Black Mirror è tornata. Gli episodi della settima stagione della serie distopica creata da Charlie Brooker sono su Netflix da ieri, 10 aprile 2025, e molti fan hanno passato sicuramente la serata a fare bingewatching delle puntate – potete leggere QUI la nostra recensione. Altrettanto probabilmente, c’è chi questa notte non è riuscito a dormire benissimo proprio perché ha visto uno degli episodi più strazianti e inquietanti di Black Mirror da molto tempo a questa parte: Gente comune.
Attenzione: contiene spoiler sulla puntata 7×1 di Black Mirror
Diretto da Ally Pankiw e interpretato da Rashida Jones (che molti ricorderanno in Parks and Recreation o in The Office), racconta la storia apparentemente normale di una coppia costretta ad affrontare alcuni problemi di salute: quando ad Amanda viene trovato un tumore al cervello che sembra destinarla alla morte cerebrale, arriva in suo soccorso un’azienda chiamata Rivermind, che propone al marito Mike una rivoluzionaria tecnologia neppure troppo costosa che può ridargli sua moglie. Le viene quindi installata una parte di cervello sintetica, collegata in rete ad alcuni server che le consentono di tornare alla sua vecchia vita… o quasi.
Come in ogni episodio di Black Mirror che si rispetti (e che soprattutto ne rispetti lo spirito originale), l’uso della nuova tecnologia prende presto una piega oscura e angosciante. Inizialmente Amanda è solo costretta a dormire di più la notte, per consentire al sistema di aggiornarsi, poi però iniziano i veri problemi. Amanda inizia infatti a dire frasi delle quali non è cosciente, che riguardano prodotti e oggetti di consumo inerenti alla conversazione che sta avendo in quel momento: sono pubblicità che il sistema veicola tramite di lei, causandole non pochi problemi sul lavoro e a casa.
Per rimediare, i coniugi sono costretti a passare al pacchetto plus (capite già dove vogliamo arrivare) che blocca le pubblicità, ma costa molto di più. Per fare fronte alle spese, Mike è costretto a unirsi alla gig economy e raccogliere denaro su un sito in cui alcune persone pagano per vedere l’utente umiliarsi o farsi del male in vario modo (dal bere la propria urina a perverse richieste anali). Il tracollo è dietro l’angolo quando Rivermind li informa che è stato aggiunto un altro pacchetto premium (il plus ora è diventato lo standard) che consente però di regolare i livelli di felicità e di altre emozioni tramite controllo su app.
Il finale è molto triste: non potendo più far fronte alle spese anche a fronte del licenziamento di Mike, Amanda è costretta a tornare al pacchetto base con le pubblicità e la sua vita è ormai rovinata, al punto da decidere di porvi fine. A farlo concretamente è il marito, che la soffoca con un cuscino prima di andare (a quanto sembra) a suicidarsi in diretta streaming. Raramente Black Mirror ha lasciato addosso sensazioni così con un episodio…
Si tratta come evidente di una satira nera, nerissima sul mondo dello streaming che probabilmente farà venire voglia a molti di disdire l’abbonamento Netflix, Prime Video, Disney+ e via dicendo. Negli ultimi dieci anni, da quando cioè è esploso il settore dell’intrattenimento streaming, i prezzi sono aumentati parecchio e piattaforme come quella che ospita Black Mirror hanno davvero introdotto pacchetti sempre più costosi per evitare agli utenti di dover guardare pubblicità durante la visione di film e serie. Per questo Gente comune è così triste: trasla l’esperienza streaming in un contesto medico nel quale chiunque farebbe il possibile per pagare la cifra necessaria, ma allo stesso tempo è difficile non pensare che sia un sistema schifoso pensato solo per estorcere sempre più denaro agli utenti.
Voi cosa ne pensate? Vi è piaciuto il primo episodio della settima stagione di Black Mirror? Diteci la vostra, come sempre, nei commenti.
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Foto: Netflix
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