Emmy Rossum interpreta Bulma in Dragonball Evolution , film tratto dalla celebre serie manga di Akira Toriyama. Il suo personaggio  è una giovane ragazza dai capelli blu e dall’intelligenza sorprendente, con una passione smisurata per i ragazzi. Nel film, Bulma affianca Goku nella ricerca delle sette sfere del drago per impedire al malvagio Piccolo di conquistare il mondo. Per interpretare al meglio il suo personaggio, Emmy Rossum ha dovuto sottoporsi a un duro allenamento, imparando a sparare, a combattere e a guidare ad alta velocità. Ecco l’intervista:
   
Com’è stato andare in Messico per realizzare questo film basato su un manga così popolare?
«E’ stato incredibilmente eccitante e anche un po’ inquietante all’inizio, sapendo quanto i fan adorino questo manga. Ma anche motivante perché raccontavamo una storia che molte persone volevano vedere. Io interpreto Bulma, che è una donna intelligente e decisa, pronta all’azione ma anche portata ad annoiarsi. è stato molto divertente calarsi nei suoi panni ed ero veramente entusiasta del personaggio. è una donna forte, potente, sicura, impertinente e decisamente sexy».

Il suo personaggio è molto importante, non è vero?
«Bulma è una scienziata intelligentissima che lavora alla Capsule Corporation, una società diretta da suo padre. Lei è chiaramente la ragazza più intelligente del mondo e non ha nessun timore di dichiararlo apertamente a tutti. Crede veramente di poter fare qualsiasi cosa meglio degli altri. Se una persona dicesse così del mondo sarebbe assolutamente ridicolo, quindi penso che sia questo che generi la comicità del ruolo. Nel manga, Bulma è pazza per i ragazzi, una caratteristica che in parte conserva anche nel film. E’ per questo che è così interessante. E’ divertente vedere una ragazza incredibilmente intelligente e ben addestrata all’uso delle armi, ma completamente ossessionata dai ragazzi. Penso che sia una combinazione fantastica, che la rende una personalità estremamente interessante».

Qual è il rapporto di Bulma con Goku, interpretato da Justin Chatwin, e con il personaggio di Chow Yun-Fat, Muten?
«Il mio rapporto con Justin Chatwin è come quello tra fratello e sorella e quindi comprende anche una certa dose di discussioni familiari. E’ veramente divertente. Buona parte della mia comicità dipende dal rapporto con Muten (Chow Yun-Fat). è un vecchio eccentrico, ma molto saggio e divertente. Noi abbiamo un rapporto simile a quello che i personaggi vivono nel manga. I protagonisti sono tutti impegnati in questa avventura per trovare le sfere del drago, ognuno con le proprie ragioni personali, ma poi scoprono che c’è un grosso pericolo per il mondo e che stanno fronteggiando un nemico terribile, Piccolo. Così tutti devono modificare i loro scopi, che in origine erano piuttosto egoisti».

In cosa consiste il viaggio di Bulma?
«Nel manga lei cerca le sfere del drago, perché trovandole potrà veder esaudito il suo desiderio più caro, che nel suo caso è quello di avere il ragazzo perfetto. Invece nel nostro film lei vuole trovare tutte le sfere del drago perché ritiene che unendole potrà dare origine a una fonte di elettricità senza limiti e sarà in grado di fornire energia a tutto il mondo. E’ una scienziata e un’inventrice incredibile, un genio assoluto».

Lei ha un’importante formazione accademica, avendo studiato per un po’ alla Columbia University. Quindi dovrebbe avere delle buone basi per interpretare questa giovane donna brillante…
«Sì, sono portata verso le scienze e lo studio, e a scuola ero bravissima in matematica. Però stranamente non ero così brillante in letteratura inglese, cosa che non ha senso perché ora sono molto creativa, compongo canzoni e recito. Ritengo che Bulma sia molto più simile a me di quanto voglia ammettere. Entrambe siamo persone che puntano in alto. Ma all’università ho scoperto, mentre studiavo inglese e francese, che ci sono tante persone intelligentissime. Ci saranno sempre centinaia di individui più brillanti di te».

Tornerà al college?
«Non so, non l’ho terminato e per tanti motivi mi piacerebbe farlo, ma forse no, perché ritengo che l’istruzione prosegua anche fuori dal college. Per esempio, quando ero a Durango (Messico) per realizzare questo film, ho imparato molte cose sulla cultura, le ricette e la storia messicana, così come ho studiato la loro architettura. Sono veramente fortunata ad avere un lavoro che mi permette di viaggiare in tutto il mondo. Ovunque vado imparo tante cose sulla storia e sulle culture. E’ un tipo di apprendimento molto più viscerale di quello che si ha nel college, quando, per esempio, ti trovi in Egitto a vedere le Piramidi».

Quali sono state le sfide maggiori del film?
«Io dovevo essere il più forte possibile. L’aspetto fisico del ruolo era impressionante. Dovevo imparare come guidare una motocicletta senza uccidere nel frattempo Justin Chatwin. E’ stato fantastico».

Quant’azione c’è in questo ruolo?
«C’è tantissima azione. Anche se Bulma nel manga originale non è la combattente più brava, era molto importante per Jim Wong, il nostro regista, che io fornissi chiaramente la sensazione di essere una guerriera. E devo dire che diventare una guerriera per il ruolo mi ha veramente cambiato. Non è una cosa che si può fingere, cambia il modo in cui cammini, pensi e parli. Questa forza è chiara in ogni piccolo gesto che fai. Così abbiamo affrontato un rigoroso programma di addestramento. Tutto il cast si è allenato in gruppo con dei professionisti e con degli stunt che lavorano per la società 87Eleven. Siamo diventati veramente forti, e fare tutto questo insieme ci ha reso un gruppo unito di veri guerrieri». 

Cosa ha imparato?
«Ho dovuto imparare il tai chi e personalmente mi sono addestrata con i marines per sparare. Il mio personaggio è esperto in armi, quindi avevo tre pistole. Sono andata in un poligono di tiro con i ragazzi ed è stato veramente fantastico, nonostante nella realtà io sia assolutamente contraria a ogni tipo di violenza. Ma mi è piaciuto tirar fuori il mio lato maschile. Oltre a imparare ad andare in motocicletta, dovevo anche sparare con una mano sola, mentre con l’altra ero impegnata a guidare».

Quanta sicurezza le ha fornito questo allenamento?
«Mi ha fatto sentire molto potente. E’ stata una grande sfida, ma anche molto eccitante».

Ci sono stati dei momenti in cui ha avuto paura?
«C’era una scena con una macchina che vola, una delle invenzioni di Bulma per la Capsule. Era un Hummer modificato, decisamente militare all’interno, con degli spigoli fatti di acciaio, così tutti ci siamo feriti alla braccia. Dovevamo girare una sequenza in cui cado dalla macchina e qualcuno tenta di salvarmi. Ho preso diverse botte e le mie costole erano piene di lividi. Ma non posso proprio lamentarmi perché è stata un’esperienza fantastica. E’ proprio uno spasso».

Qual è il suo aspetto nei panni di Bulma?
«Ho i capelli blu e sono veramente elegante, perché Bulma si preoccupa molto del suo aspetto. Lei indossa sempre abiti firmati e io avevo una tuta in lattice, che è anche un completo da guerriera, estremamente rigida e con dei grandi stivali da combattimento. E’ stato veramente divertente avere quell’aspetto e usare la mia immaginazione per diventare Bulma».

Come si sente nel rappresentare un’importante pin up su Internet per i maschi adolescenti che adorano il suo personaggio e la vera Emmy Rossum?
«E’ fantastico, veramente un piacere. La speranza è che io potrò godermi il fatto di essere sexy per i prossimi quindici anni della mia vita. Se i ragazzi pensano che io sia tale, mi godrò questa sensazione il più possibile».

Qual è stata la cosa più interessante per lei nella realizzazione di questo film?
«E’ stato straordinario far parte di questa pellicola che è basata su una serie di enorme successo. è una cosa che le persone sono vogliono vedere, perché è divertente e pieno di avventure. Un film è per sempre, quindi io un giorno sarò in grado di mostrarlo ai miei figli, così come la gente potrà farlo vedere ai loro ragazzi. Penso che sia fantastico far parte di una pellicola come questa, completamente diversa da tutto quello che ho fatto in passato».

Lei ha sempre un aspetto magnifico. Ha una grande fiducia a questo proposito?
«Non più di ogni altra ragazza. Penso che ogni ragazza abbia dei giorni in cui si sente bene e altri in cui è giù. Ci sono delle giornate in cui non voglio togliermi il pigiama. Ma per quanto riguarda la dieta e il fitness, io cerco di mantenermi in salute, sebbene la scorsa notte abbia mangiato del cioccolato, che era talmente buono che non riuscivo a fermarmi. Un bel problema! Ma di solito faccio molti esercizi e mangio proteine e verdure».

Ora che non è impegnata con l’intensità delle arti marziali, come si mantiene in forma?
«Ballo e mi piace correre perché è un momento in cui ascolto il mio IPod e nessuno può infastidirmi. Corro fuori o sul mio tapis roulant».

Può parlarci del suo stile di abbigliamento?
«Per la vita di tutti i giorni amo indossare delle cose accessibili e semplici acquistate nei negozi come H&M e Top Shop. Amo i jeans della Privacy e di Paige Premium Denim. Per gli eventi del red carpet non dobbiamo comprare i vestiti, ma li prendiamo a noleggio, una cosa molto divertente. Io amo Chanel, Dior, Valentino, Badgley Mischka, Versace e Dolce e Gabbana. è come essere Cenerentola. Ti devi vestire e poi l’abito torna a casa a mezzanotte, mentre tu ti trasformi in una zucca. Ma è veramente eccitante. E’ un piacere indossare dei vestiti così belli».

Qual è il suo approccio alla fama e alla celebrità?
«Non lo trovo per nulla semplice. Ritengo che tutti quelli che dicono “voglio essere famoso perché è stupendo” siano dei pazzi o dei bugiardi. è un po’ strano, anche perché nell’accezione corrente di celebrità puoi essere conosciuto per qualsiasi cosa, che sia la pornografia, essere una modella o la presentatrice di un programma di cucina. Poi, l’altro lato della medaglia è che puoi essere famosa perché sei un’attrice fantastica come Nicole Kidman o Brenda Blethyn. Penso che l’idea attuale di celebrità sia molto diversa da quella che esisteva quando sono cresciuta. Io da piccola andavo matta per Olivia De Havilland e Grace Kelly».

E’ interessante che queste fossero le sue attrici preferite quando cresceva…
«Mia madre mi ha avuta quando aveva 39 anni e ora ne ha 62. Non era una madre giovane, così mi ha mostrato delle pellicole che amava e che aveva visto quando era piccola. Sono cresciuta osservando i film con Shirley Temple e altri classici. La mia idea della notorietà è qualcosa di molto glamour e distante dalle stelle che non incontri mai e che fanno cose irraggiungibili. Penso che sia molto piacevole ed eccitante quando le persone vengono da me e mi dicono che hanno apprezzato un film che ho fatto o una canzone che ho scritto. E’ magnifico, ma penso comunque che la notorietà sia qualcosa di strano».

Quanto è ambiziosa e decisa?
«Io sono decisa e penso che dipenda dal bisogno di sopravvivere. Non avevo molto quando sono cresciuta, perché mia madre era una donna single. è una fotografa e quando avevo dodici o tredici anni, lei si è fatta male lavorando. Dopo aver viaggiato molto è scesa da un aereo con una protezione per il collo e non è riuscita a lavorare per anni. Quindi io ho immediatamente detto che, anche se avevo solo 13 anni, eravamo due persone in questa famiglia e io avrei lavorato e sostenuto la mia famiglia. Così ho fatto e penso che sia così che è nata la mia determinazione. Questa esperienza mi ha reso forte. Mia madre è una grande ispirazione per me. Noi abbiamo vissuto molte avversità in un appartamento che era rappresentato da una stanza da letto, ma siamo sopravvissute e lei è stata magnifica. Era molto rigida e amorevole con me, e io ho vissuto un’infanzia meravigliosa. Siamo ancora molto legate».

Lei ha lavorato con dei registi importanti. Quali sono stati i momenti più importanti per lei a questo riguardo?
«Mystic River e Il fantasma dell’opera sono state esperienze significative. Non sarei dove sono adesso se questi registi non si fossero presi un rischio con me. Clint Eastwood è stato meraviglioso. Solo da poco ho accettato di chiamarlo Clint, visto che finora lo avevo sempre chiamato Signor Eastwood. Lui continuava a correggermi e mi diceva “no, solo Clint”. Lo ammiro tantissimo. E’ difficile non essere in soggezione con una persona così talentuosa e che è alto quasi due metri. E’ una sorta di gigante gentile, un uomo fantastico, un benefattore e un musicista fantastico. Lui interpreta anche una canzone alla fine del suo ultimo film, Gran Torino. Ha composto tutte le musiche di Mystic River ed è anche un magnifico musicista jazz».

Ha cantato con lui?
«Io ero talmente in soggezione nei suoi confronti che non mi sono mai spinta fino a quel punto. Mi sentivo intimidita anche solo per il fatto di stare su quel set».

Lei ha tanti talenti. Quanto è importante cantare in questo momento della sua vita?
«Sono molto concentrata sul comporre musica e cantare. Proprio ora sto realizzando un secondo album ed è un modo magnifico di esprimere se stessi». 

Ha una grande disciplina. Riesce a rilassarsi e ad avere del tempo libero?
«Rilassarsi per me significa stare a casa la sera per più tempo. Ma se vado fuori, amo il bowling, il karaoke e cavalcare. Amo anche cucinare e la scorsa sera ho fatto dei fantastici muffin alla ciliegia. Cucinare è un modo artistico di esprimersi».

Quali sono i suoi sogni?

«Ora sono molto più aperta a tutto. Non ho un piano, ma amo fare quello che cattura la mia immaginazione. Per prima cosa devo fare un provino e ottenere le parti che voglio. Penso che avere dei sogni sia fantastico, ma se sono troppo precisi rischi di chiuderti in una gabbia e non poter sfruttare delle nuove opportunità. Io sono interessata al teatro, alla televisione, a diversi tipi di film, alla beneficenza e a tante altre cose. Voglio partecipare a dei progetti a cui sono interessata e procurarmi il cibo da mettere in tavola per me e per i miei cani».

Che cani possiede?
«Ho un chihuahua chiamato Sugar, bianco con delle macchine nere, e un Yorkshire Terrier che pesa meno di due chili e si chiama Cinnamon».

Altri obiettivi?
«In futuro mi piacerebbe avere una famiglia. Crescendo, la mia piccola famiglia è stata una grande fonte di forza e felicità per me, anche se si trattava semplicemente di me e di mia madre. Ma io ho sempre voluto creare quello che avevo in mente: una famiglia più tradizionale, una madre e un padre, due bambini e un golden retriever. Non so quanto sia realistico in quest’epoca, o se sia necessario. Forse non lo è, chi lo sa, ma è il mio sogno».

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