Con la conclusione ormai imminente di Stranger Things, la quinta stagione si trova davanti a una scelta narrativa che potrebbe ridefinire l’eredità emotiva dell’intera serie. Dopo le rivelazioni di Volume 2 – dal vero piano di Vecna al ruolo dei bambini rapiti, fino alla natura sempre più chiara dell’Upside Down – resta un solo episodio per chiudere una storia iniziata nove anni fa. Le aspettative sono altissime, così come la sensazione che il finale non potrà evitare un prezzo da pagare.
Finora, la stagione 5 ha sorpreso per la relativa parsimonia con cui ha gestito le morti. Un approccio insolito per una serie che ha sempre usato la perdita come leva emotiva fondamentale. Ma questa apparente calma sembra più una preparazione che una vera inversione di rotta. Il tono dei trailer, gli sguardi dei personaggi – in particolare quello di Dustin – e l’escalation del conflitto con Vecna suggeriscono che il colpo più duro debba ancora arrivare.
Per gran parte della sua durata, Stranger Things ha seguito una regola non scritta ma chiarissima: evitare di uccidere i protagonisti principali e concentrare il sacrificio su personaggi secondari, spesso introdotti nella stessa stagione. Tutto ha avuto inizio con Barb, la prima vittima simbolica della serie, diventata un’icona suo malgrado. Da lì in avanti, Bob Newby, Billy Hargrove ed Eddie Munson hanno incarnato la stessa funzione narrativa: personaggi amati, entrati rapidamente nel cuore del pubblico, eliminati per alzare la posta in gioco senza spezzare il gruppo centrale.
Questa tradizione ha funzionato a lungo, garantendo a Stranger Things un equilibrio delicato tra trauma e continuità. Ma ora la serie non ha più bisogno di proteggere il futuro. Non ci saranno altre stagioni, né nuove dinamiche da preservare. Proprio per questo, il finale rappresenta l’occasione perfetta per rompere definitivamente quella regola.
In questo contesto si inserisce Derek Turnbow, probabilmente il personaggio nuovo più riuscito della stagione 5. Introdotto inizialmente come una figura sopra le righe, quasi caricaturale, Derek si rivela presto intelligente, coraggioso e sorprendentemente lucido. La sua ironia, il suo sangue freddo e la sua capacità di affrontare Vecna senza perdere completamente il controllo lo hanno reso uno dei personaggi più apprezzati dai fan in pochissimo tempo.
Sulla carta, Derek sarebbe il candidato ideale per perpetuare la tradizione: nuovo, amatissimo e narrativamente sacrificabile. Eppure, la sua morte appare improbabile. Stranger Things non ha mai davvero osato fino al punto di uccidere un bambino in modo esplicito e definitivo, soprattutto uno così centrale dal punto di vista emotivo. Farlo nel finale rischierebbe di trasformare la conclusione in qualcosa di eccessivamente cupo, minando il senso di speranza che la serie ha sempre cercato di preservare, anche nei momenti più oscuri.
Se qualcuno dovesse cadere tra i personaggi di supporto, è più plausibile che la scelta ricada su figure presenti da più tempo, come Mr. Clarke, Kali o Vickie. Personaggi con un legame emotivo già consolidato, la cui perdita avrebbe un peso reale ma non stravolgerebbe completamente l’equilibrio narrativo. Ma anche questa soluzione potrebbe risultare insufficiente per un finale che promette di essere il più grande e definitivo della serie.
Ed è qui che Stranger Things sembra puntare a qualcosa di più radicale. Tutti gli indizi portano verso una tragedia di scala maggiore, una rottura netta con il passato: la possibile morte di Eleven. Kali insiste sul fatto che solo un sacrificio definitivo possa spezzare il ciclo e chiudere per sempre il collegamento con l’Abisso. Una prospettiva terribile, ma coerente con il percorso della serie, che ha sempre legato il destino di Hawkins a quello di Eleven.
Se Eleven sopravvivesse, il mondo non sarebbe comunque salvo. Hawkins resterebbe vulnerabile e il governo continuerebbe a inseguirla, nel tentativo di replicare ciò che lei e Henry rappresentano. Dal punto di vista narrativo, il suo sacrificio avrebbe un peso devastante ma anche una logica interna difficilmente ignorabile: chiudere la storia lì dove è iniziata, con il personaggio che più di tutti incarna il confine tra i due mondi.
Dopo nove anni passati a colpire i personaggi “aggiunti”, Stranger Things potrebbe quindi scegliere di infrangere la sua tradizione più dolorosa proprio sul finale, spostando il trauma dal contorno al cuore della storia. Non più una perdita pensata per far soffrire il pubblico per una stagione, ma una ferita definitiva, capace di dare un senso conclusivo a tutto il percorso della serie.
Se davvero qualcuno dovrà morire, questa volta potrebbe non essere un personaggio destinato a diventare un simbolo postumo, ma uno dei volti che hanno definito l’identità stessa di Stranger Things. E sarebbe, nel bene e nel male, il modo più coerente di dire addio.
Fonte: ComicBook
