancora più grave visto che accade proprio alla vigilia di un festival come quello di Pechino, molto vicino al Sarft, che parte coi presupposti di interlacciare rapporti con le produzioni internazionali. Se pensiamo che un festival di grande tradizione come quello di Sitges fu boicottato, ingiustamente, dalle major a causa della legge sul doppiaggio imposta dalla regione Catalunya (una certa percentuale dei film deve essere doppiata in catalano, anche se non lo parla nessuno), non riusciamo immaginare che reazione possa avere il mercato a una notizia come questa. Intanto ho telefonato a un amico che si occupa qui di intermediazione con il Sarft. Stay tuned perchè scopriremo in esclusiva le vere motivazioni.
UPDATE 1 – La versione ufficiale per il blocco del film è stata inizialmente “motivi tecnici”, ma si è poi saputo che era una notizia falsa fatta filtrare volutamente. Inoltre alcune proiezioni mattutine hanno mostrato il film prima che si attivasse il blocco. In certi casi sono state fermate dopo un minuto tra lo sconcerto degli spettatori: risulta dal botteghino che 716 cinesi sono stati esposti a Django.
UPDATE 2 – Steve Elzer della Sony sta trattando per risolvere la cosa e fare in modo che il film esca.
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