Dragon Ball Super avrebbe raggiunto la perfezione se solo avesse modificato questo dettaglio
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Dragon Ball Super avrebbe raggiunto la perfezione se solo avesse modificato questo dettaglio

Un problema strutturale ha condizionato l’intera serie, nonostante idee forti e momenti riusciti

Dragon Ball Super avrebbe raggiunto la perfezione se solo avesse modificato questo dettaglio

Un problema strutturale ha condizionato l’intera serie, nonostante idee forti e momenti riusciti

Dragon Ball Super è un anime profondamente divisivo. Molti dei problemi che i fan gli rimproverano sono strutturali, legati alle sue premesse narrative e alla sua collocazione temporale. Eppure, proprio per questo, Super è anche una serie che avrebbe potuto essere sistemata con relativa facilità. Non servivano rivoluzioni radicali, ma un ritorno a ciò che aveva reso Dragon Ball e Dragon Ball Z opere così durature: solide fondamenta narrative, personaggi in evoluzione e storie con conseguenze reali.

Dragon Ball Super avrebbe potuto avvicinarsi a un vero capolavoro se fosse stato scritto seguendo più da vicino la filosofia narrativa di DBZ. Alcuni archi narrativi avrebbero richiesto interventi profondi per raggiungere il livello delle saghe dei Saiyan o di Freezer, ma anche senza una riscrittura totale sarebbe bastato applicare gli stessi principi di base: centralità dei personaggi, posta emotiva chiara e un uso del tempo come strumento narrativo, non come limite.

Il successo di Dragon Ball Z non si fondava soltanto su combattimenti iconici e momenti di puro hype. Toriyama, soprattutto nella fase più matura del manga, dava priorità alla costruzione del racconto: personaggi con traiettorie riconoscibili, rapporti interpersonali significativi, temi ricorrenti e una tensione costante, bilanciata da un umorismo volutamente infantile ma mai distruttivo. Anche quando la qualità non era uniforme, DBZ manteneva una forte identità e una sensazione di progressione continua.

Un elemento spesso sottovalutato è il passaggio del tempo. Dragon Ball inizia con Goku bambino e si conclude con lui nonno: decenni scorrono all’interno della storia, permettendo ai personaggi di cambiare, crescere e ridefinirsi. Non esiste un vero status quo fisso, e alcune saghe si chiudono con cambiamenti radicali che influenzano direttamente ciò che segue. È proprio questa fluidità a rendere il mondo di Dragon Ball vivo e imprevedibile.

Dragon Ball Super, al contrario, nasce schiacciato da una linea temporale rigida e da protagonisti ormai “completi”. Goku e Vegeta hanno poco spazio per evolversi davvero, ed è per questo che molte saghe finiscono per affidare il peso emotivo a personaggi esterni come Trunks del futuro, Broly, Granolah o Merus. Il problema non è l’introduzione di nuovi volti, ma il fatto che il cuore della serie resti immobile.

Applicare la filosofia narrativa di DBZ a Super significherebbe prima di tutto ridistribuire il focus. Gli archi iniziali possono restare relativamente leggeri, ma avrebbero bisogno di conflitti personali più forti e di protagonisti con qualcosa da dimostrare. Personaggi come Goten e Trunks, ad esempio, offrirebbero possibilità narrative molto più ricche rispetto a Goku e Vegeta in questa fase della storia, permettendo di costruire tensione, insicurezze e relazioni significative.

Anche saghe ambiziose come quella di Future Trunks soffrono per una gestione dilatata e ripetitiva, che spreca potenziali sviluppi emotivi. Una maggiore integrazione dei personaggi nel lungo periodo, anziché reset narrativi continui, avrebbe dato un senso più forte alle tragedie raccontate. Un vero punto di svolta avrebbe potuto essere l’introduzione di un grande salto temporale, capace di rimescolare le carte prima del Torneo del Potere, restituendo al mondo di Dragon Ball quella sensazione di cambiamento costante.

Non a caso, Dragon Ball Super: Broly è spesso considerato il miglior prodotto con il marchio Super. Il film applica in modo naturale le regole narrative di DBZ: tensione reale, personaggi coerenti e una storia che nasce direttamente dalle conseguenze dell’arco precedente. Allo stesso modo, alcune saghe del manga scritte in gran parte da Toyotarou riescono ad avvicinarsi di più allo spirito toriyamiano, pur rimanendo imperfette.

Il vero problema di Dragon Ball Super è quindi la sua occasione mancata. Non è un buon anime, e il manga riesce solo in parte a migliorare la situazione. Ma ciò che lo rende davvero frustrante è quanto fosse semplice renderlo grande. Con più attenzione ai personaggi, al tempo che passa e a storie capaci di lasciare segni duraturi, Super avrebbe potuto essere un degno erede di DBZ, invece di restare un capitolo confuso e inferiore persino ad altri esperimenti controversi del franchise.

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Fonte: CBR

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