Quella del 7 Agosto 1974, a New York, sembrava una mattina rumorosa e frenetica come tante. Teste basse e passi svelti, verso il lavoro, sui marciapiedi di Manhattan. Chi però quel giorno guardò in alto, verso la vetta delle Torri Gemelle, rimase col naso all’insù per 45 minuti.
Un ragazzo francese di nome Philippe Petit (e piccoletto lo era davvero) percorse infatti i 60 metri di cielo che separavano le torri del World Trade Center sospeso su un cavo, a 400 metri di altezza, senza reti di protezione, senza cavi di sospensione o altri congegni in grado di salvargli la vita. Se qualcosa fosse andato storto sarebbe morto. Petit, in quei tre quarti d’ora, ripetè il percorso non una, ma otto volte. Peccato che nel ’74 nessuno avesse ancora inventato i telefonini con le loro telecamere a portata di mano. Di quell’impresa infatti ci sono pochissime immagini in bianco e nero e nessun filmato. Ora però Robert Zemeckis, il geniale regista di film come Cast Away e Forrest Gump, ha deciso di raccontare questa incredibile storia in The Walk, che vede Joseph Gordon-Levitt nei panni di Petit, Ben Kingsley in quelli del mentore Papa Rudy, e l’attrice canadese Charlotte Le Bon a interpretare la fidanzata di Petit, Annie.
Il film è un adattamento della biografia del funambolo, Toccare le nuvole, dalla quale nel 2008 venne tratto anche il documentario Man on Wire, di James Marsh, che vinse l’Oscar (vedi box nella pagina seguente). Una delle ragioni per cui non ci sono molte testimonianze di quel record (imbattuto e tristemente imbattibile dopo l’attentato dell’11 settembre) è che quello che Petit fece, lo fece illegalmente. La sua impresa era assolutamente non autorizzata e infatti, una volta sceso dal filo e dalle torri, venne arrestato. Fu rilasciato senza accuse solo dopo un accordo che prevedeva un’esibizione aerea per i bambini, gratuita, a Central Park. Nella sua vita verrà arrestato più di 500 volte.
Girato in live-action 3D, il film è sconsigliato a chi è debole di cuore. A Cancun, dove ho incontrato Gordon-Levitt, ho avuto anche modo di provare le sensazioni di quell’impresa con la realtà virtuale. Inforcati gli occhiali ho tentato un primo passo sul filo. Già al secondo ero sopraffatta dalla paura…

Best Movie: Tu come hai fatto a non aver paura?
Joseph Gordon-Levitt: «Quella dell’altezza non è fra le mie personali fobie. Mio padre però ne è terrorizzato, e ho visto il film con lui. Ha urlato tutto il tempo».

BM: Ma hai dovuto camminarci davvero sul filo, anche se non a 400 metri d’altezza?
JGL
: «Prima ho imparato a camminare a pochi centimetri da terra, poi gradualmente ho alzato il cavo. Le scene del film sono state girate a circa quattro metri di altezza, che non è certo paragonabile all’impresa di Petit, ma sono quei metri in più che fanno la differenza. Le sensazioni fisiche cambiano completamente. Il mio corpo, a quattro metri, era più rigido, io ero più ansioso, anche se avevo addosso i cavi di sicurezza, anche se non mi poteva accadere nulla, quattro metri sono molto diversi da quei pochi centimetri iniziali».

BM: Con la pratica sei riuscito a rilassarti un po’?
JGL: «Sì certo, fare pratica serve molto, ma da questa esperienza ho capito una cosa: non abbiamo tutto questo controllo della nostra mente. Avere i cavi di sicurezza addosso, continuare a ripetermi che non sarebbe successo niente se avessi perso l’equilibrio, non è servito. Mi chiedevo perché continuavo ad aver paura. E sono arrivato alla conclusione che era perché non si possono controllare le emozioni. Non si può controllare la paura».

BM: E Petit ebbe paura? Gliel’hai chiesto?
JGL: «Credo che sia stata proprio la paura a fargli portare a compimento un’impresa così epocale come la traversata delle Torri Gemelle. Vide una cosa impossibile e si mise in testa di dire al mondo che lui l’avrebbe resa possibile. Credo che se l’avesse considerata fattibile avrebbe rinunciato, anzi non ne sarebbe stato proprio attratto. Era la paura a farlo concentrare così tanto in quello che stava facendo, a guidarlo».

BM: Gli equilibristi nascono al circo, ma Petit non ci lavorò mai.
JGL: «No, mai, e non nacque da una famiglia circense. Questa circostanza fa capire che certe passioni, certe vocazioni non hanno nulla a che fare con il tuo retroterra, con la familiarità. Le hai e basta».

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Foto: Getty

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