Deve essersi divertito un mondo a interpretare Dalton Trumbo. Lo si capisce nel momento in cui Bryan Cranston si presenta all’intervista: sembra quasi sia rimasto nel personaggio. Persona solitamente posata con la stampa, l’attore stavolta concede generosamente sorrisi, freddure, vezzi da istrione. Da consumato uomo di spettacolo qual è, probabilmente sa bene di dover “vendere” un film con un budget piccolo come quello di Jay Roach e soprattutto un personaggio sfortunatamente poco conosciuto come Trumbo, straordinario sceneggiatore di capolavori come Vacanze romane e Spartacus, che divenne vittima del maccartismo negli anni ’40 a causa delle sue convinzioni politiche radicalmente liberali. E se c’è uno che può far finalmente conoscere al grande pubblico Dalton Trumbo, questi è proprio Bryan Cranston…

Best Movie: Com’è stato interpretare una figura così debordante come quella di Trumbo?
Bryan Cranston: «Paradossalmente un personaggio così per un attore è più facile da avvicinare, perché il suo modo “pittorico” di porsi è più semplice da rappresentare con la mimica. Trumbo è pieno di sfumature, qualche volta anche elusivo, così nel momento in cui sentivo di non capirlo perfettamente potevo sempre appoggiarmi ai gesti, dato che era un uomo che amava intrattenere gli altri, far ascoltare la sua voce. Attraverso le ricerche e varie chiacchierate con sua figlia ho impostato un’ossatura esterna grazie alla quale ho filtrato ogni notizia che imparavo su di lui».

BM: È un film a suo modo duro. Qual è la sequenza più forte secondo te?
B.C.: «La scena di nudo, quando Trumbo viene portato in prigione… Abbiamo girato un full frontal, con tutta l’umiliazione che la procedura di controllo comporta per un detenuto. In quei momenti viene strappata via tutta l’umanità che una persona possiede, non solo gli abiti. Non importa quale sia la tua educazione, il tuo livello economico, la tua esperienza o tutto il resto: una volta spogliati siamo tutti uguali».

BM: È stata una scena impegnativa da girare?
B.C.: «Mostrare la freddezza di quel protocollo, effettuato da una guardia a cui non importa niente di chi tu sia, era molto importante per Jay (Roach, il regista, ndr) e me. È stato faticoso, ma perché ho provato quelle sensazioni, non per il nudo in sé. Non so per quale motivo alla fine sia stato in parte tagliato, mi piace pensare che forse avrebbe potuto distrarre il pubblico (sorride, ndr)… Ricordo che per combattere la tensione ho iniziato a scherzarci sopra, usando battutacce come quella che ho appena fatto».

BM: Dalton Trumbo trovava l’ispirazione nella vasca da bagno. Tu dove la trovi?
B.C.: «Non ho bisogno di un posto specifico. Può arrivare da dovunque, talvolta da fatti di cui siamo semplici testimoni. Invecchiando sono sempre più interessato alle esperienze, cerco di crearmi costantemente l’opportunità di farne di nuove. Questo vale sia in quanto attore sia nella vita reale, come quando ad esempio ho convinto mia moglie a traslocare dalla casa dove abbiamo cresciuto i nostri figli. Le nostre vite non sono contenute in un luogo ma in noi stessi, ci sono arrivato col tempo. Trumbo era una persona molto pragmatica, aveva enormi problemi alla schiena perché non si riguardava. Fumava e beveva troppo, non mangiava né dormiva in maniera appropriata. Per alleviare il dolore faceva lunghi bagni caldi, così cercava di adoperare al meglio il tempo in cui se ne stava sdraiato nella vasca. Oggi lo chiamano multitasking…».

BM: Perché hai scelto di incarnare un personaggio così radicale nelle sue convinzioni politiche?
B.C.: «C’è una frase nel film che Trumbo dice a John Wayne: “Abbiamo entrambi il diritto di sbagliare. Posso non essere d’accordo con le tue idee, ma entrambi abbiamo il diritto di esprimerle”. Voleva che le sue opinioni non venissero represse. Si può non abbracciarle, per carità, ma reprimere non è storicamente nella tradizione americana. In un altro momento del film Trumbo si appella al primo emendamento della nostra Costituzione perché fare domande sul credo religioso, politico o altro, è anticostituzionale e antiamericano. È un film piccolo, non un blockbuster, ma è anche una storia “precisa” e con un messaggio ancora più importante. Sono cose che succedono ancora oggi negli Stati Uniti, bisogna porvi un freno, trovare un equilibrio tra diritto dei cittadini e diritto di chi governa. Altrimenti è un regime totalitario, è fascismo».

Leggi l’intervista completa su Best Movie di gennaio, in edicola dal 24 dicembre

© RIPRODUZIONE RISERVATA